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Quali sono gli alberi che producono più ossigeno

Conosciamo meglio gli alberi e il loro ruolo del nostro mondo: quali producono più ossigeno, perché e cosa c'entra la stagionalità

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Foresta innevata 123RF

Gli alberi producono ossigeno, questo è chiaramente vero, ma non tutti allo stesso modo. Una verità che può sembrare semplice ma che, al contempo, nasconde una sorprendente complessità, fatta di biologia, clima, superfici fogliari e tempi di fotosintesi.

Proviamo a comprendere come funziona realmente la produzione di ossigeno, così da sfatare alcuni miti e, al tempo stesso, comprendere perché foreste e alberature urbane siano tanto centrali nella lotta al cambiamento climatico.

L’importanza degli alberi (non solo ossigeno)

L’ossigeno è parte della storia ma non tutta. Gli alberi assorbono CO₂, raffreddano le città grazie all’ombreggiamento e all’evapotraspirazione, proteggono il suolo dall’erosione e ospitano una quantità enorme di biodiversità. In parole povere: eliminarli o ridurli significa alterare gli equilibri che vanno ben oltre l’aria che respiriamo.

Gli alberi più efficienti

La quantità d’ossigeno che un albero produce dipende principalmente dal LAI (Leaf Area Index). Si tratta della superficie fogliare totale rapportata a un metro quadrato di suolo. In parole povere, più foglie ci sono, più fotosintesi avviene, più ossigeno viene rilasciato nell’atmosfera. Non conta solo la specie, quindi, ma anche:

  • età;
  • salute;
  • disponibilità di luce;
  • disponibilità d’acqua;
  • clima.

Secondo le stime utilizzate in ambito forestale, alcune specie risultano mediamente più efficienti nella produzione di ossigeno. Tra queste spiccano il faggio (Fagus sylvatica), l’acero (Acer spp.), l’abete bianco (Abies alba) e l’abete rosso (Picea abies). Hanno chiome ampie e una superficie fogliare elevata, che consente una fotosintesi intensa per gran parte dell’anno.

All’estremo opposto invece si collocano i pini (Pinus spp). Presentano infatti degli aghi sottili e una minore superficie fogliare per unità di suolo. Ciò li rende meno efficienti nella produzione di ossigeno, pur restando specie fondamentali per altri aspetti ecologici. In una posizione intermedia troviamo querce e pioppi, che combinano buone dimensioni della chioma con ritmi di crescita e fotosintesi variabili.

A dire il vero, anche il ciclo stagionale fa la differenza. Gli alberi decidui, come faggi, querce e aceri, producono ossigeno solo quando hanno le foglie, concentrando l’attività fotosintetica in primavera ed estate.

I sempreverdi, come gli abeti, mantengono invece una fotosintesi attiva per più mesi all’anno, anche se durante l’inverno la produzione rallenta drasticamente. Non esiste quindi un vincitore assoluto: tutto dipende dal contesto climatico e geografico.

Quanti alberi servono per una persona

Non esiste un numero fisso di “alberi per persona”. Sappiamo che un adulto consuma in media circa 700-750 kg di ossigeno ogni anno. Detto ciò, molto dipende dal tipo di albero di cui parliamo. Secondo stime divulgative, un grande faggio maturo potrebbe produrre ossigeno bastevole per circa 10 persone all’anno, in teoria. È però una semplificazione estrema.

La produzione reale infatti varia enormemente in base a:

  • specie;
  • dimensioni;
  • condizioni ambientali.

La conclusione è chiara: non basta piantare qualche albero simbolico. Servono molti alberi, ecosistemi sani e continui, foreste tutelate e città più verdi. Perché l’ossigeno che respiriamo è solo il segnale più visibile di un equilibrio naturale molto più ampio e fragile.