Giocare ai videogiochi migliora le capacità cognitive: cosa dice lo studio
Secondo uno studio i videogiochi potrebbero influenzare lo sviluppo delle capacità cognitive migliorando memoria, attenzione, ragionamento e abilità verbali

In Sintesi
- Secondo una ricerca chi gioca ai videogiochi per più di cinque ore settimanali mostra prestazioni cognitive pari a individui molto più giovani.
- Lo studio suggerisce che l’impegno costante nel gaming possa rafforzare la materia grigia e la connettività cerebrale in modo simile a quanto avviene per i musicisti.
Secondo uno studio giocare coi videogiochi potrebbe influenzare lo sviluppo delle capacità cognitive, con effetti che in alcuni casi assomigliano a quelli osservati in individui più giovani. Lo studio, presentato al Manchester Science Festival, indica che chi dedica al gioco più di cinque ore settimanali a un singolo genere mostra performance cognitive superiori rispetto a chi gioca meno o cambia spesso tipologia di gioco.
La ricerca, condotta da un team della Western University in Canada in collaborazione con il Science and Industry Museum di Manchester, ha coinvolto oltre 2.000 partecipanti in tutto il mondo, misurando aspetti come memoria, attenzione, ragionamento e abilità verbali.
I risultati mostrano un legame chiaro tra tempo di gioco e capacità cognitive, mentre non emergono differenze significative sul fronte della salute mentale.
Gaming e capacità cognitive, cosa dice la ricerca
Una delle scoperte più sorprendenti dello studio riguarda il confronto con l’età. I partecipanti che hanno riportato più di cinque ore settimanali di gioco a un unico genere hanno ottenuto punteggi cognitivi equivalenti a persone di circa 13,7 anni più giovani. Al contrario, chi giocava meno di cinque ore e variava tra generi diversi mostrava una “giovinezza cognitiva” equivalente a circa 5,2 anni in meno rispetto alla propria età cronologica.
Questi risultati suggeriscono che l’impegno mirato nel gioco può rafforzare specifiche competenze mentali, come la memoria operativa, l’attenzione sostenuta e la capacità di risolvere problemi in tempo reale. Come già anticipato, nonostante i benefici cognitivi, lo studio non registra un impatto significativo sulla salute mentale degli individui.
Il nuovo studio si inserisce in un corpus crescente di ricerche che collegano videogiochi e struttura cerebrale, con ricerche precedenti che indicano che i giocatori frequenti possono mostrare maggiore connettività e più materia grigia in aree correlate all’attenzione e alla coordinazione visuo-motoria rispetto ai non videogiocatori, benché non sia ancora chiaro se il gioco causi questi cambiamenti o se individui con queste caratteristiche siano più attratti dal gaming.
Altri studi suggeriscono che l’esperienza videoludica può modificare l’attività cerebrale in reti specifiche coinvolte nella pianificazione e controllo motorio, con pattern simili a quelli osservati in esperti di compiti complessi come la musica o interventi motori specializzati.
Queste indagini sottolineano come il cervello sia un organo altamente plastico, capace di adattarsi alle richieste cognitive delle attività ripetute, sia legate al mondo dei videogiochi che non.
I videogiochi potrebbero non essere solo un passatempo
Nel complesso, la ricerca presentata suggerisce che giocare ai videogiochi non è solo un passatempo, ma può diventare uno strumento per potenziare funzioni cognitive chiave, rendendo il cervello di alcuni videogiocatori più efficiente e giovane nelle prestazioni mentali.
Nonostante questi risultati promettenti, comunque, il campo del gaming associato allo sviluppo cerebrale è un settore ancora in espansione, solo con ulteriori studi di settore potranno confermare gli effettivi benefici dei videogiochi sul cervello e, magari in futuro, diventare un sistema di supporto per le persone con problemi cognitivi.


















