Gli scienziati vogliono riportare in vita la rana che partoriva dalla bocca
La Rheobatrachus silus, conosciuta come la rana che partoriva dalla bocca, è un anfibio australiano estinto: con la clonazione del DNA potrebbe tornare a vivere

Negli anni Settanta, in Australia, fu scoperta una creatura tanto bizzarra quanto misteriosa: la rana che partoriva dalla bocca, nota scientificamente come Rheobatrachus silus o rana gastrica meridionale. Estinta da decenni, oggi gli scienziati stanno cercando di riportarla in vita attraverso un ambizioso esperimento di de-estinzione, il Project Lazarus, che unisce biotecnologia e tutela ambientale per dare una seconda possibilità a uno degli anfibi più incredibili mai esistiti.
La straordinaria rana che partoriva dalla bocca: un caso unico in natura
La rana gastrica meridionale fu scoperta nel 1973 nel sud-est del Queensland, tra le foreste pluviali delle Conondale Ranges. A prima vista sembrava un piccolo anfibio come tanti, ma i ricercatori rimasero sbalorditi di fronte al suo comportamento riproduttivo: la femmina ingeriva le proprie uova fecondate, le incubava nello stomaco sospendendo la secrezione di acido gastrico e, dopo alcune settimane, “partoriva” i girini direttamente dalla bocca. Un fenomeno unico nel regno animale che, appunto, le valse il soprannome di “rana che partoriva dalla bocca”.
Questa strategia riproduttiva straordinaria attirò subito l’attenzione della comunità scientifica internazionale, poiché dimostrava capacità fisiologiche e adattamenti che fino ad allora si ritenevano impossibili per un vertebrato. Tuttavia, proprio mentre gli studiosi iniziavano a comprenderne i segreti, la specie scomparve misteriosamente.
Le cause dell’estinzione
La Rheobatrachus silus si estinse nel giro di pochi anni, lasciando un vuoto nel mondo della zoologia. Le cause precise non sono mai state accertate, ma gli scienziati ipotizzano che la colpa sia del fungo patogeno Batrachochytrium dendrobatidis, responsabile della chitridiomicosi, una malattia mortale che colpisce la pelle degli anfibi e ha già decimato decine di specie in tutto il mondo.
Oltre alla diffusione del fungo, l’impatto dell’inquinamento e la perdita di habitat naturali potrebbero aver accelerato la scomparsa di questa rana australiana. La sua estinzione è stata ufficializzata nel 2000, lasciando dietro di sé soltanto alcuni campioni conservati nei laboratori e una memoria scientifica di grande valore.
Project Lazarus: la scienza tenta la de-estinzione
Nonostante la scomparsa della specie, il desiderio di rivedere la rana gastrica meridionale viva non si è mai spento. In Australia è nato il Project Lazarus, un programma di de-estinzione che mira a ricreare la specie attraverso la clonazione del DNA recuperato da tessuti conservati fin dagli anni Settanta. I ricercatori hanno già ottenuto risultati promettenti: utilizzando ovuli di una specie affine, la rana barrata Mixophyes fasciolatus, sono riusciti a far dividere alcune cellule fino allo stadio embrionale iniziale, confermando la presenza del materiale genetico originale della Rheobatrachus.
Anche se nessun embrione è ancora sopravvissuto a lungo, questi esperimenti segnano un passo importante nella ricerca sulla risurrezione biologica delle specie estinte e aprono nuove prospettive per la conservazione della biodiversità.
Anfibi come biondicatori ambientali
La storia della rana che partoriva dalla bocca è diventata un simbolo nella FrogID Week, un evento annuale promosso dall’Australian Museum per sensibilizzare i cittadini sulla conservazione delle rane e degli anfibi. Attraverso un’app dedicata, chiunque può registrare i richiami delle rane e contribuire al monitoraggio delle oltre 240 specie presenti nel Paese.
Le rane, infatti, sono veri bioindicatori ambientali: la loro presenza o scomparsa è un segnale diretto dello stato di salute degli ecosistemi acquatici. Studiare e proteggere questi animali significa quindi difendere anche l’equilibrio naturale di fiumi, laghi e foreste pluviali.





















