Libero
SCIENZA

Nuova scoperta sui ricci di mare: sono cervelli con le spine (non tanto diversi da noi)

Lo studio dei ricci di mare offre una visione alternativa sullo sviluppo di un organismo non tanto distante da noi, geneticamente

Pubblicato:

Riccio di mare 123RF

La natura è colma di sfumature che ancora non conosciamo o comprendiamo. Pensiamo ai ricci di mare, piccoli, silenziosi, colmi di aghi che si rotolano sui fondali. Non hanno un viso, uno sguardo da analizzare e non mostrano alcuna struttura che possa ricordarci un sistema nervoso. Una recente ricerca però, pubblicata su Science Advances, ci dice come non stiamo osservando altro che il loro cervello, in toto, cosparso di aculei.

Il riccio cambia forma

Il cervello del riccio di mare non è celato. Non è posto in una testa ma è sparso ovunque. Da sottolineare, inoltre, come le spine non ne siano escluse. Non sono soltanto un “accessorio” di tutela ma risultano parte integrante del cervello della creatura. Una rete di cellule nervose ben estesa, che raggiunge il cuore gelatinoso. Gli aspetti interessanti non sono però ancora terminati.

Il team guidato dal biologo dello sviluppo Periklis Paganos ha studiato dettagliatamente la metamorfosi del riccio di mare viola (tra le specie più diffuse nei laboratori di biologia marina). L’obiettivo dello studio era comprendere cosa accade quando questo strano animale passa da uno stato di larva che nuota libera a un riccio completo, dotato di ventose e spine.

Da piccoli, per quanto possa sembrare strano, i ricci hanno una forma simile alla nostra (entro gli ovvi limiti). Si parla di simmetria bilaterale, ovvero vantano un “fronte” e un “retro”, con un’organizzazione generale che sfiora concettualmente quella dei vertebrati.

Durante la trasformazione verso l’età giovanile, però, tutto cambia. La simmetria si riorganizza in senso radicale. L’intero corpo diventa così un solo sistema coordinato. È in questa fase che avviene la rivelazione.

Tutto cervello: la rete nervosa che avvolge il riccio

Mappando l’attivazione dei geni nel corso della metamorfosi, i ricercatori sono riusciti a scoprire che, pur mantenendo molte delle strutture cellulari di base, viene riorganizzata del tutto l’architettura neuronale. Il risultato? Un corpo in cui più della metà dei cluster cellulari identificati sono neuroni.

Questi producono una gamma di neurotrasmettitori che riconosciamo molto bene:

  • Dopamina;
  • Serotonina;
  • GABA;
  • Glutammato;
  • Istamina.

A ciò si aggiunge, poi, un vasto assortimento di neuropeptidi. Ciò che regola il funzionamento del cervello umano, di fatto. In parole povere, il riccio ha distribuito in ogni direzione, ciò che noi custodiamo nella testa. È stato così creato un sistema nervoso diffuso, sorprendentemente sofisticato. Un cervello “aperto”, per così dire, che si sviluppa in più punti contemporaneamente.

L’importanza di questa scoperta

Nonostante il loro aspetto alieno, i ricci di mare sono geneticamente meno distanti da noi di quanto sembri. Il loro modo di costruire neuroni, gestire neurotrasmettitori e organizzare lo sviluppo embrionale condivide degli antichi tratti con i vertebrati.

Si tratta oggi di creature ben distanti da noi, sia sotto l’aspetto visivo che cognitivo. Attraverso lo studio, però, la biologia riesce a comprendere come, milioni di anni fa, i sistemi nervosi si siano evoluti in forme tanto differenti.

Il cervello con le spine, che è il riccio di mare, apre dunque una finestra su un modo alternativo di essere organismo. Senza testa e senza centro di comando, ma con un’intelligenza distribuita che coordina ogni movimento.