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I robotaxi Waymo si bloccano, intervengono le forze dell'ordine: a che punto è la guida autonoma?

Un’inchiesta svela come i veicoli Waymo, rimasti bloccati in situazioni di emergenza, costringano agenti e soccorritori a trasformarsi in operatori di assistenza stradale

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robotaxi waymo

Quando la tecnologia si ferma, tocca ancora all’uomo scendere in campo. Immaginate un’autostrada bloccata da un incendio, la polizia che ordina di fare inversione e un robotaxi che, improvvisamente, non sa più cosa fare. È quello che è successo in California a un veicolo Waymo, rimasto letteralmente paralizzato davanti a una situazione che il suo software non era in grado di gestire. Quello che doveva essere il futuro della mobilità si è trasformato in un paradosso: un’auto senza conducente che costringe i soccorritori a lasciare il loro lavoro per mettersi al volante e liberare la strada. Un’inchiesta recente condotta da TechCrunch accende i riflettori su questo lato d’ombra dei robotaxi, rivelando quante volte le autorità siano costrette a intervenire come un vero e proprio servizio di soccorso stradale gratuito per i colossi tecnologici.

Il caso Redwood City e l’intervento del 911

Il fulcro della vicenda risale a un incendio scoppiato vicino a Redwood City, in California. In quell’occasione, la polizia stradale aveva ordinato agli automobilisti di procedere contromano per evacuare l’autostrada. Un robotaxi Waymo, incapace di eseguire tale manovra o di invertire la marcia autonomamente, è rimasto bloccato, ostacolando il traffico. Nonostante il supporto remoto, l’azienda è stata costretta a chiamare il 911, chiedendo agli agenti di guidare fisicamente il veicolo fuori dalla carreggiata.

L’episodio non è isolato. TechCrunch ha identificato almeno sei casi in cui agenti di polizia o vigili del fuoco hanno dovuto prendere il controllo manuale dei veicoli Waymo per liberare scene del crimine o permettere il passaggio di ambulanze, come accaduto durante una sparatoria di massa ad Austin, in Texas. I funzionari pubblici hanno espresso forte preoccupazione, dichiarando insostenibile che il personale di pubblica sicurezza venga distolto dai propri compiti per fungere da servizio di rimozione gratuito per un’azienda privata.

L’articolo svela inoltre dettagli sulla struttura di supporto di Waymo: circa 70 operatori monitorano una flotta di 3.000 veicoli, con metà del personale dislocato nelle Filippine. Sebbene Waymo difenda la velocità di connessione, l’intervento umano non è esente da errori gravi, come dimostrato da un recente incidente, sempre ad Austin, in cui un operatore remoto ha erroneamente autorizzato un robotaxi a superare uno scuolabus che stava caricando bambini.

Waymo, Tesla e Cruise: approcci diversi per risolvere il problema

Mentre Waymo si affida a un sistema ibrido di sensori (Lidar, radar e telecamere) e assistenza remota “umana” per gestire l’incertezza, competitor come Tesla percorrono una strada diversa con il sistema Full Self-Driving (FSD). L’azienda di proprietà di Elon Musk punta esclusivamente sulla visione artificiale, scaricando la responsabilità legale e operativa sul conducente umano sempre presente, evitando così il blocco totale del traffico ma sollevando dubbi sulla sicurezza reale della guida autonoma. Al contrario, Cruise (General Motors), dopo i gravi incidenti del 2023 che ne avevano causato la sospensione, ha dovuto riprogettare drasticamente i protocolli di interazione con i soccorritori, implementando sistemi di sblocco rapido che Waymo sta ora cercando faticosamente di integrare per non perdere la fiducia delle autorità dove i suoi robotaxi sono in circolazione.

Nel 2026, la guida autonoma si trova in una fase di espansione aggressiva ma incompleta. Se da un lato Waymo ha raggiunto traguardi impressionanti (oltre 400.000 corse settimanali), dall’altro persiste l’incapacità dei software di gestire i cosiddetti “casi limite”. Il settore sta passando dall’entusiasmo tecnologico a una fase di stretto scrutinio regolatorio. La sfida attuale non è più solo far muovere l’auto dal punto A al punto B, ma integrare questi veicoli in un ecosistema urbano imprevedibile senza che diventino un peso logistico per le infrastrutture pubbliche, soprattutto in caso di emergenza.