La Sacra Sindone potrebbe essere un falso, c'è una nuova prova
Nicolas Sarzeaud svela l'accusa di frode più antica sulla Sacra Sindone: si aggiunge un nuovo elemento alla tesi che la reliquia sia un falso medievale.

La Sacra Sindone è da secoli al centro di un dibattito incessante: c’è chi la venera come il lenzuolo funebre che avvolse Gesù, chi ha lavorato per provarne scientificamente l’autenticità e chi, al contrario, la considera un artefatto medievale, alla stregua di un’opera d’arte.
In un’epoca di profonda incertezza, come fu il Trecento, la ricerca di reliquie tangibili era un fenomeno diffuso, talvolta sporcato da intenti di speculazione economica. Ed è in questo contesto storico che si inserisce il lavoro di Nicolas Sarzeaud, giovane ricercatore dell’Università Cattolica di Lovanio e borsista dell’Accademia Francese di Roma. Secondo Sarzeaud, una nuova prova dimostrerebbe che la Sacra Sindone potrebbe in realtà essere un falso medievale.
La scoperta di Sarzeaud sulla Sindone
La scoperta non si basa su nuove analisi scientifiche, ma su un ritrovamento documentale che rafforza l’ipotesi del falso medievale. Nicolas Sarzeaud ha riportato alla luce un testo del XIV secolo, il trattato Problemata di Nicole Oresme, redatto probabilmente dopo il 1370. Questa fonte non solo anticipa la prima testimonianza scritta sull’esistenza della Sacra Sindone a prima della nota Controversia di Lirey (1389), ma la indica chiaramente come un inganno.
Nicole Oresme è stato una figura di altissimo profilo intellettuale. Era un teologo, filosofo, matematico e Vescovo di Lisieux, noto per un approccio rigoroso e razionale, teso a smascherare i fenomeni interpretati come miracolosi.
Il passaggio chiave individuato nel manoscritto recita: “Quia sic multi viri ecclesiastici deciperent alios ut oblationes suis ecclesiis afferrent. Patet hoc ad sensum de ecclesia in Campania ubi dicebatur quod esset sudarium domini Ihesu Christi“. Tradotto significa: “Molti ecclesiastici ingannano gli altri, per far in modo che portino offerte alle loro chiese. Ciò si vede chiaramente in quella chiesa nella Champagne dove si diceva che ci fosse la sindone del Signore Gesù Cristo”.
La nuova prova e la datazione al Carbonio-14
Citando la Sindone esposta a Lirey, Oresme la utilizza come esempio lampante di frode clericale con un chiaro movente economico, cioè attrarre pellegrini per ottenere offerte. Il fatto che un autorevole razionalista come lui l’abbia presa ad esempio, suggerisce che lo scandalo fosse una verità ampiamente riconosciuta nelle élite intellettuali parigine già intorno al 1370.
La scoperta di Sarzeaud è avvalorata anche dalla sintonia con le prove scientifiche del XX secolo. La datazione al Carbonio-14 del 1988 stabilì in modo categorico che il telo risaliva a un periodo compreso tra il 1260 e il 1390 d.C. E il manoscritto di Oresme, risalente al 1370 circa, si colloca precisamente all’interno di questo intervallo di tempo.
Il contro-dibattito: perché la Sindone potrebbe non essere un falso medievale?
Nonostante questa convergenza cronologica, esiste un contro-dibattito che sostiene che la Sindone non sia affatto un falso medievale. Questo approccio si basa sulle proprietà fisiche uniche dell’immagine impressa sul sudario, a cominciare dal fatto che non sia frutto di pittura, tinture o impronte. È colorato solo lo strato più esterno delle fibre, dello spessore di circa un quinto di millesimo di millimetro. Una precisione che si ritiene impossibile per le tecniche note nel XIV secolo.
Un altro punto è che l’immagine si comporta come un perfetto negativo fotografico, cioè con luci e ombre invertite, proprietà che è stata scoperta solo nel 1898 grazie alla prima fotografia della Sindone, scattata da Secondo Pia. Un falsario medievale, ignaro dei principi ottici moderni, avrebbe potuto concepire e realizzare un’opera in negativo?
La tesi dell’autenticità è strenuamente difesa da diversi studiosi, su tutti da Pierluigi Baima Bollone, venuto a mancare proprio all’inizio di novembre 2025. Medico legale e tra i massimi esperti mondiali della Sacra Sindone, è stato tra i pochi a rilevare e analizzare tracce di sangue umano sul sudario. “Sono certo, per ragioni razionali e scientifiche, che quello di cui stiamo parlando sia il lenzuolo che avvolse Gesù Cristo duemila anni fa. Lo direi anche se fossi ateo”, affermava.





















