Riscaldamento globale, c'è un'altra brutta notizia: perché l'obiettivo 1,5 gradi è irraggiungibile
Riscaldamento globale obiettivo irraggiungibile: è il verdetto del rapporto UNEP che conferma il superamento temporaneo della soglia di 1,5 gradi: non c’è più niente da fare?
Il nuovo Emissions Gap Report dell’UNEP (United Nations Environment Programme) lancia un segnale d’allarme: il limite di riscaldamento globale a 1,5 gradi non è più raggiungibile, nonostante gli impegni internazionali e le promesse dei governi. Le emissioni di gas serra continuano a crescere e il divario tra dichiarazioni politiche e azioni concrete si amplia, mettendo seriamente in discussione il futuro dell’Accordo di Parigi.
Soglia riscaldamento globale a 1,5 gradi: un limite sempre più lontano
Quando nel 2015 l’Accordo di Parigi fissò l’obiettivo di contenere l’aumento della temperatura media globale ben sotto i 2 gradi e, possibilmente, entro 1,5 gradi, il mondo scientifico concordò sulla sua necessità per limitare danni ambientali, economici e sanitari.
Oggi, però, i dati raccontano un’altra realtà. Secondo il nuovo rapporto UNEP, anche se tutti gli Stati rispettassero pienamente gli impegni attuali, il riscaldamento si attesterebbe fra 2,3 e 2,5 gradi entro fine secolo, ben oltre la soglia di sicurezza.
Il segretario generale dell’ONU António Guterres ha riconosciuto che un superamento temporaneo di 1,5 gradi nei prossimi anni è ormai inevitabile. L’attenzione non è più sul “se”, ma sul “quanto” verrà superata questa soglia e su “come” limitare i danni.
Emissioni di gas serra ancora troppo elevate
Nonostante i progressi tecnologici e politici, le emissioni di gas serra continuano a salire. Le politiche attualmente in vigore porterebbero a un aumento della temperatura di circa 2,8 gradi, mentre gli impegni rinnovati dagli Stati restano marginali e insufficienti. Il rapporto spiega che parte del miglioramento stimato nelle previsioni è dovuto solo a modifiche metodologiche, non a una reale riduzione delle emissioni.
La fotografia della situazione è crudele: il mondo non sta tagliando la CO₂, la sta incrementando. Solo un terzo dei Paesi ha aggiornato concretamente i propri impegni climatici e i grandi emettitori del G20 – responsabili della maggior parte delle emissioni globali – non sono in linea nemmeno per raggiungere gli obiettivi a medio termine.
COP30 e Accordo di Parigi: le decisioni che non possono più aspettare
La COP30, che si terrà in Brasile, arriva in un momento determinante. Con l’obiettivo di 1,5 gradi sempre più irraggiungibile, si apre una fase che mette alla prova la credibilità stessa dell’Accordo di Parigi. L’UNEP sottolinea che per mantenere viva la possibilità di rientrare sotto la soglia entro fine secolo è necessario un taglio del 40% delle emissioni entro il 2030 rispetto ai livelli del 2019, una trasformazione senza precedenti nei settori energetico, industriale, agricolo e dei trasporti.
Le soluzioni però esistono: la crescita delle energie rinnovabili, la riduzione delle perdite di metano e l’efficienza energetica sono già tecnologie disponibili. Ciò che manca, denuncia l’agenzia dell’ONU, è la volontà politica di adottarle con la rapidità richiesta.
Perché il superamento di 1,5 gradi non significa arrendersi
L’idea che l’obiettivo di contenere il riscaldamento globale sotto la soglia di 1,5 gradi rispetto all’epoca preindustriale sia fuori portata non equivale a un fallimento definitivo. Ogni decimo di grado evitato rappresenta vite salvate, impatti economici ridotti e minor rischio di dover ricorrere in futuro a sistemi ancora incerti di rimozione della CO₂ atmosferica.
Limitare l’overshoot, cioè lo sforamento temporaneo della soglia, diventa ora la priorità scientifica e politica. L’urgenza non risiede più solo nel contenimento del cambiamento climatico, ma nel rallentarlo quanto possibile mentre si lavora a un nuovo equilibrio climatico sostenibile.
Il messaggio dell’UNEP è netto: non è il momento di rassegnarsi, ma di accelerare. Il mondo è in ritardo, ma non senza speranza. Il futuro climatico dipenderà dalla rapidità con cui governi, imprese e società decideranno di agire. Ogni anno di esitazione restringe ulteriormente la finestra per evitare un pianeta ben più caldo e instabile. Il tempo per invertire la rotta non è finito, ma sta correndo più veloce del previsto.



















