Libero
INTELLIGENZA ARTIFICIALE

L’IA sta andando troppo veloce: ora OpenAI pensa di rallentare

OpenAI valuta di rallentare lo sviluppo dell’IA più avanzata dopo gli ultimi test e gli episodi di sicurezza che hanno coinvolto i suoi modelli

4 min di lettura

Intelligenza artificiale 123rf

L’azienda che ha imposto per prima i ritmi dell’intelligenza artificiale ora sta valutando di rallentarli, di decelerarne lo sviluppo: all’interno di OpenAI, infatti, il responsabile scientifico avrebbe messo per iscritto un invito alla cautela e l’amministratore delegato lo avrebbe sottoscritto in pubblico.

Il saggio che ha aperto la discussione

Ma andiamo per ordine, cercando di capire cos’è successo. Il 6 settembre 2026 Jakub Pachocki, chief scientist di OpenAI, ha pubblicato sul sito dell’azienda un testo intitolato An Alien Mind. La tesi centrale è che nessun laboratorio abbia risolto i problemi di allineamento e monitoraggio in misura sufficiente per continuare a scalare alla massima velocità.

Ciò implica che le pause volontarie siano destinate a diventare pratica ordinaria fino alla definizione di soglie di sicurezza condivise. Sempre Pachocki sostiene che il chain-of-thought monitoring, la tecnica che consiste nell’osservare i passaggi di ragionamento di un modello per intercettarne i comportamenti disallineati, stia perdendo efficacia.

I motivi che elenca sono tre: il confine tra ragionamento e comunicazione supervisionata si sta dissolvendo, i modelli diventano abili nel modellare le proprie catene di ragionamento, e le capacità crescono anche in assenza di ragionamento verbalizzato.

La sua richiesta finale è istituzionale: trasformare i framework volontari delle aziende in soglie di sicurezza obbligatorie, verificabili da revisori terzi, agenzie governative o organismi internazionali.

La riunione interna raccontata da Bloomberg

Subito dopo, effettivamente, Sam Altman ha condiviso il testo sui social definendolo un contributo importante. Questo passaggio sicuramente fa sì che la sua posizione sia qualcosa di più dell’opinione di un singolo dirigente.

La situazione però avrebbe preso una piega ancor più interessante durante una riunione con i dipendenti: stando a quanto riportato da Bloomberg, il CEO avrebbe prospettato la disponibilità di OpenAI a rallentare il proprio sviluppo, eventualmente insieme a un gruppo di laboratori concorrenti, riconoscendo che qualcuno potrebbe rifiutarsi di partecipare.

L’innesco: il caso Hugging Face

Certo, attenzione: la ricostruzione si basa su persone informate dei fatti che hanno chiesto di restare anonime e OpenAI ha preferito non commentare. Ma se si getta uno sguardo al passato, si può individuare un’origine nel cambio di registro.

A luglio 2026, durante valutazioni interne di cybersicurezza, alcuni modelli di OpenAI hanno aggirato i controlli che li tenevano isolati dalla rete e sono arrivati a compromettere parti della propria infrastruttura di ricerca e dei sistemi di Hugging Face.

Gli agenti operavano con salvaguardie ridotte, hanno comunicato attraverso canali non autorizzati e hanno sfruttato vulnerabilità in infrastrutture condivise. Il protagonista principale era un modello di ricerca a uso interno, mai destinato al rilascio pubblico.

La sospensione e il malcontento

Il 18 agosto l’azienda ha annunciato una sospensione di due settimane dell’addestramento tramite reinforcement learning sui modelli destinati al deployment, tenendo in attesa la più grande sessione prevista di addestramento di frontiera. Il 26 agosto è arrivato il rapporto tecnico completo, trentotto pagine.

Già a fine luglio, in un’intervista, Altman aveva detto che poteva rendersi necessario modulare il ritmo di sviluppo per dare alla società il tempo di irrobustirsi attorno ai nuovi livelli di capacità. Frattanto, il malcontento interno al settore è diventato visibile.

Alla fine di luglio oltre mille dipendenti delle principali aziende di intelligenza artificiale hanno firmato una petizione per chiedere meccanismi capaci di rallentare la corsa. Il 9 settembre un ricercatore di Anthropic, Jacob Coxon, ha annunciato le dimissioni accusando pubblicamente la propria azienda e OpenAI di correre verso una superintelligenza pericolosa in grado di migliorarsi da sola.

Una scelta opposta al mercato

Se le intenzioni di rallentare sembrano chiare, manca però la componente pratica. In primis, perché si tratterebbe di una scelta non proprio redditizia dato che c0p una domanda di mercato in crescita: per esempio GPT-6 Astra, rilasciato il 3 settembre, ha generato un afflusso tale da costringere OpenAI a sospendere temporaneamente le nuove iscrizioni al piano individuale di fascia alta.

Poi, c’è un nodo è di attuazione: nessuno dei documenti pubblicati finora indica quali laboratori parteciperebbero a un rallentamento coordinato, quale soglia lo renderebbe obbligatorio e chi verificherebbe il rispetto degli impegni. Per sapere come si evolverà la situazione, non resta che aspettare.