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SCIENZA

Cosa succede quando i rifiuti nucleari si diffondono nell'oceano? Purtroppo ora lo sappiamo

Lo smaltimento di rifiuti nucleari in mare ha avuto degli effetti: uno studio ha analizzato l'impatto che alcune scorie stanno avendo nel Nord dell'Oceano Atlantico

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Le scorie radioattive e il loro smaltimento sono uno dei problemi principali con cui bisogna fare i conti quando si utilizza il nucleare. Si tratta di un tema che, ancora oggi, è di grande attualità, soprattutto considerando il rinnovato interesse verso l’energia nucleare che potrebbe diventare un’alternativa anche per l’Italia, nel corso dei prossimi anni, grazie a impianti di nuova generazione in grado di contribuire all’addio ai combustibili fossili.

Nella gestione delle scorie nucleari, in passato, sono stati fatti diversi errori. Uno di questi è rappresentato dallo smaltimento in mare. Oggi, una pratica del genere può sembrare assurda e priva di qualsiasi logica, ma in passato era considerata una buona idea. A partire dagli anni ’50, infatti, questa pratica era considerata sicura, soprattutto per i rifiuti radioattivi a bassa attività che sarebbero rimasti nei contenitori abbastanza a lungo da perdere la loro tossicità.

Un errore di valutazione?

La scelta di gettare in mare le scorie nucleari ha portato allo smaltimento, in questa modalità, di circa 200 mila barili nell’Oceano Atlantico, tra il 1950 e il 1990. La Convenzione di Londra ha limitato poi questa pratica, per proteggere l’ambiente marino. L’accordo, però, è arrivato dopo decenni di smaltimento. Di conseguenza, in un certo senso, il danno era già fatto. L’energia nucleare continua a essere una risorsa importante per l’umanità anche se la sua gestione, soprattutto per quanto riguarda i rifiuti nucleari, rappresenta una questione aperta.

Il progetto Nodssum

Per capire in che modo i barili stanno influenzando gli ecosistemi nelle acque profonde, il progetto Nodssum, guidato dal Centro nazionale francese per la ricerca scientifica, sta monitorando la situazione nell’Atlantico nord-orientale, con numerose immersioni fino a 4.700 metri di profondità.

Secondo le rilevazioni, i barili sono ormai in avanzato stato di deterioramento. A tal punto che diversi di essi hanno già riversato il loro contenuto nelle acque circostanti. Le misurazioni effettuate sul posto indicano che i livelli complessivi di radioattività sono  bassi, anche se restano superiori a quelli che si registrerebbero senza le scorie.

La contaminazione, quindi, è presente ma non con livelli preoccupanti. La situazione è comunque da monitorare anche per il futuro. Il progetto ha raccolto vari campioni da studiare, anche con l’obiettivo di capire in che modo le radiazioni interagiscono con l’ambiente e con i suoi abitanti.

Gli scienziati hanno rilevato anche che la fauna locale si è adattata e alcuni esseri viventi hanno scelto i barili come “casa”. Questa scelta potrebbe avere degli effetti sul loro sviluppo e sulla loro crescita che andranno monitorati nel corso del prossimo futuro.

Lo stop ai rifiuti nucleari in mare è stato necessario, per evitare situazioni spiacevoli nel corso del futuro. Questa pratica, però, ha avuto un effetto sull’ecosistema e continuerà a essere analizzata nel corso del prossimo futuro. Staremo a vedere se gli studi metteranno in evidenza ulteriori aspetti del problema.

scorie nucleari iStock