La processione diventa digitale: smartphone come lumini e preghiere generate dall’AI
Nel Cilento, smartphone e intelligenza artificiale diventano parte di una processione collettiva. Un esperimento che porta il digitale dentro uno spazio simbolico.

- A Bosco, nel Cilento, una processione è diventata performance collettiva con schermi e intelligenza artificiale che diffondevano una preghiera digitale.
- Gli smartphone, collegati via QR code, hanno prodotto luce e audio distribuito, mentre un grande display portato a spalla sostituiva l’immagine tradizionale.
- L’iniziativa solleva riflessioni sull’uso dell’AI in contesti culturali e religiosi, sottolineando che spetta alla comunità decidere il significato attribuito.
A Bosco, nel Cilento, una processione si è trasformata in un esperimento collettivo costruito attraverso schermi e intelligenza artificiale. Durante la performance "Machina Sacra", un grande display è stato portato a spalla lungo le strade del borgo, mentre gli smartphone dei partecipanti illuminavano il percorso e diffondevano una preghiera digitale.
Il progetto, firmato dagli artisti Max Magaldi e Matteo Mandelli, parte da un formato immediatamente riconoscibile e lo rilegge attraverso strumenti ormai radicati nella vita quotidiana. L’obiettivo non è sostituire il rito religioso con la tecnologia, ma osservare come cambino i simboli e le forme di partecipazione quando entrano in gioco i dispositivi digitali.
- Come funziona la processione digitale?
- Quando l’intelligenza artificiale entra nei rituali collettivi
- L’AI secondo il papa
Come funziona la processione digitale?
Per prendere parte all’opera, i presenti collegavano il proprio smartphone attraverso un QR code. Una volta attivato, ogni telefono diventava parte integrante della performance. Lo schermo produceva luce, mentre l’audio contribuiva a diffondere la litania generata con l’intelligenza artificiale.
Il suono non proveniva quindi da un unico impianto centrale, ma si distribuiva tra i dispositivi dei partecipanti, dando vita a un ambiente sonoro costruito in tempo reale dalla presenza del pubblico. Anche l’illuminazione non dipendeva da una sola fonte, ma dai numerosi display accesi lungo il corteo.
Al centro della scena rimaneva il grande schermo trasportato a spalla, che prendeva visivamente il posto dell’immagine tradizionalmente portata in processione. Il percorso si è concluso nella Cappella del Carmine di Bosco, dove l’opera è stata collocata nell’ambito di MicroCosmi.
Il format, ideato da Vittorio Cosma e diretto e curato insieme ad Annarita Masullo di The Goodness Factory, ha coinvolto anche i comuni di San Giovanni a Piro e Scario.
Quando l’intelligenza artificiale entra nei rituali collettivi
"Machina Sacra" mostra come l’intelligenza artificiale stia trovando spazio anche in ambiti tradizionalmente lontani dall’innovazione digitale. In questo caso l’AI non viene impiegata per automatizzare un servizio o produrre informazioni, ma per generare una preghiera inserita all’interno di un’esperienza pubblica.
Anche gli smartphone assumono una funzione diversa: diventano parte dell’opera attraverso la diffusione dell’audio e la luce degli schermi. La tecnologia non osserva quindi il rito dall’esterno, ma contribuisce direttamente alla sua costruzione.
Il progetto apre così una riflessione sulle possibili applicazioni dell’AI nei contesti culturali e comunitari. I contenuti generati artificialmente e i dispositivi connessi potrebbero modificare il modo in cui alcune esperienze collettive vengono raccontate o vissute, senza necessariamente sostituire le pratiche tradizionali.
Resta però centrale il confine tra strumento e significato. Un sistema può produrre parole e suoni, ma spetta alla comunità stabilire quale valore attribuire a quei contenuti. La processione di Bosco, anche se non indica una direzione precisa per il futuro della religione digitale, rende visibile un cambiamento già in corso. L’intelligenza artificiale può entrare anche negli spazi simbolici e diventare parte di linguaggi che, fino a pochi anni fa, sembravano appartenere a un mondo completamente diverso.
L’AI secondo il papa
Qualche giorno fa, il tema era arrivato anche nel dibattito interno alla Chiesa. Nell’enciclica Magnifica humanitas, Leone XIV ha affrontato l’impatto dell’intelligenza artificiale, ricordando che la tecnologia non è neutrale e deve rimanere al servizio della persona. Un richiamo che dimostra quanto il confronto sull’AI coinvolga ormai anche la fede e la dimensione quotidiana della vita collettiva.
FAQ
I partecipanti si sono collegati via QR code: gli schermi emettevano luce e l’audio diffondeva una preghiera generata dall’intelligenza artificiale, creando l’ambiente collettivo.
Il display ha preso il posto dell’immagine tradizionale in processione, offrendo un riferimento visivo centrale mentre gli smartphone completavano la performance.
L’opera è firmata dagli artisti Max Magaldi e Matteo Mandelli e inserita nel format ideato da Vittorio Cosma con la direzione di Annarita Masullo.
La tecnologia non sostituisce il rito: il progetto vuole osservare come cambiano simboli e partecipazione quando dispositivi digitali e AI entrano in gioco.
Si apre una riflessione su come contenuti generati artificialmente possano modificare la narrazione e l’esperienza condivisa, lasciando alla comunità il giudizio sul valore.


















