È qui che gli scienziati stanno cercando nuove forme di vita
La ricerca di nuove forme di vita non si ferma e da alcuni campioni raccolti su Marte si aprono nuovi scenari su cui indagare

La ricerca di nuove forme di vita non si ferma mai: missioni scientifiche sono sempre pronte a indagare per trovare nuovi indizi in grado di rilevare la presenza di vita oltre a quella già presente sul pianeta Terra. Trovare questi indizi non è facile, anche per via delle distanze enormi che rendono impossibile svolgere indagini dirette e raccogliere campioni che potrebbero essere determinanti per confermare teorie e avviare nuove ipotesi.
L’obiettivo di molte missioni spaziali è quello di trovare una biofirma e, quindi, un possibile segnale della vita oltre la Terra. Negli ultimi tempi, le ricerche si stanno concentrando su Marte, pianeta relativamente vicino e destinato a diventare sempre più importante dal punto di vista scientifico. Tutto ruota intorno ad alcuni dati raccolti da una missione della NASA che aprono le porte a scenari futuri molto interessanti e confermano l’importanza della chimica nell’individuazione delle biofirme.
La missione Perseverance
Lo scorso mese di settembre, la NASA ha annunciato un’interessante scoperta da parte del rover Perseverance, da tempo impegnato in una missione di ricerca su Marte. Il rover ha trovato delle tracce di antiche reazioni redox. Queste particolari reazioni chimiche possono essere prodotte da alcuni processi biologici e possono, quindi, rappresentare una biofirma, confermando la presenza in passato di vita microbica. Per il momento, si tratta di un’ipotesi in quanto non è escluso che le tracce rilevate siano legate a processi geologici. Le indagini continueranno in futuro.
L’obiettivo della NASA è inviare un veicolo spaziale su Marte con l’obiettivo di raccogliere i campioni di Perseverance e riportarli sulla Terra. Si tratta di un progetto molto ambizioso che deve fare i conti con vari problemi, a partire dal possibile taglio dei budget della NASA che potrebbe mettere a rischio l’iniziativa. Poter analizzare i campioni di Perseverance permetterebbe di avere le idee più chiare e capire se davvero le tracce raccolte possono confermare l’esistenza di vita su Marte. Servirà tempo e, probabilmente, anche molta fortuna, ma si tratta di un piccolo indizio da non sottovalutare.
La chimica è sempre più importante
Sean McMahon, un astrobiologo che guida il Planetary Paleobiology Group all’Università di Edimburgo, in una dichiarazione riportata da National Geographic, sottolinea l’importanza della chimica delle atmosfere degli esopianeti per quanto riguarda la ricerca di biofirme e, quindi, la conferma dell’esistenza della vita oltre la Terra. Per McMahon: “Il modo in cui scopriremo la vita inizierà con un’osservazione che non sapremo spiegare, poi il vero lavoro consisterà nel trovare tutte le possibili spiegazioni e svolgere il lavoro di investigazione scientifica”.


















