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SCIENZA

Il riscaldamento globale in Amazzonia è fuori controllo e i delfini rosa sono a rischio

Temperature oltre i 40°C nelle acque lacustri dell'Amazzonia hanno provocato una moria di delfini rosa, che ora sono in pericolo: ecco che cosa sta succedendo.

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Il bacino fluviale del Rio delle Amazzoni rappresenta uno dei più importanti ecosistemi al mondo, e non solo per il ruolo fondamentale che riveste la sua rigogliosa foresta. La ricca fauna che popola queste regioni dell’America Meridionale comprende anche il delfino rosa, una splendida creatura d’acqua dolce diffusa soprattutto tra i laghi dell’Amazzonia. Questa specie è oggi in pericolo, per via del cambiamento climatico: tempo fa i ricercatori hanno lanciato l’allarme, dopo aver assistito ad una moria di massa. Che cosa sta succedendo ai delfini rosa? Ecco cosa rivela un nuovo studio.

La misteriosa moria di delfini rosa in Amazzonia

Lungo fino a 3 metri e dalla livrea che può assumere una meravigliosa sfumatura rosea, l’Inia geoffrensis – spesso chiamata anche “delfino rosa” – è un cetaceo d’acqua dolce che ha il suo habitat nelle zone lacustri dell’America Meridionale. È particolarmente diffuso tra i laghi del bacino del Rio delle Amazzoni, dove di recente è accaduto qualcosa di molto preoccupante. Nell’estate del 2023, la regione ha vissuto la più lunga siccità mai registrata nella storia: il lago Tefé, in particolar modo, si è scaldato a tal punto da rendere pressoché impossibile immergersi nelle sue acque. La temperatura è arrivata fino a 41°C, superiore a quella di una qualsiasi vasca idromassaggio.

Il lago è già poco profondo, ma negli ultimi anni – a causa del riscaldamento globale – il livello dell’acqua è crollato e l’intensa luce solare lo ha reso quasi invivibile alle creature acquatiche che solitamente lo popolano. Le conseguenze sono state disastrose: a settembre 2023, nell’arco di appena 6 settimane, i ricercatori hanno individuato le carcasse galleggianti di oltre 200 esemplari di delfini rosa. Una moria di massa che non ha precedenti nell’ultimo secolo, come ha affermato il professor Ayan Fleischmann dell’Istituto Mamirauá per lo Sviluppo Sostenibile. Il suo team ha iniziato a lavorare per individuare le cause di tale fenomeno allarmante, ed è emerso qualcosa di sorprendente.

Amazzonia, temperature fuori controllo: l’allarme

In uno studio recentemente pubblicato sulla prestigiosa rivista Science, i ricercatori hanno descritto una situazione fuori controllo in Amazzonia. Gli esperti, dopo aver assistito alla moria dei delfini rosa, hanno analizzato le condizioni degli altri laghi del bacino del Rio delle Amazzoni, con risultati allarmanti. Metà dei 10 laghi esaminati presentava temperature diurne dell’acqua estremamente elevate, superiori ai 37°C. Dopo la grande siccità del 2023, l’anno successivo sono stati registrati nuovi record: se il lago Tefé segna solitamente temperature di circa 30°C nei mesi più caldi, nel 2024 ha raggiunto i 40°C.

La ricerca evidenzia come i laghi amazzonici si siano riscaldati di 0,3°-0,8°C ogni decennio, un ritmo decisamente superiore rispetto alla media globale. Nel contempo, il loro volume d’acqua continua a ridursi di anno in anno: nell’estate del 2024, il lago Tefé ha perso circa il 75% della sua superficie e il lago Badajós si è ridotto del 90%. “Lo studio dimostra lo straordinario impatto che il cambiamento climatico sta avendo anche su ecosistemi enormi come l’Amazzonia, e che questo non è limitato alle foreste, ma anche al regno acquatico” – ha affermato Adrian Barnett, professore dell’Università di Greenwich, non coinvolto nella ricerca.

La situazione è preoccupante soprattutto per la salute delle creature che popolano il bacino del Rio delle Amazzoni. Molte specie si riproducono durante la stagione della bassa marea, ma con le temperature in costante aumento il rischio è che le loro popolazioni vivano un drastico declino. “Un fenomeno di così vasta portata richiede davvero un approccio sistemico, e questo significa affrontare la causa principale del problema, ovvero le emissioni di combustibili fossili e le cause stesse del riscaldamento globale” – ha dichiarato Barnett.

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