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SCIENZA

Dimostrò che si potevano mandare i razzi nello spazio, ma lo presero in giro: chi è stato Robert Goddard

Robert Goddard ha dato un contributo importantissimo alla nascita dell'esplorazione spaziale: lo scienziato dimostro che si potevano mandare i razzi nello spazio

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Razzi goddard iStock

Sfuggire all’orbita terrestre ed esplorare lo spazio è da tempo un sogno dell’umanità. La scienza ci ha permesso di raggiungere traguardi davvero incredibili, come l’arrivo sulla Luna e la creazione di costellazioni di satelliti oltre che l’invio di sonde in giro per il sistema solare.

Per il futuro, inoltre, ci sono obiettivi ancora più ambiziosi come la creazione di basi lunari e l’esplorazione di Marte. Più di 100 anni fa, tutti questi obiettivi (raggiunti o da raggiungere) sembravano impossibili. Alcuni visionari, però, sognavano la possibilità di esplorare lo spazio e si sono impegnati per gettare le basi scientifiche su cui “costruire” l’esplorazione spaziale.

Un esempio in tal senso è rappresentato da Robert Goddard, scienziato americano che ha dato un contributo importantissimo, contribuendo a dare il via all’era dell’astronautica, la disciplina che si occupa della navigazione al di fuori dell’atmosfera terrestre.

Inizialmente, però, Goddard venne deriso, nonostante le sue ricerche dimostrassero che l’umanità avrebbe potuto, con il ricorso alle giuste tecnologie, raggiungere traguardi impensabili all’epoca. Ecco perché viene ricordato ancora oggi.

Lo scienziato che anticipò i tempi

Laureato in fisica presso  il Worcester Polytechnic Institute e la Clark University, Robert Goddard, fin da giovanissimo, aveva il pallino dell’esplorazione dello spazio, ispirato ai racconti di fantascienza di autori come H. G. Wells.

Durante i suoi studi, lo scienziato dimostrò che i razzi tubolari a propulsione di combustibili solidi, come la polvere da sparo, non avrebbero mai potuto contribuire a lanciare verso lo spazio un veicolo.

Nel 1908, per questo scopo, teorizzò che solo i combustibili liquidi avrebbero potuto generare l’enorme spinta necessaria per portare un razzo nello spazio.

Pochi anni dopo, nel 1919, dimostrò, ricorrendo a calcoli matematici teorici e test in camera a vuoto statico, che la propulsione a razzo a propellente liquido avrebbe funzionato anche nel vuoto spaziale.

In questo modo, un razzo avrebbe potuto raggiungere una velocità sufficiente per sfuggire all’atmosfera terrestre. Inizialmente, il lavoro di Goddard venne deriso. Come ricostruito da un approfondimento di National Geographic, infatti, la possibilità di utilizzare razzi per raggiungere la Luna venne definita come “un’assurdità”.

Le critiche non fermarono la ricerca

Le critiche e le prese in giro non fermarono Goddard che nel 1926 riuscì a lanciare un razzo utilizzando una combinazione di benzina e ossigeno liquido, dopo aver costruito un sito di prova nella fattoria della zia ad Auburn, nel Massachusetts. Il razzo in questione percorse 12,5 metri in 2,5 secondi.

Goddard non divulgò inizialmente i risultati dei suoi test. Il lavoro non si fermò e nel 1930 lo scienziato si spostò a Roswell, nel New Mexico, città diventata famosa per un famoso incidente, nel 1947, quando un pallone sonda del progetto militare Mogul o un presunto UFO precipitò al suolo, dando il via a un vero e proprio turismo a tema che ancora oggi continua.

Goddard morì nel 1945, dopo aver collaborato con la Marina americana per lo sviluppo di sistemi di decollo assistito da razzi sfruttando propellenti liquidi. Negli anni ’50, quando partì la corsa allo spazio, gli Stati Uniti riscoprirono il suo lavoro e gli scienziati capirono che le ricerche di Goddard avevano gettato le basi dell’esplorazione spaziale.

La NASA ha intitolato una struttura allo scienziato, il Goddard Space Flight Center.