Libero
STREAMING E SERIE TV

Project Hail Mary, dal cinema alla scienza: i piani estremi per "salvare" la Terra

Da Project Hail Mary alla realtà: cosa potrebbe accadere se il mondo affrontasse una minaccia comune: i piani folli per salvare la Terra

Pubblicato:

Project Hail Mary ANSA

È cosa rara poter parlare di uno splendido adattamento cinematografico di un’opera letteraria. Basti pensare agli adorati film di Harry Potter, che per un certo pubblico sostituiscono i romanzi ma che, di fatto, li modificano sotto vari aspetti, anche mal interpretandoli.

Per una certa generazione c’è soltanto Il Signore degli Anelli in cima alla classifica. Non volendo scomodare Peter Jackson, o men che meno Tolkien, è innegabile che Christopher Miller e Phil Lord abbiano fatto un lavoro eccellente con Project Hail Mary di Andy Weir.

Project Hail Mary, la scienza al servizio dell’amicizia

Così come in The Martian, il protagonista scritto da Andy Weir si ritrova nello spazio profondo a lottare per sopravvivere. A dire il vero le cose non stanno esattamente così, perché dopo un po’ risulta chiaro la sua rassegnazione nei propri riguardi, con uno spirito umanitario sempre più forte per la propria specie.

È per loro che lotta, ma stavolta non è solo. L’autore ha delineato fattezze e carattere di un eccellente co-protagonista, incapace di parlare la nostra lingua (o di parlare in toto) ma decisamente abile nel farsi comprendere.

Stabilita una forma di comunicazione, si gettano le basi per un’amicizia che è il vero motore della storia. Ne è il cuore pulsante, la ragion d’essere e il fine ultimo, al di là del tentativo di salvare i rispettivi mondi (il plurale è necessario, perché Rocky è per noi un alieno).

Un solido blockbuster dai buoni sentimenti, in grado di bilanciare a schermo spettacolo, ritmo e commozione. Sebbene la pellicola si conceda alcune liberà scientifiche e presenti dei momenti un po’ eccessivi e fuori fuoco (risate dinanzi al pericolo), il risultato vince e convince. Non è cosa scontata, oggi, apprezzare un film che abbia cuore. Un elemento che dovrebbe essere basico, ma che di fatto manca a tantissime produzioni (anche ad altissimo budget). La vera missione finale è la scoperta dell’altro, dunque. La comprensione delle differenze e l’indagine su di sé. Il nostro Ryland Grace ha infatti scoperto il valore del sacrificio condiviso, e nel farlo ci ha illuminati e fatto piangere.

Come salvare il mondo

Quello di Weir è un mondo in crisi, come il nostro. La sua Terra necessita d’essere salvata e all’orizzonte si fa largo un progetto tanto assurdo da rasentare la fantascienza. E noi? Ne abbiamo di piani fermi sulla carta, tanto incredibili da meritare un romanzo a sé? Di seguito ne elenco un po’, con di fianco gli aspetti negativi e devastanti, che rendono il tutto l’ultima arma disperata da sfruttare dinanzi al baratro.

  • Iniezione stratosferica di Aerosol – È quello che potremmo chiamare "raffreddamento globale forzato". Prevede l’uso di una flotta di aerei, dispiegati ad alta quota per disperdere milioni di tonnellate di biossido di zolfo nella stratosfera. Le particelle rifletterebbero una parte della radiazione solare nello spazio prima che raggiunga la superficie. Dovremmo dire addio al cielo blu, perché diventerebbe di un bianco lattiginoso. Al tempo stesso il ciclo delle piogge potrebbe risultare alterato su scala globale, causando in potenza delle carestie in alcune regioni, salvandone altre;
  • Scudo Solare Spaziale – Perché non porre un parasole tra noi e la nostra stella? Potremmo posizionare una serie di specchi sottilissimi o una nuvola di piccoli veicoli spaziali riflettenti, esattamente nel punto lagrangiano L1 (punto d’equilibrio gravitazionale tra Terra e Sole, a circa 1,5 milioni di km da noi). Questo piano è decisamente fantascientifico, perché richiederebbe una capacità di lancio spaziale a dir poco futuristica rispetto a quella attuale. I soldi (trilioni di dollari) non dovrebbero essere un problema dinanzi alla fine del mondo. Il vero ostacolo sarebbero le misure di sicurezza totalmente assenti. Se il sistema dovesse guastarsi, di fatto la Terra subirebbe un riscaldamento accelerato e letale nell’arco di pochissimi anni;
  • Fertilizzazione degli Oceani – E se i mari diventassero delle gigantesche spugne di carbonio? Occorrerebbe versare polvere di ferro in aree specifiche per scatenare una fioritura massiccia di fitoplancton. Queste alghe sequestrano anidride carbonica dall’atmosfera durante la fotosintesi e, morendo, la trascinano con sé sul fondo dell’oceano. Un piano folle che andrebbe a manipolare la catena alimentare su scala globale, distruggendo interi ecosistemi marini per salvare l’atmosfera.

Queste sono soltanto alcune proposte folli possibili, di certo non tutte. Potrebbero trasformare la nostra realtà in una simile a quella di Snowpiercer? Certamente. È però il prezzo da pagare per chi ha bellamente distrutto la propria unica casa nell’universo.

Detto ciò, non si tenterà mai un approccio del genere in assenza di un elemento cardine che in Project Hail Mary è presentato fin da subito: un nemico comune. Si opererebbe, dunque, a partire da tre mosse basiche:

  • dirottamento dei fondi militari, con i 2.000 miliardi di dollari spesi annualmente in armamenti spostati interamente sulla fusione nucleare commerciale e sulla cattura diretta dell’aria;
  • sospensione dei brevetti, con ogni tecnologia green di fatto open source;
  • geoingegneria d’urgenza, accettando gli effetti collaterali in nome di un’estinzione scampata.

Zero politica e libero mercato per come li conosciamo, solo mera sopravvivenza. O magari, non so, potremmo anche gettare la spugna, avendo ampiamente dimostrato capacità di autogestione e tutela inferiori ai dinosauri.