Robot che ballano in finale ad America's Got Talent: com'è nato lo show
Il ballerino cinese Wu Yufei è arrivato in finale con una crew di robot umanoidi Unitree: dietro lo show, la robotica made in China in ascesa

I robot salgono sul palco e ballano. È quanto accaduto ad America’s Got Talent. Il famosissimo talent ha visto infatti il ballerino cinese Wu Yufei arrivare in finale insieme a una squadra di robot umanoidi, prodotti dall’azienda cinese Unitree.
Uno spettacolo che fonde danza di strada, movimenti di kung-fu e acrobazie di vario genere. Un chiaro esempio del punto raggiunto dalla robotica made in China, oggi leader mondiale del settore. Dietro l’esibizione, però, ci sono un lungo lavoro tecnico e un mercato in piena espansione. Ecco com’è nato lo show.
Ballerini robot: il futuro è umanoide
Wu Yufei ha 27 anni ed è un ballerino di strada che vanta 13 anni di carriera. Si è quasi sempre esibito da solo ma quest’anno qualcosa è cambiato. Ha infatti trovato dei partner decisamente insoliti. La sua crew è infatti composta da robot umanoidi di Unitree. Si sono riuniti nel gruppo "Homies", con il quale è arrivato alla finale di America’s Got Talent.
Grande appassionato di fantascienza, ha raccontato all’agenzia Afp di provare "una sensazione magica" nel poter ballare con delle macchine. Tutto ciò ha richiesto però mesi di allenamento, al termine dei quali ha iniziato a vedere i robot come dei compagni, non più pezzi di metallo e cavi privi di vita, dunque.
"È come se ci fosse una sorta di spirito di squadra". La moda del ballo robotico è già esplosa in Cina dopo l’esibizione al Gala del Festival di primavera (show televisivo più visto nel Paese), e ora chi sa che non possa diffondersi nel resto del mondo.
Come si insegna a ballare a un robot
Riuscire ad addestrare un robot a ballare è un processo complesso. Ecco i vari passaggi:
- cattura dei movimenti dei ballerini umani tramite motion capture;
- esecuzione di simulazioni al computer;
- trasferimento dei risultati alle macchine.
Per Fang Zhenghua, direttore artistico delle esibizioni di Wu e Unitree, insegnare a ballare a un robot somiglia a "creare un’anima". Ha spiegato come inizialmente fosse contrario, poi il lavoro con gli ingegneri gli ha fatto cambiare idea.
Serve una messa appunto molto delicata e, come spiega Liu Zhiquan, della società di motion capture BridgeDP, una coreografia di 30 secondi può richiedere giorni o settimane di lavoro.
Cosa sanno e non sanno fare i robot
È naturale che il ballerino abbia dovuto accettare dei compromessi, data la natura dei partner. I robot hanno punto di forza e limiti ben precisi. Sono molto abili nelle rotazioni e nei cosiddetti "power moves", perché basta regolare la potenza dei motori e la coppia delle braccia. È quanto spiegato da Wegers Wei dello studio Limit Crew.
Una figura che sa decisamente ciò che dice, considerando come i suoi robot abbiano conquistato il primo e secondo posto nella street dance ai World Humanoid Robot Games di quest’anno. Tutt’altro discorso, però, sono i movimenti che richiedono flessibilità del corpo, anche se il vero tallone d’Achille resta la musicalità.
Il ballo dei robot è in gran parte una riproduzione preregistrata e, a differenza degli umani, le macchine non sanno improvvisare né adattarsi "al volo" se la musica cambia all’improvviso. Come detto, dunque, compromessi.



















