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Oltre 7.000 robot umanoidi venduti: perché scegliamo le macchine che ci assomigliano?

Crescono le vendite di robot umanoidi nel mondo. Un'ascesa che si preannuncia irresistibile, ma la domanda sorge spontanea: perché puntare su macchine che devono assomigliare così tanto a noi?

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Robot maschile umanoide volto 123RF

Un nuovo traguardo è stato raggiunto nel settore della robotica: secondo i dati dell’International Federation of Robotics, nel 2025 sono stati venduti a livello globale circa 7.000 robot umanoidi destinati all’ambito industriale e professionale.

Una cifra ancora contenuta se paragonata alla popolazione complessiva di robot presenti nel mondo, soprattutto rispetto a quelli tradizionali come robot meccanici e cobot.

Ma che fa comunque riflettere: se già ci sono quelli tradizionali, perché puntare così tanto su macchine progettate per assomigliarci?

Cresce sempre di più l’interesse per i robot umanoidi

Al momento, gli umanoidi rappresentano soltanto una minima frazione della popolazione robotica mondiale. Basti pensare che, come riportato da Reuters, nel solo 2024 sono stati installati ben 542.000 robot industriali tradizionali.

Eppure, attorno a questa tecnologia si stanno mobilitando miliardi di dollari in investimenti, con traguardi e record ancora tutti da conquistare. Gli analisti di Bank of America Global Research stimano infatti che quest’anno le consegne di robot umanoidi toccheranno quota 90.000 unità, per poi raggiungere 1,2 milioni di esemplari entro il 2030.

Un boom che, se si dovesse realizzare, confermerebbe il forte interesse che già si sta creando attorno a questa tecnologia, a giudicare anche dalle recenti dimostrazioni in Cina. Soltanto il mese scorso, durante i giochi dedicati alla robotica, diversi umanoidi hanno dato prova di capacità impressionanti cimentandosi nella corsa e persino nel pugilato.

Insomma, le macchine ci assomigliano ogni giorno di più, anzi siamo noi stessi a fare in modo che diventino simili a noi. Ma perché questa voglia di avere robot che siano umani, se non più umani degli umani, e proprio in ambito industriale?

Perché scegliamo le macchine che ci assomigliano

Perché l’uomo è misura di tutte le cose. Perché abbiamo costruito il mondo intero a nostra misura, altezza e disposizione. Finora, per assemblare automobili o macchinari, le braccia meccaniche e i cobot sono andati benissimo. Ma da sempre la tecnologia spinge l’uomo a guardare sempre più in alto, e alla lunga le soluzioni adottate finora rischiano di non bastare più.

Bisogna guardare oltre, a fabbriche non più piene di sistemi automatizzati dedicati dai costi astronomici, bensì di robot capaci di adattarsi all’ambiente esattamente così com’è.

Proprio in questo punta entra in gioco la cara intelligenza artificiale: algoritmi e machine learning permetteranno infatti a queste macchine di andare oltre le solite quattro azioni ripetitive; e di apprendere compiti del tutto nuovi, anche solo osservando cosa fa il lavoratore, o facendo esperienza diretta sul campo.

Per di più, al lavoratore converrebbe avere una macchina che non sembri per forza una macchina. L’elemento psicologico conta in ambito aziendale: chi non si ritroverebbe più a suo agio davanti a una figura umana alta quasi quanto lui (come ad esempio quello di Unitree Robotics) piuttosto di un titanico macchinario da diverse tonnellate?

Almeno l’operaio non vedrà più il robot come una minaccia per la propria posizione lavorativa, ma come un collaboratore vero e proprio (ovviamente fin quando i costi non diventeranno decisivi).

Quanto ci vorrà per la transizione finale alla robotica umanoide

Ancora molto, considerando che la maggior parte di questi settemila umanoidi venduti finora è destinata principalmente a scopi di ricerca e sviluppo.

La posta in gioco rimane tuttavia altissima e pure ambiziosa. Perché ora abbiamo parlato principalmente del settore industriale, ma anche il comparto dei consumatori subirà presto questa avanzata dei robot umanoidi.

Lo abbiamo già visto con progetti come Neo, il primo “robot maggiordomo”, e con U1, un umanoide a grandezza naturale progettato per offrire compagnia emotiva.

A meno che non si verifichi un imprevedibile cataclisma nel settore robotico, possiamo dire con sicurezza che l’epoca della macchina vista come uno strumento confinato dietro una gabbia di protezione è ormai tramontata.

E che è invece l’alba del robot collaboratore, che sa pure reagire se lo tratti male.

FAQ

Perché c’è così tanto interesse per gli umanoidi?

Perché possono adattarsi meglio all’ambiente umano, imparare nuovi compiti con l’IA e lavorare in modo più flessibile rispetto ai robot tradizionali.

Gli umanoidi sostituiranno i robot industriali classici?

Non subito: oggi i robot tradizionali restano nettamente più diffusi. Gli umanoidi, però, stanno attirando grandi investimenti e puntano a nuovi ruoli.

Perché un robot simile a un essere umano è più utile?

Perché è più facile integrarlo in spazi pensati per le persone e può essere percepito come un collaboratore, non come un macchinario ingombrante.

In quali settori vengono usati i robot umanoidi?

Per ora soprattutto in ricerca e sviluppo, ma l’obiettivo è portarli nelle fabbriche e, in futuro, anche nei servizi e tra i consumatori.