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Dicci com'è fatto il tuo profilo Tinder, una guida semiseria (col benestare della scienza)

Se pensate che le dating app siano solo roba "frivola", vi sbagliate: uno studio ha analizzato dei profili Tinder e dice molto di noi, in base a come lo usiamo.

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Tipi di profili Tinder 123RF

Se pensate che la vostra foto su Tinder sia frutto di un’ispirazione artistica unica e irripetibile, abbiamo una notizia per voi: con ogni probabilità siete solo parte della statistica. Dietro a quello swipe compulsivo, si nasconde un’architettura digitale fatta di pattern prevedibili e “strategie di marketing” visivo che dicono molto più di quanto pensiamo.

Lungi da noi fantasticare, anche la scienza lo spiega. Di recente è stato pubblicato uno studio molto interessante sull’argomento, Tinder and visual identity: a UOC study reveals the nine types of user profile photos, condotto da Alejandro García Alamán, membro del CIRCLE Lab e docente presso la Facoltà di Psicologia e Scienze della Formazione dell’Universitat Oberta de Catalunya, che ha analizzato 1.000 profili reali per capire perché, alla fine, sembriamo tutti dei cloni digitali.

Spoiler: non è solo colpa nostra, ma di come cerchiamo di “piacere” all’algoritmo e agli altri, finendo spesso per scivolare nella noia e nel cosiddetto “burnout da dating app”.

Gli “archetipi” di Tinder, in quale ti riconosci?

Per analizzare i sopracitati 1.000 profili Tinder (tutti reali e nell’area di Barcellona), team di ricerca del CIRCLE Lab ha utilizzato algoritmi di clustering, così da mappare le strategie di presentazione degli utenti. Il risultato? Tecnicamente esistono nove modelli standardizzati che si ripetono sistematicamente.

Ma quali sono questi “archetipi” di Tinder? Se state leggendo questo articolo con la app aperta sullo smartphone, provate a fare il check:

  • il ritratto standard. È il re di Tinder: mezzo busto, sguardo dritto in camera, contesto urbano o domestico. La scelta “safe” per chi non vuole rischiare;
  • lo spontaneo (ma non troppo). Sguardo rivolto altrove, posa informale, vuole trasmettere un senso di distacco e naturalezza, come a dire: “Ero così figo, ma per caso”;
  • il primo piano timido. Un close-up del volto, spesso scattato in interni, molto usato dagli utenti più maturi come tattica di occultamento parziale;
  • il ritratto a figura intera. Sguardo in camera, corpo mostrato dalla testa ai piedi, la strategia preferita dalle donne etero;
  • l’uomo del mistero (con occhiali). Gli occhiali da sole non servono per il riverbero, ma come scudo psicologico: più l’età avanza, più compaiono lenti scure per mascherare i segni del tempo;
  • l’escursionista di Instagram. Foto in mezzo alla natura, boschi o montagne, il marchio di fabbrica degli uomini etero (segnala salute, vitalità e spirito d’avventura);
  • il fisico in mostra. Nudità o semi-nudità (tipicamente in spiaggia o allo specchio), la strategia di chi punta tutto sul capitale biologico;
  • l’invisibile. Foto di paesaggi, oggetti o sfondi neutri usate principalmente dopo i 50 anni, quando si smette di mostrare il proprio volto:
  • l’anatomista. Parti del corpo (addominali, gambe, mani) senza mai mostrare la faccia, il profilo meno comune e il più focalizzato sull’anonimato (e sull’approccio puramente sessuale).

Ma perché diventiamo tutti e tutte “uguali”?

Secondo Alejandro García Alamán: “Scegliere una strategia basata sulla desiderabilità sociale ci priva di autenticità e offusca la nostra identità come individui. Ci protegge, ma allo stesso tempo ci stereotipa”. Per questo diventiamo degli “archetipi” quando scegliamo le foto da esporre sui social o sulle dating app come Tinder.

In questo scenario a influire sono diversi fattori, primo su tutti l’età. Ad esempio i giovanissimi tendono a esporre maggiormente il proprio corpo senza troppi problemi, mentre gli over 50 preferiscono nascondersi dietro occhiali da sole o foto di paesaggi, al punto da celare integralmente la propria immagine.

C’entra anche l’orientamento sessuale. Le donne etero, ad esempio, tendono a sorridere di più e a mostrare più pelle rispetto agli uomini. Gli uomini omosessuali, invece, guardano la telecamera e sorridono molto più frequentemente rispetto agli uomini etero.

Qualche consiglio per essere unici e uniche

Ma possiamo uscire da questi “stereotipi” da dating app e distinguerci? Per farlo, senza sembrare dei bot di Moltbook, e ottenere match di qualità, la parola d’ordine è autenticità. Mostriamo di più gli occhi: inserire foto del proprio volto senza occhiali da sole aumenta le probabilità di match del 71%.

Evitiamo di essere “generici” e di scrivere le solite robe trite e ritrite come “amo i viaggi”: è la morte della conversazione. Meglio una foto che ci mostra intenti e intente in una delle nostre attività preferite, come mentre suoniamo la chitarra o cuciniamo il nostro piatto forte. È un modo semplice ma carino e diretto per dire qualcosa di noi che gli altri, giustamente, ancora non conoscono.

Ma andiamo al pezzo forte, ciò che nessuno (e ribadiamo: nessuno) dovrebbe mai e poi mai dimenticare:  la grammatica è sexy. Belli i ritratti poetici con lo sguardo verso l’infinito, belle le pose con gli addominali in bella vista e belli anche i selfie con gli amici o mentre ci spariamo i nostri hobby preferiti, ma niente batterà mai una bio scritta bene.

E no, non è soltanto una questione di “status sociale” o cultura: scrivere bene, presentarsi con le parole giuste, scritte nel modo corretto, dimostra rispetto verso se stessi e se stesse, ma anche verso i potenziali match con cui (si spera) approcceremo. Niente liste della spesa o elenchi puntati, puntiamo sull’umorismo e su poche informazioni essenziali, che però sono in grado di restituire alla gente almeno parte della nostra personalità e dei nostri interessi.