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SCIENZA

La storia commovente dell'elefantino Agbaibor a cui non avevano dato speranze

Trovato solo nel parco di Okomu, l'elefante Agbaibor è diventato il simbolo del primo storico intervento di salvataggio e riabilitazione di un cucciolo di foresta in Nigeria.

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Cucciolo di elefante in movimento 123RF
  • Nel parco nazionale di Okomu, in Nigeria, un cucciolo di elefante della foresta è stato salvato in condizioni disperate e reso simbolo di tutela faunistica.
  • Il recupero ha richiesto cure veterinarie urgenti, supporto diagnostico a distanza e una rete di ranger e specialisti coordinati anche via WhatsApp.
  • Oggi Agbaibor cresce accudito da cinque custodi e prepara il ritorno in natura, mentre la sua salvezza protegge anche un habitat minacciato.

Nel parco nazionale di Okomu, un’area protetta nel sud della Nigeria, il piccolo elefante della foresta Agbaibor ha segnato un punto di svolta fondamentale per la tutela della fauna locale. Rintracciato da un lavoratore di una piantagione mentre vagava in solitudine a circa otto mesi di vita, il piccolo si trovava in una condizione critica, totalmente incapace di sopravvivere senza il latte materno e la protezione del proprio gruppo. La sua scoperta ha dato il via al primo salvataggio di un elefante in Nigeria, trasformando una squadra di ranger specializzata in pattugliamenti anti-bracconaggio e contrasto al disboscamento in genitori adottivi temporanei, capaci di affrontare un’emergenza complessa grazie a un coordinamento costante con esperti internazionali.

Un’emergenza clinica gestita in rete

I primi momenti dell’intervento si sono rivelati estremamente drammatici per via delle precarie condizioni fisiche del cucciolo.

Debilitato, privo delle energie necessarie per reggersi in piedi e colpito da un grave crollo ipoglicemico, l’animale rischiava di cedere allo stress della separazione e alla disidratazione.

In quel frangente critico, il supporto diagnostico fornito a distanza dalla consulente Liz O’Brien si è rivelato decisivo. I ranger hanno inviato un veicolo a un’ora di distanza per recuperare i veterinari di una piantagione vicina, i quali hanno somministrato al piccolo fluidi e destrosio per via endovenosa, monitorando la glicemia ogni ora per due giorni consecutivi.

La riabilitazione nutrizionale ha richiesto lo sviluppo di una miscela specifica composta da latte in polvere, cocco e avena cotta, calibrata per garantire il corretto apporto energetico.

In questa fase delicata, la tecnologia della comunicazione ha svolto un ruolo chiave: un gruppo di messaggistica istantanea su WhatsApp ha permesso al personale sul campo e agli specialisti in Zambia di scambiare dati clinici, inviare riscontri e ricevere indicazioni veterinarie in tempo reale.

L’importanza dell’impronta sociale e della cura continua

Per la specie Loxodonta cyclotis, caratterizzata da dimensioni inferiori e orecchie più arrotondate rispetto alle popolazioni della savana, l’aspetto sociale è determinante tanto quanto l’alimentazione.

In natura un cucciolo non rimane mai solo: per questa ragione i custodi hanno organizzato turni ventiquattro ore su ventiquattro all’interno di uno spazio recintato vicino all’awpost dei ranger, avvolgendo l’animale in coperte di cotone per stabilizzarne la temperatura durante le ore notturne.

Con il recupero delle forze, l’elefante ha mostrato un carattere vivace e giocoso, ricevendo il nome di Agbaibor, che nella lingua locale Ijaw significa forza e sopravvivenza.

Oggi il cucciolo ha circa 17 mesi e mostra una forte intesa con i suoi cinque custodi principali, tra cui Joshua Aribasoye.

Il piccolo interagisce di frequente con le strutture del rifugio e adora fare il bagno spruzzandosi il fango sul dorso con la proboscide, un’abitudine utile per rinfrescarsi e proteggere la pelle.

Il percorso verso la reintroduzione e la tutela dell’habitat

Il progetto di recupero prevede il rilascio in natura al compimento del secondo o terzo anno di età, periodo coincidente con il naturale svezzamento.

Per favorire questa transizione, l’animale è stato recentemente trasferito con una camminata di circa otto chilometri all’interno di una struttura di acclimatazione immersa nella giungla, denominata boma, dove può accedere direttamente alla vegetazione nativa.

Questo sforzo rappresenta un passaggio cruciale per la conservazione fauna selvatica in un paese che conta ormai solo 400 esemplari, di cui appena 30 o 40 residenti nel parco di Okomu, in Africa.

Salvare il piccolo Agbaibor e tutelare l’ecosistema che lo ospita vuol dire proteggere un patrimonio di biodiversità dall’impatto del bracconaggio e della deforestazione illegale.