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I robot avranno il tatto: come funziona l'innovazione (italiana) che gli permette di toccare le cose

Un'intuizione italiana rivoluziona il tocco delle macchine: un nuovo polimero flessibile permette ai robot di misurare la forza di contatto semplicemente traducendo la pressione in sfumature di colore.

Mano di robot tocca mano umana iStock
  • Un team guidato dall'italiano Giacomo Sasso ha creato un sensore meccanocromico che cambia colore in base alla pressione, permettendo di mappare la forza del contatto in tempo reale.
  • La membrana polimerica modifica il proprio spessore sotto sollecitazione e genera un segnale luminoso visibile che una normale telecamera USB economica può registrare, evitando cablaggi complessi e costosi.
  • Applicazioni vanno dalla robotica morbida alla chirurgia e alla microcomponentistica, con test su tavoletta grafica e l'obiettivo di validazione industriale e spin-off italiano.

Un team di ricerca internazionale, guidato dall’italiano Giacomo Sasso, ha sviluppato un sensore che cambia colore in base alla pressione. Questa tecnologia permette alle macchine di mappare la forza del contatto in tempo reale tramite una semplice telecamera economica, superando i limiti di costo e cablaggio dei sistemi tradizionali e aprendo nuove strade dall’industria di precisione alla chirurgia.

I robot e il tatto

I robot moderni hanno telecamere che vedono dettagli microscopici e algoritmi in grado di calcolare traiettorie millimetriche in una frazione di secondo.

Eppure, quando si tratta di prendere in mano un oggetto fragile, spesso mostrano la “delicatezza” di un elefante in una cristalleria. Il motivo è semplice: manca loro il tatto.

Le nostre dita ospitano più di diecimila recettori tattili, una densità che l’ingegneria non è mai riuscita a replicare sui polpastrelli di metallo e silicone. Fino ad oggi, i sensori tattili tradizionali si sono scontrati con un muro fatto di troppi cavi, costi esorbitanti e una risoluzione spaziale che difficilmente scende sotto il millimetro.

Per risolvere questo collo di bottiglia, un gruppo di scienziati ha deciso di cambiare completamente approccio, sfruttando le proprietà dei materiali anziché moltiplicare i circuiti elettrici.

Come funziona il materiale meccanocromico

L’idea alla base di questa svolta arriva dall’intuizione di Giacomo Sasso, ricercatore alla Queen Mary University di Londra.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Science Advances, descrive un sensore basato su una membrana polimerica sottile che reagisce alla trazione e alla pressione cambiando colore.

Il materiale risponde alle sollecitazioni modificando il proprio spessore, e questo movimento varia il modo in cui la luce si riflette sulla superficie. Visivamente, la pressione si traduce in una sfumatura cromatica che scorre lungo lo spettro visibile, passando dal rosso al giallo, fino al verde e al blu.

A differenza di alcune pellicole industriali già usate nel settore automotive che registrano un’impronta permanente, questo nuovo polimero è completamente reversibile. Una volta terminata la pressione, il sensore torna al suo stato iniziale.

La vera rivoluzione sta nel fatto che l’informazione sulla forza esercitata è già contenuta nel segnale luminoso generato dal materiale stesso. Una normale telecamera USB a basso costo deve solo registrare il cambiamento di colore, eliminando la necessità di complessi calcoli informatici o di hardware costosi per elaborare le ombre e i punti di contatto.

Dalla chirurgia alla microcomponentistica

La tecnologia è nata da una stretta collaborazione accademica che unisce la Queen Mary University con i dipartimenti di ingegneria delle Università di Trieste e di Firenze. Questo sforzo congiunto si inserisce nel campo della robotica morbida, quella branca che utilizza attuatori flessibili per rendere i robot più sicuri e compatibili con la presenza umana.

Le applicazioni pratiche di una pelle artificiale così sensibile sono vastissime. Nel settore industriale, i bracci robotici potrebbero muoversi nella manifattura di precisione gestendo la microcomponentistica con un controllo adattivo della forza.

In ambito medico e chirurgico, le mappe di pressione ad alta risoluzione potrebbero aiutare i chirurghi a distinguere i tessuti sani da quelli patologici durante gli interventi mininvasivi, oppure restituire un feedback tattile costante a chi utilizza protesi di ultima generazione.

Il team ha persino testato il sistema su una tavoletta grafica per analizzare i disturbi della scrittura legati a disfunzioni motorie.

Il prossimo passo dei ricercatori sarà la validazione industriale della tecnologia in scenari reali, con l’obiettivo di fondare una startup radicata in Italia.