Il sistema di backup dei Robotaxi Tesla avrebbe fallito due volte: cosa è successo
I nuovi report NHTSA mostrano due incidenti causati dai teleoperatori dei Robotaxi Tesla durante manovre di emergenza.

- Documenti NHTSA e report Tesla rivelano due incidenti a Austin dove teleoperatori remoti hanno causato urti durante interventi di backup.
- La teleoperazione, usata quando il software non gestisce situazioni complesse, è criticata per latenza e aumento del carico cognitivo.
- Nonostante le polemiche il programma Robotaxi si espande in altre città e avanza la produzione del veicolo Cybercab senza volante.
Due incidenti avvenuti ad Austin, in Texas, stanno riaccendendo il dibattito sulla sicurezza dei Robotaxi Tesla. Secondo documenti diffusi dalla NHTSA, l’agenzia federale americana per la sicurezza stradale, i problemi non sarebbero stati causati direttamente dall’intelligenza artificiale delle auto autonome, ma dal sistema di assistenza remota pensato proprio come soluzione di emergenza. In entrambi i casi, infatti, i teleoperatori umani intervenuti per aiutare il veicolo avrebbero finito per provocare l’impatto.
- I documenti della NHTSA
- Come funziona il sistema di backup dei Robotaxi Tesla
- Perché gli esperti guardano con attenzione questi incidenti
- Il programma Robotaxi continua ad espandersi
I documenti della NHTSA
Tesla ha reso pubblici nuovi dettagli relativi a 17 incidenti registrati dal programma Robotaxi tra luglio 2025 e marzo 2026.
Fino a poco tempo fa, le descrizioni degli episodi erano state oscurate per motivi di riservatezza commerciale. Con la pubblicazione integrale dei report, però, è emerso un particolare che ha attirato subito l’attenzione degli esperti di guida autonoma Tesla.
Due incidenti distinti avrebbero seguito praticamente lo stesso schema: il sistema automatico non riusciva a gestire una situazione stradale complessa, un supervisore presente a bordo chiedeva assistenza remota e il teleoperatore che prendeva il controllo del veicolo finiva per urtare un ostacolo fisso.
Il primo episodio risale al luglio 2025. Il Robotaxi era fermo in strada e non riusciva a ripartire autonomamente. Il controllo remoto, quindi, avrebbe guidato l’auto contro un marciapiede e una recinzione metallica a circa 13 km/h. Un addetto alla sicurezza seduto nell’auto riportò ferite lievi.
Nel secondo caso, avvenuto nel gennaio 2026, il teleoperatore avrebbe invece urtato una barriera temporanea da cantiere durante una manovra a bassa velocità. Nessun ferito, ma danni alla parte anteriore del veicolo.
Come funziona il sistema di backup dei Robotaxi Tesla
Quando un Robotaxi Tesla incontra una situazione che il software non riesce a interpretare correttamente, può essere richiesto l’intervento di un operatore umano collegato da remoto.
Tesla consente a questi teleoperatori di guidare direttamente il veicolo tramite rete cellulare, purché sotto i 10 mph, cioè circa 16 km/h.
È una differenza importante rispetto ad altre aziende del settore. Nel caso di Waymo, per esempio, gli operatori remoti possono suggerire istruzioni o indicare percorsi alternativi, ma non prendono fisicamente il volante virtuale dell’auto. La decisione finale resta sempre al sistema autonomo.
Tesla, invece, punta su un approccio più diretto. E proprio qui nasce il problema evidenziato dai report federali: se anche il sistema di emergenza umano sbaglia, il livello di affidabilità complessivo rischia di diventare più fragile del previsto.
Perché gli esperti guardano con attenzione questi incidenti
Da tempo alcuni ricercatori specializzati in veicoli autonomi sostengono che la teleoperazione presenti limiti difficili da eliminare.
Philip Koopman, docente della Carnegie Mellon University e tra gli studiosi più citati nel settore, aveva definito questa tecnologia “intrinsecamente inaffidabile” già prima del lancio del servizio ad Austin.
Uno dei problemi riguarda la latenza della connessione. Anche piccoli ritardi nella trasmissione video o nei comandi possono alterare la percezione dello spazio e i tempi di reazione dell’operatore remoto. Alcuni studi pubblicati nel 2024 sulla rivista scientifica Frontiers in Neuroscience hanno inoltre evidenziato un aumento del carico cognitivo durante la guida a distanza.
Tradotto in pratica: guidare un’auto tramite telecamera non equivale a essere realmente seduti al volante.
Il programma Robotaxi continua ad espandersi
Nonostante le polemiche, Tesla sta accelerando la diffusione del servizio. Dopo Austin, il programma Robotaxi è arrivato anche a Dallas e Houston, mentre altre città americane dovrebbero essere coinvolte entro la fine del 2026.
Nel frattempo è iniziata anche la produzione del Cybercab, il veicolo progettato da Tesla senza volante e pedali. Una scelta che rende ancora più centrale il tema dell’affidabilità del software e dei sistemi di backup.
I dati diffusi dalla NHTSA mostrano comunque un quadro meno drammatico di quanto suggeriscano alcuni titoli sensazionalistici: molti dei 17 incidenti registrati sarebbero stati causati da altri automobilisti.
Tuttavia, i due casi che coinvolgono i teleoperatori Tesla pongono una domanda inevitabile: cosa succede quando fallisce persino il piano B?
FAQ
In entrambi i casi il sistema autonomo non riusciva a gestire la situazione, è intervenuto un teleoperatore remoto che ha preso il controllo e ha urtato ostacoli causando danni o feriti lievi.
I dettagli sono emersi da documenti diffusi dalla NHTSA e da report resi pubblici da Tesla relativi a 17 incidenti del programma Robotaxi.
Un operatore umano remoto può assumere il controllo del veicolo tramite rete cellulare a bassa velocità (sotto ~16 km/h) e guidarlo direttamente.
Problemi come latenza di connessione, ritardi video e maggiore carico cognitivo possono compromettere percezione e reazioni dell'operatore remoto.
Non risulta sospensioni: Tesla sta espandendo il servizio in altre città e continua la produzione del veicolo Cybercab, mentre le indagini proseguono.



















