Riscaldare le case con i rifiuti, la Finlandia ha trovato un modo per riciclare energia
Scaldare casa in modo sostenibile si può: in Finlandia stanno elaborando un piano per riciclare l'energia elettrica usata dai data center, sfruttando le loro emissioni di calore.

In un mondo moderno e sempre più tecnologicamente avanzato, il problema dei rifiuti non può più essere ignorato. E con questo termine non si fa riferimento soltanto a quei materiali di scarto provenienti dalle fabbriche così come dalle nostre abitazioni, bensì tutto ciò che di superfluo viene immesso nell’ambiente, anche quando non particolarmente nocivo. È il caso dei data center, ovvero i centri di elaborazione dati che trovano ampio spazio sia nelle aziende che negli enti pubblici, come punto nevralgico di raccolta informazioni e di gestione dei servizi informatici. Oltre a consumare ingenti quantità di energia elettrica, questi data center producono una sostanza di scarto: il calore. In Finlandia hanno trovato un modo per riciclarlo, ecco come.
Riciclare il calore emesso dai data center: l’esempio della Finlandia
I data center sono ormai parte fondamentale di ogni realtà aziendale pubblica e privata, ma il loro impatto sull’ambiente non è certo irrilevante. Alcuni di questi centri di elaborazione dati richiedono una tale quantità di energia elettrica da poter essere considerati quasi al pari di una città di piccole dimensioni, impattando in maniera negativa sull’ambiente. Oggi è però possibile riciclare parte di questa energia, sfruttando una delle sostanze di scarto prodotte nei data center: il calore. Tra i pionieri di questa tecnologia c’è Ari Kurvi, ingegnere che per oltre 40 anni ha lavorato tra hardware roventi, consapevole di come quel calore potesse danneggiare i delicati meccanismi dei server.
Al tempo stesso, i gelidi inverni finlandesi richiedevano ingenti quantità di combustibili fossili per riscaldare le case. Perché non sfruttare quel calore prodotto nei centri di elaborazione dati per risparmiare sul riscaldamento? La sua idea è stata applicata per la prima volta nel 2009 a Kuopio, cittadina della Finlandia centrale: il calore di scarto veniva venduto ai privati per scaldare le abitazioni. Il progetto ha avuto tale successo che viene ancora oggi impiegato in molte altre città. Come a Mantsala, dove lo scorso anno il data center locale ha fornito riscaldamento a circa 2.500 abitazioni, coprendo i due terzi del fabbisogno urbano.
Questa non è certo la soluzione al problema dell’inquinamento prodotto dai data center, ma è certo un grande passo avanti per ridurre la loro impronta di carbonio e per puntare verso un futuro sempre più sostenibile. E dal momento che si prevede un aumento della richiesta di energia elettrica per alimentare tali centri di elaborazione dati, il contributo a beneficio dell’ambiente che si può ottenere sfruttando il loro calore si fa decisamente più importante. È fondamentale, tuttavia, individuare il luogo giusto dove procedere con la costruzione dei nuovi data center, ovvero dove c’è maggior richiesta di calore.
Il progetto di Microsoft per ridurre l’impronta di carbonio
I Paesi nordici rappresentano il luogo ideale per sfruttare il calore emesso dai data center. Per questo motivo, Microsoft ha dato il via ad un imponente progetto di teleriscaldamento alimentato da un centro di elaborazione dati. Appena fuori dai confini della città di Helsinki, il colosso americano sta costruendo enormi infrastrutture che verranno collegate alle tubature sotterranee locali, con l’obiettivo di fornire riscaldamento a circa il 40% delle abitazioni della vicina città di Espoo (la seconda più grande della Finlandia). Il processo di recupero del calore non è del tutto privo di emissioni inquinanti, ma è decisamente più sostenibile di un impianto di riscaldamento standard, che troppo spesso fa ancora uso di combustibili fossili.
Il teleriscaldamento dovrebbe funzionare in questo modo: i data center immetteranno acqua tiepida – ad una temperatura tra i 25° e i 35°C – in un impianto di recupero del calore di scarto dotato di tre dozzine di pompe di calore. Le pompe estrarranno il calore inviando acqua fredda ai data center e acqua calda (ad 86°C) a due grandi caldaie elettriche. Queste ultime riscalderanno ulteriormente l’acqua a 115°C, che a questo punto potrà essere immessa nell’impianto di teleriscaldamento e raggiungere le abitazioni. Siamo di fronte ad una soluzione innovativa per combattere le emissioni di CO2, un piccolo sforzo in più per ridurre il nostro impatto sull’ambiente e un grande esempio per gli altri Paesi.



















