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Raffiche di vento fino a 405 km/h, l'uragano Melissa ha raggiunto un nuovo record

Paura e devastazione ma, scientificamente parlando, anche un nuovo record: perché l'uragano Melissa è entrato nella storia della meteorologia.

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Raffiche di vento fino a 405 km/h, l'uragano Melissa ha raggiunto un nuovo record 123RF

L’uragano Melissa ha imperversato come tempesta di categoria 5 nei Caraibi lo scorso ottobre. Una furia talmente violenta da considerarlo già uno degli eventi meteorologici più potenti di sempre. Ma adesso abbiamo qualche dato in più, che non fa altro che avvalorare ciò: le sue raffiche più forti hanno raggiunto velocità record, sfiorando i limiti fisici mai misurati in un ciclone tropicale.

L’uragano Melissa stabilisce un nuovo record

Come riporta Scientific American, la tempesta ha prodotto una raffica di vento di circa 405 km/h, valore inferiore appena 1,6 km/h alla raffica di vento più veloce mai misurata sulla Terra (il Ciclone Olivia del 1996), superando di 6,34 km/h il precedente record per un ciclone tropicale in mare.

Il record è stato registrato da una dropsonde (sonda paracadutata), rilasciata da un aereo Hurricane Hunter della National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) direttamente nel cuore della tempesta. La precedente tempesta da record, il tifone Megi del 2010, si era sviluppata nel Pacifico, dove le acque più calde solitamente favoriscono cicloni più potenti rispetto all’Atlantico. Un uragano atlantico ha infranto questo primato e questo ha scosso gli esperti.

“È davvero sorprendente”, ha affermato Holger Vömel, scienziato atmosferico presso il National Center for Atmospheric Research (NCAR) di Boulder, in Colorado. Vömel ha collaborato con i meteorologi della NOAA per verificare che la misurazione non fosse frutto di un errore strumentale, come accaduto in passato con dati errati dell’uragano Katrina nel 2005. Nel caso di Melissa l’esito è stato inequivocabile: “Tutto si è comportato esattamente come previsto”.

È fondamentale distinguere tra queste raffiche transitorie e i venti sostenuti che determinano la categoria sulla scala Saffir-Simpson. Mentre le raffiche durano pochi secondi, i venti sostenuti sono calcolati sulla media di un minuto. Anche in questo, l’uragano Melissa è stato mostruoso: i suoi venti sostenuti hanno raggiunto i 295 km/h, posizionandolo al secondo posto tra gli uragani più forti mai registrati nell’Atlantico e rendendolo la tempesta più potente ad aver mai colpito la Giamaica.

Il record assoluto di 408 km/h del Ciclone Olivia resiste tecnicamente per le misurazioni al suolo, ma Vömel avverte che il paragone non regge. Il record del 1996 fu misurato a 10 metri dal suolo, dove la topografia può accelerare artificialmente il vento, mentre la raffica di Melissa è stata rilevata circa 20 volte più in alto, sopra l’oceano aperto e quindi libera da interferenze terrestri.

Il ruolo del riscaldamento globale

L’uragano Melissa ha raggiunto questa potenza devastante grazie al suo lento passaggio su acque oceaniche anomalamente calde (circa 1,4°C sopra la media), che hanno agito come carburante per una rapida intensificazione. Oltre ai venti, Melissa ha quasi stabilito un record di pressione minima (892 millibar), diventando il terzo uragano più intenso dell’Atlantico per pressione.

Al di là dei record, l’impatto umano è stato catastrofico. Melissa è stata la tempesta più forte ad aver mai toccato terra in Giamaica, causando danni stimati per 9 miliardi di dollari e distruggendo il “granaio” agricolo dell’isola nella parrocchia di Saint Elizabeth. “Queste tempeste vanno prese sul serio. Si tratta di un evento da record ed è davvero sorprendente che possiamo osservarlo. Ma ci sono anche persone sul campo che hanno sofferto per questo”, ha tenuto a ricordare Vömel.

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