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La Terra ha più “lune” di quante pensiamo: ne abbiamo vista una da vicino

Oltre alla Luna, il nostro pianeta è circondato da quasi lune e mini lune. La sonda Tianwen-2 ha fotografato da vicino Kamo'oalewa, un misterioso asteroide che potrebbe essere un pezzo del nostro satellite.

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Corpi celesti nell’Universo 123RF
  • La Terra convive con diverse quasi lune e mini lune: piccoli asteroidi co-orbitanti che sfidano l'idea di un sistema solare statico.
  • La sonda cinese Tianwen-2 si è avvicinata a 20 km da Kamo'oalewa, fornendo immagini e pianificando nove mesi di raccolta di campioni.
  • Kamo'oalewa potrebbe essere un frammento antichissimo della Luna; i campioni riportati aiuteranno a chiarire origine e dinamica dei corpi vicini.

La Terra non è sola nel suo viaggio spaziale e possiede una schiera di “compagni di viaggio” invisibili a occhio nudo. Oltre alla nostra celebre Luna, il pianeta è circondato da quasi lune e mini lune temporanee, piccoli asteroidi catturati dalla gravità o sincronizzati con la nostra orbita. Recentemente, la sonda cinese Tianwen-2 ha fotografato a soli venti chilometri di distanza Kamo’oalewa, una di queste misteriose rocce cosmiche, offrendoci il primo piano ravvicinato di un mondo finora quasi sconosciuto.

Il vicino di casa che non ti aspetti

Nello Spazio profondo le apparenze ingannano e il nostro panorama celeste è molto più affollato di quanto mostrino le mappe scolastiche.

Gli astronomi hanno scoperto che la Terra convive con una sfilata perpetua di piccoli corpi celesti. Tra questi spiccano le quasi lune, rocce che orbitano formalmente intorno al Sole ma seguono una traiettoria ad anello così vicina alla nostra da sembrare legati al pianeta.

Ben Sharkey, astronomo dell’Università del Maryland, fa notare che questi oggetti costringono a riconsiderare l’idea di un sistema solare statico e ordinato.

Attualmente si conoscono almeno sette quasi lune della Terra, l’ultima delle quali, denominata PN7, è stata individuata dall’Osservatorio Pan-STARRS alle Hawaii nell’agosto del 2025.

Se PN7 si è sincronizzata con noi negli anni ’60 e ci saluterà nel 2083, il record di stabilità appartiene a Kamo’oalewa.

Questo asteroide, grande quanto una ruota panoramica, ci accompagna da un secolo e resterà nei paraggi per altri trecento anni, offrendo agli scienziati un’opportunità di studio formidabile.

Occhi puntati su Kamo’oalewa

Il 2 luglio 2026 la missione spaziale cinese Tianwen-2 ha compiuto un’impresa storica.

Dopo tredici mesi di viaggio e un miliardo di chilometri percorsi dal lancio, avvenuto a maggio 2025, la sonda si è portata a soli venti chilometri da Kamo’oalewa.

L’immagine ravvicinata inviata alla China National Space Administration mostra un corpo celeste dal diametro stimato tra i 40 e i 100 metri. Si tratta dell’asteroide più piccolo mai visitato da un veicolo umano.

Il fisico Zhang Rongqiao, del centro di ingegneria spaziale di Pechino, ha spiegato che la particolare orbita di questo oggetto co-orbitale mantiene una distanza stabile dalla Terra, facilitando le comunicazioni e il controllo della sonda.

Tianwen-2 non si limiterà a scattare fotografie, ma trascorrerà nove mesi nei dintorni della roccia per raccogliere campioni del suolo da riportare a terra, prima di dirigersi verso la bizzarra cometa 311P oltre l’orbita di Marte.

Frammenti di una vecchia storia

La vera domanda che interessa gli scienziati riguarda l’origine di queste mini lune.

Una delle ipotesi più suggestive, supportata da precedenti analisi spettroscopiche al telescopio, suggerisce che Kamo’oalewa non sia un comune asteroide della fascia principale spinto fin qui dalla gravità di Giove, bensì un antico frammento della nostra stessa Luna, strappato via da un impatto colossale.

La sua composizione chimica, infatti, appare stranamente simile a quella delle rocce lunari, ma visibilmente più logorata dal vento solare.

I campioni che la sonda cinese paracaduterà sul nostro pianeta serviranno a risolvere questo enigma. Capire se siamo di fronte a detriti spaziali vaganti o a pezzi della nostra vecchia Luna aiuterà a comprendere meglio la dinamica del Sistema Solare interno.

La tecnologia odierna, supportata da nuovi strumenti come l’Osservatorio Vera C. Rubin, promette di individuare molti altri compagni di viaggio. Anche se la Terra non potrà mai catturare stabilmente una seconda luna gigante, sapere che là fuori ci sono piccoli corpi gemelli rende il nostro angolo di universo un posto decisamente meno solitario.