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SCIENZA

Potremmo aver ricevuto sulla Terra un segnale da un universo parallelo

Un "lampo" improvviso dal cosmo ha sorpreso i ricercatori: si tratta di un segnale misterioso che qualcuno immagina come un eco da un altro universo

Riceviamo segnali da un universo parallelo? 123rf

Un segnale improvviso, durato meno di un battito di ciglia, ha attraversato lo spazio lasciando una traccia enigmatica nei rilevatori di onde gravitazionali. Non corrispondeva ai pattern usuali, nulla di simile a ciò che di solito accompagna la fusione di due buchi neri, ma qualcosa di più rapido e spiazzante.

Da allora quella traccia divide la comunità scientifica tra chi vi legge una collisione anomala e chi si spinge oltre, ipotizzando che possa trattarsi di un raro segnale da un universo parallelo, un’idea che rimane suggestiva ma che, diciamolo subito, non può ancora essere confermata. Si tratta, infatti, di un’ipotesi teorica che richiede ulteriori verifiche prima di essere considerata plausibili dalla comunità scientifica.

La ricezione del segnale

A registrare l’evento sono stati i rilevatori di onde gravitazionali LIGO e Virgo, strumenti progettati per captare increspature impercettibili dello spaziotempo. Funzionano come giganteschi interferometri, in grado di misurare variazioni minuscole nella lunghezza dei loro bracci dovute al passaggio di un’onda gravitazionale. Proprio grazie a questa tecnologia, nel corso degli anni sono state identificate centinaia di fusioni tra buchi neri e stelle di neutroni.

In questo specifico caso, un gruppo di ricerca guidato dagli studiosi dell’University of Chinese Academy of Sciences ha analizzato un impulso brevissimo, noto come GW190521. Lo studio, consultabile su arXiv, ha confrontato i dati reali con modelli matematici diversi, nel tentativo di capire se si trattasse di una collisione insolita o di qualcosa di ancora più raro.

L’ipotesi del wormhole e dell’universo parallelo

Secondo i ricercatori, l’anomalia osservata potrebbe avere un’origine ancora più sorprendente: un wormhole. Si tratta di un oggetto puramente teorico previsto dalle equazioni della relatività generale di Einstein, che ipoteticamente potrebbe collegare due regioni lontane dello spazio o addirittura due universi distinti attraverso un passaggio chiamato “throat” o gola. Tuttavia, è importante sottolineare che i wormhole non sono mai stati osservati nella realtà e la loro esistenza fisica rimane altamente speculativa

Nella loro analisi, i ricercatori hanno ipotizzato che la fusione di due buchi neri in un altro universo possa aver generato un segnale di ringdown che, attraversando questo oggetto teorico, sarebbe arrivato fino a noi. Il modello proposto cerca di spiegare proprio la brevità dell’impulso registrato: un wormhole instabile resterebbe aperto solo per una frazione di tempo, abbastanza da lasciar passare l’eco gravitazionale prima di richiudersi.

Questo spiegherebbe perché GW190521 si interrompe così bruscamente, senza la fase di avvicinamento tipica delle fusioni tradizionali. Per testare questa ipotesi, il gruppo ha costruito un modello matematico del possibile segnale del “collegamento” e lo ha confrontato con i dati registrati dai rivelatori. Il confronto ha mostrato che il modello standard di collisione diretta tra due buchi neri rimane più probabile, ma la differenza statistica non è sufficiente a escludere l’alternativa del wormhole.

Ciò significa che, almeno sul piano teorico, non si può scartare l’idea che quello osservato sia stato davvero un segnale da un universo parallelo, anche se l’ipotesi resta molto meno solida rispetto a quella convenzionale.

I prossimi passi

Chiaramente, per arrivare a una risposta più inquadrata serviranno osservazioni aggiuntive e strumenti ancora più precisi. I rilevatori attuali, come i già citati LIGO e Virgo, continueranno a registrare eventi cosmici con una sensibilità crescente, e nei prossimi anni entreranno in funzione nuovi osservatori che permetteranno di raccogliere dati più ricchi e confrontarli con modelli sempre più raffinati.

Gli scienziati sanno che un solo evento non basta per trarre conclusioni, per questo continueranno a cercare segnali simili a GW190521 e a verificarne le caratteristiche. Solo con un numero maggiore di osservazioni sarà possibile stabilire se ci troviamo davanti a una collisione atipica di buchi neri o se, davvero, abbiamo intercettato l’eco di un fenomeno legato a un wormhole. L’idea di aver captato un segnale da un universo parallelo resta affascinante, ma richiede prove più solide prima di diventare parte della conoscenza condivisa.