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Avvistati misteriosi puntini rossi nell'Universo: sono oggetti celesti sconosciuti

Un ibrido tra una stella e un buco nero supermassiccio: ecco perché quanto scoperto da James Webb è rivoluzionario

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Puntini rossi nell'universo iStock

Cosa sono gli oggetti misteriosi rilevati da James Webb? Cos’ha scoperto di tanto incredibile il telescopio spaziale? Parliamo di “puntini rossi” che, i ricercatori spiegano, potrebbero essere sfere incandescenti alimentate da buchi neri supermassicci.

Il mistero dei puntini rossi

Ogni osservazione del telescopio James Webb promette di rivelarci dettagli sconosciuti e affascinanti dell’universo. Si potrebbe definirlo come uno strumento nato per sconvolgere le nostre certezze.

È proprio il caso dei cosiddetti “puntini rossi”, che sono stati osservati in quello che chiamiamo universo primordiale. Stando a un nuovo studio, pubblicato su Astronomy and Astrophysics, non si tratterebbe di galassie mature. Era questa l’ipotesi iniziale più avvalorata, che potrebbe essere smentita. Si tratterebbe infatti di qualcosa di completamente nuovo: sfere incandescenti di gas che, come detto, sarebbero alimentate da buchi neri supermassicci.

Un’ipotesi degna di un romanzo di fantascienza, avanzata dal team dell’Istituto Max Planck per l’Astronomia di Heidelberg (Germania). Se tutto ciò dovesse essere comprovato, si andrebbe a colmare un vuoto chiave nella nostra comprensione della formazione dei buchi neri giganti, oggi al centro di molte galassie (inclusa la Via Lattea).

Puntini e buchi neri, cosa dice lo studio

A partire dalle prime immagini catturate, alcuni di questi “puntini” brillavano nell’infrarosso con una luminosità inaspettata. Considerando il fatto che risalgano a una fase in cui l’universo aveva appena poche centinaia di milioni di anni, si era pensato inizialmente fossero galassie particolarmente mature e antiche. Qualcosa però non tornava.

I calcoli degli astrofisici hanno evidenziato come le stelle di tali galassie avrebbero dovuto essere concentrate a una densità estrema. Ciò avrebbe richiesto processi di formazione mai osservati prima. Dunque, in parole povere, calcoli errati o necessità di spiegazioni tutt’altro che convenzionali.

La svolta è giunta a luglio 2024, quando un oggetto particolarmente massiccio è stato posto sotto analisi. Definito dagli esperti il più estremo tra i “puntini rossi”, ha costretto a ripartire da zero con calcoli e ipotesi, come spiegato da Anna de Graaff, prima autrice dello studio.

L’analisi spettrale della luce emessa ha permesso al team di escludere l’ipotesi di un ammasso stellare. L’alternativa più coerente con i dati? Un buco nero supermassiccio che divora materia a una velocità tanto elevata da formare intorno a sé una sfera luminosa di gas caldo e denso.

Una configurazione mai osservata prima d’ora, che rappresenterebbe una sorta di ibrido tra un buco nero e una stella. Ecco le parole di Joel Leja, co-autore dello studio: “Questa è la prima ipotesi che si adatta davvero a quasi tutti i dati disponibili”.

L’origine dei buchi neri

Tutto ciò rappresenta un tassello chiave nell’analisi dell’origine dei buchi neri, ancora tanto misteriosa per il mondo scientifico. Da decenni ormai gli astrofisici si interrogano su come si formino i buchi neri supermassicci. Soprattutto come avvenga il tutto tanto rapidamente nell’universo primordiale.

Le galassie che li ospitano appaiono sempre troppo giovani per aver accumulato masse tanto enormi. Ora la scoperta di tali oggetti potrebbe rappresentare un passaggio intermedio. Di fatto siamo dinanzi a una fase evolutiva che non era mai stata considerata prima d’ora.

Tutto ciò apre nuovi scenari, pensando al fatto che tali oggetti possano essere più comuni di quanto pensiamo. La ricerca prosegue e potrebbe svelare aspetti ignoti anche sull’evoluzione delle prime galassie. Il confine tra stella e buco nero, dunque, potrebbe essere molto più sfumato di quanto pensiamo, almeno in quelle fasi iniziali dell’universo.