Robin Williams "torna" su Instagram "per contrastare l'abuso dilagante dell'intelligenza artificiale"
Venuto a mancare 12 anni fa, Robin William torna attivo su Instagram. No, non è uno scherzo, ma una strategia ben precisa per contrastare i deepfake.

A dodici anni dalla scomparsa di Robin Williams, il suo profilo Instagram è tornato inaspettatamente attivo. E sì, c’entra l’intelligenza artificiale perché sono stati i tre figli a prendere l’iniziativa, non solo per commemorare il settantacinquesimo anno dalla sua nascita, ma soprattutto per affrontare la proliferazione incontrollata di deepfake che utilizzano in modo non autorizzato il volto e la voce dell’attore.
Un profilo autentico contro i deepfake
Inattivo dal 31 luglio 2014, pochi giorni prima della sua morte, il profilo Instagram in questione (@therobinwilliams) mostra ancora tutti i contenuti condivisi da Robin Williams quando era in vita ed è destinato a popolarsi di nuovi post. Contenuti reali, come hanno specificato Zelda, Zak e Cody Williams, i tre figli dell’attore.
La loro intenzione è trasformare questa pagina in uno spazio verificato e sicuro, contrastando la disinformazione digitale e l’incremento di video sintetici, clonazioni vocali e simulazioni create con le IA generative offrendo al pubblico esclusivamente materiale originale e foto d’archivio.
"Mentre celebriamo quello che sarebbe stato il 75esimo anno di nostro padre, siamo grati di vedere nuove generazioni scoprire il suo lavoro mentre i fan di lunga data continuano a celebrare la gioia che ha portato nelle loro vite – si legge nel post che hanno condiviso su Instagram -. Con l’evolversi della tecnologia, vogliamo che questo sia uno spazio sicuro e affidabile in cui le storie, le foto, i video e i ricordi condivisi riflettano la sua eredità con autenticità, calore e cura. Questo è il nostro modo di condividere il suo talento unico e il suo umorismo con il mondo, compresi i momenti che hanno fatto ridere noi e così tanti di voi, mentre ricordiamo la straordinaria vita e l’opera di nostro padre. Continua a ispirarci e a deliziare le persone in tutto il mondo".
L’abuso di IA e la tutela dei diritti d’immagine post-mortem
La secondogenita dell’attore e regista, Zelda Williams, ha approfondito le motivazioni dietro questa scelta specificando che, pur sapendo che vedere la pagina del padre nuovamente attiva dopo più di un decennio potesse suscitare reazioni emotive contrastanti, la sua riattivazione è frutto di una strategia ben precisa per arginare l’uso improprio dell’immagine del padre.
"Mi dispiace se qualcuno ha trovato che il fatto che la vecchia pagina di papà tornasse a pubblicare fosse un fattore scatenante – scrive -. Credetemi, so che è un po’ strano. Ma rendere quello spazio un luogo in cui le persone possano trovare clip e foto autentiche di lui è uno dei modi migliori che abbiamo trovato per contrastare l’abuso dilagante dell’IA della sua voce e della sua immagine qui. Potrebbe essere una goccia nel mare, ma ci stiamo provando".
Un piccolo (ma neanche troppo) passo in una vera e propria battaglia nei confronti dei deepfake. Già nell’ottobre del 2025, Zelda aveva rivolto un appello diretto agli utenti dei social media, chiedendo di interrompere l’invio di simulazioni digitali del padre: "Per favore, smettetela di inviarmi video IA di papà. È sciocco, è uno spreco di tempo ed energia e, credetemi, NON è ciò che lui avrebbe voluto".
Il caso di Robin Williams è emblematico ed evidenzia un problema dilagante nell’industria cinematografica e, più in generale, nel mondo dell’intrattenimento: la creazione non autorizzata di contenuti artificiali riguardanti figure pubbliche che, spesso, non sono più in vita. Un fenomeno che si inserisce appieno nella cosiddetta "AI Slop".
Con strumenti capaci di clonare timbri vocali e tratti somatici sempre più accessibili (e precisi), difendere l’eredità morale e artistica di un attore o di un personaggio famoso è diventato sempre più complesso. Così, si abusa dell’immagine di una persona anche nella sua presenza digitale post-mortem, col rischio di distorcerne la percezione pubblica e di banalizzarne il patrimonio artistico reale.

















