Rilevato per la prima volta un pianeta in crescita al di fuori del nostro Sistema Solare
Un team di astronomi ha fotografato per la prima volta un pianeta in crescita al di fuori del nostro Sistema Solare: cosa sappiamo di questa scoperta.
Un team di astronomi guidato da Laird Close e Richelle van Capelleveen ha fotografato per la prima volta un protopianeta in formazione all’interno di un vuoto tra due anelli di un disco di gas e polvere. I risultati sono stati pubblicati su The Astrophysical Journal Letters. Ma cosa sappiamo?
La nuova scoperta
Non è la prima volta che vengano individuati e osservati pianeti in crescita, ma WISPIT 2b è il primo a essere individuato in modo definitivo all’interno di un vuoto circoscritto in un disco a più anelli. Questa scoperta convalida un principio fondamentale della teoria della formazione planetaria, ovvero che i pianeti nascenti agiscono come un “aratro” o uno “spazzaneve”, ripulendo i solchi nei loro dischi di nascita.
Finora i protopianeti erano stati visti solo nelle cavità tra una stella e il bordo interno del disco, e mai all’interno dei vuoti del disco stesso. Questa osservazione fornisce la prima prova visiva di questo processo, rafforzando la nostra comprensione di come i pianeti interagiscano e modellino i loro ambienti di nascita.
Il team ha individuato WISPIT 2b cercando una firma luminosa molto specifica e unica: l’emissione di luce a una lunghezza d’onda visibile nota come H-alfa. Questa tecnica sfrutta un aspetto fondamentale della formazione dei giganti gassosi: quando i pianeti si formano, accrescono il gas idrogeno dai loro dintorni. Quando questo gas si scontra con la superficie del protopianeta, un po’ come una “cascata gigante proveniente dallo Spazio”, crea un plasma estremamente caldo che emette la caratteristica firma luminosa H-alfa.
La scoperta è stata resa possibile dall’uso del Telescopio Magellano in Cile, dotato del sistema di ottica adattiva estrema MagAO-X dell’Università dell’Arizona, specificamente progettato per cercare la luce H-alfa. L’ottica adattiva compensa le distorsioni causate dall’atmosfera terrestre, permettendo di rilevare il debole protopianeta nonostante l’intensa luce della stella ospite. I dati sono stati raccolti anche dal Large Binocular Telescope in Arizona e dal Very Large Telescope in Cile, che aveva già rilevato il disco di WISPIT 2.
Cosa sappiamo del sistema WISPIT 2
Il sistema WISPIT 2 sembra ospitare due potenziali pianeti. WISPIT 2b, il protopianeta che sta scavando il vuoto nel disco, orbita a circa 56 unità astronomiche (UA) dalla sua stella ospite. Per fare un paragone, questa distanza lo collocherebbe ben oltre l’orbita di Nettuno e si stima che questo pianeta sia circa 10 volte più massiccio dei nostri giganti gassosi, come Giove.
Un secondo candidato pianeta, chiamato CC1, è stato osservato più vicino alla stella, a circa 15 UA. L’esistenza di questi oggetti a diverse distanze evidenzia che il processo di accrescimento può avvenire in più regioni di un singolo disco. L’aspetto complessivo del sistema è probabilmente simile a quello che un “astronomo alieno” avrebbe potuto vedere nel nostro “Sistema Solare infantile”, circa 4,5 miliardi di anni fa.


















