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I browser web più comuni sono davvero sicuri? La risposta degli esperti

Secondo una recente analisi alcuni dei browser più popolari sono anche quelli meno sicuri in termini di privacy e protezione dei dati personali degli utenti

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browser Primakov / Shutterstock

In sintesi

  • Lo studio di Digitain evidenzia come i browser più diffusi non siano i più sicuri: Google Chrome registra un rischio elevato così come i nuovi browser basati sull’intelligenza artificiale.
  • Per una navigazione sicura, emergono soluzioni come DuckDuckGo e Tor Browser, focalizzati sull’anonimato, e Brave o Mullvad Browser, che offrono il miglior compromesso tra usabilità e sicurezza bloccando nativamente tracker e pubblicità.

Quando bisogna scegliere un browser web, la maggior parte degli utenti guarda a velocità, compatibilità con i siti e integrazione con altri servizi, mentre la protezione dei dati personali resta spesso in secondo piano.

Una scelta rischiosa, soprattutto se si considera che il browser è la principale porta d’accesso alla rete e il primo punto di contatto tra l’utente e l’ecosistema digitale. Un nuovo rapporto sulla privacy online mostra come i software più diffusi non siano necessariamente quelli più attenti alla riservatezza e questo potrebbe rappresentare un problema per gli utenti.

Perché i browser non sono sicuri?

Secondo uno studio condotto da Digitain, i browser più popolari presentano criticità significative sul fronte della tutela dei dati. Google Chrome, che domina il mercato globale da anni, ottiene risultati particolarmente deludenti, con un punteggio di rischio pari a 76 su 100, si colloca tra i browser meno affidabili in termini di privacy.

Un dato che rafforza una critica ormai ricorrente, con il modello di business di Google, fortemente basato su pubblicità e profilazione, rende difficile conciliare diffusione di massa e reale protezione dell’utente.

Ancora più preoccupante è la performance dei nuovi browser basati sull’intelligenza artificiale. Tra questi ChatGPT Atlas, il browser sperimentale di OpenAI, che ha ottenuto un punteggio di rischio di 99 su 100, risultando il peggiore dell’intero confronto con lacune significative nella protezione contro il tracciamento e nella gestione delle sessioni di navigazione.

In tal senso il punto critico è strutturale, con i sistemi AI che funzionano raccogliendo e analizzando grandi quantità di informazioni, cosa che aumenta il rischio che vengano trattati più dati di quanto l’utente immagini. In altre parole, l’intelligenza artificiale non è di per sé una garanzia di sicurezza. Anzi, se non progettata con criteri rigorosi di minimizzazione dei dati, può diventare un ulteriore vettore di esposizione.

La classifica non risparmia nemmeno altri nomi noti. Subito dopo Chrome compaiono Vivaldi e Microsoft Edge, anch’essi con punteggi elevati che indicano un rischio significativo per la privacy.

Mozilla Firefox e Apple Safari, invece, si posizionano a metà classifica, offrendo una protezione discreta ma non eccellente.

Quale sono i browser più sicuri?

Nella parte alta della classifica emergono browser progettati esplicitamente per ridurre al minimo il tracciamento come DuckDuckGo e Tor Browser che si confermano come strumenti orientati all’anonimato e alla protezione dell’identità digitale.

Importante sottolineare, però, che non si tratta però di soluzioni adatte a tutti e l’esperienza d’uso può risultare meno fluida con alcune funzionalità moderne che vengono sacrificate in nome della sicurezza.

Lo studio segnala in positivo Brave e Mullvad Browser, entrambi molto attenti a ridurre il tracciamento fin dalle impostazioni predefinite, adottando anche modelli che bloccano annunci e tracker in modo nativo, senza richiedere configurazioni avanzate.

Per gli utenti più attenti alla privacy, queste soluzioni rappresentano un compromesso interessante tra usabilità e protezione dei dati, dimostrando che un’alternativa ai colossi del web è possibile.