Progetto Kobe, l'ambizioso piano di Amazon per costruire superstore alimentati dall'AI
Amazon ha grandi piani per realizzare i supermercati del futuro: un investiment colossale sta per dare vita al Progetto Kobe. La spesa non sarà più la stessa.

Amazon ha messo in campo il Progetto Kobe, un piano strategico per la costruzione di ipermercati di enormi dimensioni, progettati per competere direttamente con il dominio di Walmart. L’iniziativa rappresenta il tentativo più audace di ridefinire il concetto di spesa tradizionale, fondendo l’esperienza d’acquisto fisica con una logistica automatizzata e sistemi di Intelligenza Artificiale di ultima generazione.
In cosa consiste il Progetto Kobe?
A spiegare in breve cosa propone, di fatto, il Progetto Kobe è un portavoce di Amazon: “Il nuovo concept di ipermercato che stiamo testando permetterà ai clienti di acquistare comodamente un’ampia selezione di prodotti di qualità a prezzi vantaggiosi, tra cui generi alimentari freschi, articoli per la casa e articoli di vario genere, il tutto in un’unica visita”, ha dichiarato a Business Insider, aggiungendo che – trattandosi di una fase di sviluppo iniziale – “come per ogni nuovo format, i dettagli continueranno a evolversi man mano che svilupperemo un concept che funzioni al meglio per i clienti e per la nostra attività”.
Il cuore pulsante del Progetto Kobe risiede nella creazione di strutture ibride con una superficie stimata di circa 21.000 metri quadrati, che ricalcano le dimensioni imponenti di un Walmart Supercenter. Ma c’è una differenza: circa 9.300 metri quadrati dell’edificio (quasi la metà, in pratica) sono destinati esclusivamente a un magazzino automatizzato, a fronte dei circa 1.600-3.300 metri quadrati che Walmart dedica solitamente alla logistica nei suoi punti vendita.
Questa imponente infrastruttura consentirà ad Amazon di gestire un inventario massiccio, che l’azienda stima in circa 250.000 articoli tra prodotti esposti e in magazzino. Quasi il doppio dell’offerta media della concorrenza.
L’Intelligenza Artificiale nel Progetto Kobe
L’innovazione tecnologica del Progetto Kobe non si limita all’automazione fisica, ma si estende a un sofisticato ecosistema di Intelligenza Artificiale progettato per ottimizzare ogni decisione commerciale. Al centro di questo apparato troviamo Frida, un assistente AI personalizzato che supporta i category manager nella definizione delle strategie di vendita, in grado di analizzare minuziosamente la domanda locale e i vincoli di spazio per generare raccomandazioni su cosa ogni singolo negozio dovrebbe offrire.
Va sa sé che Amazon abbia un obiettivo a lungo termine, decisamente ambizioso: passare da un’esperienza di selezione curata manualmente dall’uomo a un processo completamente automatizzato e basato su modelli predittivi. L’AI non deve semplicemente rifornire gli scaffali, ma aiutare a determinare l’espansione di intere categorie merceologiche in base agli obiettivi strategici inseriti dai manager. Il vantaggio? Si riducono drasticamente i tempi di pianificazione manuale e, al contempo, si possono estendere le decisioni su scala nazionale, con estrema precisione.
I super negozi Kobe sono pensati come ambienti in cui convivono lavoro manuale e robotico in modo integrato. Attualmente Amazon utilizza un sistema di stoccaggio robotizzato fornito da AutoStore, basato su una griglia di contenitori impilati su cui si muovono robot per il prelievo rapido dei prodotti. Parallelamente, però, sta sviluppando internamente un nuovo sistema chiamato Orbital, progettato per gestire in un’unica configurazione automatizzata prodotti a temperatura ambiente, refrigerati e congelati.
Ma quindi “l’AI ci ruberà il lavoro”?
Domanda lecita, considerando che Amazon è già finito al centro delle polemiche per via di licenziamenti e condotte che penalizzano i lavoratori, contestualmente all’integrazione delle AI.
Il Progetto Kobe, però, non escluderebbe del tutto il fattore umano, considerandolo anzi essenziale. Gli articoli ingombranti e i prodotti freschi continueranno a essere prelevati manualmente, spesso direttamente dall’area di vendita, richiedendo un coordinamento logistico complesso per consolidare i singoli ordini entro tempi ristretti.
C’è anche da considerate l’elemento economico. Un progetto del genere pone il colosso di Seattle di fronte a sfide operative e costi significativi. Attualmente, le proiezioni interne indicano che questo formato comporta spese superiori rispetto alle attuali reti di consegna di Amazon, stimando che ogni articolo costerebbe circa il 12% in più per essere evaso e che gli ordini di prodotti deperibili potrebbero raggiungere un costo logistico di quasi 2 dollari per unità.
L’investimento richiesto è ingente (circa 33 milioni di dollari stimati per il solo sito pilota di Orland Park, in Illinois), ma Amazon ha tutta l’intenzione di “rubare” una buona fetta del mercato alimentare statunitense.



















