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Smart working, cambia tutto: informativa obbligatoria sulla sicurezza o scattano le sanzioni

L'entrata in vigore della Legge n. 34/2026 trasforma l'informativa sulla sicurezza per il lavoro agile in un obbligo perentorio annuale. Ecco cosa rischiano i datori di lavoro che omettono la consegna del documento.

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Persona che lavora in contesto casalingo con laptop 123RF

Da ieri, 7 aprile 2026, datori di lavoro e HR non hanno più scuse: la mancata consegna annuale dell’informativa scritta sulla sicurezza per chi lavora in smart working diventa un illecito penale punibile con l’arresto fino a quattro mesi e multe che sfiorano i 7.500 euro. La nuova legge sulle PMI trasforma quello che era un adempimento formale in un obbligo perentorio monitorato con estrema severità.

La fine di un’era

È il momento di dimenticare la flessibilità interpretativa che ha accompagnato il lavoro agile dal 2017 a oggi. Con l’entrata in vigore della Legge n. 34/2026 (la cosiddetta legge annuale sulle PMI), lo smart working “entra ufficialmente nell’età adulta”, portando con sé responsabilità molto concrete.

Se prima l’invio dell’informativa sui rischi era spesso considerato una pratica burocratica di second’ordine, da oggi il Testo Unico sulla sicurezza (Dlgs 81/2008) non ammette distrazioni.

Il legislatore ha deciso di intervenire duramente perché la gestione della sicurezza fuori dalle mura aziendali è rimasta per troppo tempo in una zona grigia.

Non si tratta solo di inviare un PDF una volta nella vita, ma di instaurare un processo di aggiornamento continuo che protegga sia il dipendente sia l’azienda da brutte sorprese legali.

Cosa rischia il datore di lavoro

Le cifre e le conseguenze non sono trascurabili. Il nuovo regime sanzionatorio è stato aggiornato e reso più pesante dai recenti decreti direttoriali.

Chi omette di consegnare l’informativa scritta con cadenza almeno annuale rischia l’arresto da due a quattro mesi. Sul piano economico, la sanzione pecuniaria oscilla tra 1.708,61 euro e 7.403,96 euro.

Per capire l’entità del cambiamento, basta guardare al passato recente: fino a poco tempo fa, il tetto massimo delle sanzioni era decisamente più basso.

Questa impennata riflette la volontà di equiparare totalmente lo smart worker al dipendente in ufficio sotto il profilo della tutela sanitaria.

Se un lavoratore è attivo da remoto nel 2026, l’azienda deve poter dimostrare di aver inviato l’informativa entro gli ultimi dodici mesi. In caso contrario, l’illecito scatta immediatamente.

Focus sui rischi: dai videoterminali alla postura

Ma cosa deve contenere questo documento per essere a norma? Non basta un testo generico.

L’informativa deve dettagliare i rischi generali e quelli specifici della prestazione remota. Il punto focale rimane l’uso dei videoterminali. Chi passa otto ore al giorno davanti a un monitor in cucina o in uno studio di fortuna è esposto ad affaticamento visivo, disturbi posturali e, tema caldissimo per le generazioni più giovani, allo stress lavoro-correlato.

La Fondazione Studi Consulenti del Lavoro ha recentemente sottolineato che, non essendoci un controllo diretto del capo ufficio sulla postazione domestica, l’informativa diventa l’unico strumento per “educare” il lavoratore.

In questa nuova visione partecipativa, il dipendente diventa responsabile della propria salute, ma solo se è stato correttamente istruito dal datore di lavoro su come gestire pause, illuminazione e seduta.

Come mettersi in regola

Per evitare di finire nel mirino delle ispezioni, le imprese devono adottare un sistema di gestione documentale che garantisca la prova della consegna. L’obbligo riguarda il lavoratore agile e anche i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (RLS).

È importante notare che la periodicità annuale è il requisito minimo: se le modalità di lavoro cambiano drasticamente, l’informativa va aggiornata e rispedita.

Molti consulenti del lavoro stanno già distribuendo modelli standardizzati che integrano le novità della Legge 34/2026, permettendo alle PMI di allinearsi rapidamente.

La chiave per dormire sonni tranquilli è trasformare questo obbligo in una routine aziendale, esattamente come la revisione dei budget o il controllo delle scadenze fiscali. La sicurezza non è più un optional da remoto, ma un pilastro della conformità aziendale contemporanea.