Cos'è QuitGPT, la campagna che invita a boicottare ChatGPT
Quitgpt è la nuova iniziativa con cui un gruppo di attivisti sta tentando di boicottare ChatGPT: ecco le motivazioni

ChatGPT è un vero e proprio simbolo del settore che racchiude tutti i servizi legati all’utilizzo dell’intelligenza artificiale generativa. Il chatbot ha registrato una forte crescita, in termini di utenti attivi e anche di funzionalità, nel corso degli ultimi anni e, nonostante una concorrenza crescente, è oggi il servizio più utilizzato al mondo nella sua categoria.
Direttamente dagli Stati Uniti, però, arriva un tentativo di boicottaggio del servizio di OpenAI. Si tratta di QuitGPT. Come riportato da Mit Technologi Review, quest’iniziativa racchiude attivisti e utenti e sta promuovendo la cancellazione degli abbonamenti al servizio.
Tra i sostenitori dell’iniziativa c’è anche il noto attore Mark Ruffalo, sempre pronto a dire la sua su tematiche sociali, non solo legate agli Stati Uniti. Le motivazioni alla base della campagna di boicottaggio di ChatGPT sono diverse e anche molto eterogenee e prendono in considerazione il funzionamento del chatbot e soprattutto un coinvolgimento politico da parte di OpenAI.
Una campagna di boicottaggio
Quella avviata da QuitGPT è una vera e propria campagna di boicottaggio di ChatGPT, legata in parte agli scarsi risultati di GPT 5.2, evoluzione del modello AI alla base del servizio che ha fatto discutere, e al suo impatto negativo che può avere sulla salute mentale delle persone, soprattutto in caso di utilizzo eccessivo.
Una rapida occhiata alla home page del sito dell’iniziativa (disponibile al link quitgpt.org), però, ci permette di capire le motivazioni principali alla base del tentativo di boicottaggio. OpenAI viene definito come il “più grande donatore” di Trump. Si tratta di una dichiarazione molto forte e che viene ridimensionata notevolmente scorrendo la home page, in un testo in cui viene chiarito che questa definizione è limitata al settore dell’industria AI.
Il presidente di OpenAI, Greg Brockman, e il CEO, Sam Altman, avrebbero donato circa 26 milioni di dollari in supporto alle attività politiche di Trump. Secondo gli organizzatori dell’iniziativa, i due avrebbero “donato a Trump 26 volte di più di qualsiasi altra grande azienda di intelligenza artificiale“.
Viene segnalato anche un report di The Information, secondo cui l‘agenzia federale ICE utilizzerebbe un software basato su GPT-4 di OpenAI che, però, ha negato rapporti commerciali diretti con l’agenzia sottolineando che l’ICE può accedere all’interfaccia di programmazione del chatbot con un abbonamento professionale.
Nel testo, l’organizzazione si definisce come “un gruppo di attivisti democratici profondamente preoccupati per il contributo delle aziende di intelligenza artificiale all’ascesa dell’autoritarismo negli Stati Uniti“.
Le alternative
QuitGPT invita gli utenti a usare servizi alternativi per accedere all’intelligenza artificiale come Confer, Alpine e Lumo mentre per le aziende ci sono Gemini di Google e Claude di Anthropic tra i servizi consigliati. Il sito non riporta, però, che anche Google ha effettuato una donazione per Trump (pratica comune per tutte le grandi aziende americane che supportano entrambi i partiti). Da segnalare, inoltre, che viene esplicitamente sconsigliato l’utilizzo di Grok.


















