IA, prezzi in salita: cosa sta succedendo agli smartphone
La carenza di RAM e memorie NAND, spinta dall’IA, farà salire i prezzi degli smartphone nel 2026. Ecco cosa sta succedendo e cosa aspettarsi.
Chi sta pensando di cambiare smartphone nei prossimi mesi farebbe bene a prepararsi a un brusco risveglio. Tutti i principali indicatori del settore puntano nella stessa direzione: nel corso del 2026 i prezzi degli smartphone sono destinati ad aumentare in modo sensibile.
Non si tratta di semplici rincari marginali o di strategie commerciali isolate, ma dell’effetto combinato di una crisi strutturale che coinvolge componenti chiave, investimenti industriali e nuove priorità tecnologiche. Il rischio concreto è che l’aumento dei costi produttivi finisca per ridisegnare l’offerta, con dispositivi più cari, margini più stretti per i produttori e un ritorno a compromessi che sembravano ormai superati.
- Una carenza che parte dalla memoria
- L’intelligenza artificiale come fattore scatenante
- Produttori stretti tra costi e margini
- Il ritorno dei compromessi hardware?
- Quando si farà sentire davvero l’aumento
- Il ruolo strategico di Samsung
- Un mercato in equilibrio precario
Una carenza che parte dalla memoria
Il cuore del problema è una cronica carenza di DRAM e memorie NAND, due componenti fondamentali per qualsiasi smartphone moderno. Le stime più accreditate indicano aumenti di prezzo che potrebbero arrivare fino al 70% per la DRAM e addirittura al 100% per le memorie NAND nel breve periodo.
Considerando che la memoria incide oggi tra il 10 e il 15% sul costo complessivo di uno smartphone, l’impatto finale è tutt’altro che trascurabile. Tradotto in termini concreti, i costi di produzione potrebbero aumentare di almeno il 10%, una percentuale che difficilmente potrà essere assorbita interamente dai produttori senza conseguenze.
A quel punto la scelta diventa obbligata: ridurre i margini oppure trasferire l’aumento sul prezzo finale pagato dai consumatori. Nella maggior parte dei casi, la seconda opzione sembra la più probabile.
L’intelligenza artificiale come fattore scatenante
Alla base della crisi c’è l’esplosione degli investimenti legati all’intelligenza artificiale. I data center, le infrastrutture cloud e i sistemi di calcolo avanzati stanno assorbendo enormi quantità di memoria, sottraendole ad altri settori come quello mobile.
Gli smartphone sono tra i primi oggetti di uso quotidiano a integrare l’intelligenza artificiale, ma proprio per questo rischiano di diventare più cari dentro, non solo fuori. Le nuove funzioni di IA hanno bisogno di più memoria e di componenti più potenti per funzionare direttamente sul telefono, senza passare da internet. Il problema è che questi componenti costano sempre di più e non sono facili da trovare, perché l’intera filiera produttiva è già sotto pressione.
Il risultato è un corto circuito: per offrire telefoni più “intelligenti” servono più risorse, ma quelle stesse risorse stanno diventando rare e costose. E alla fine, il conto rischia di arrivare agli utenti.
Produttori stretti tra costi e margini
Per i brand la situazione è particolarmente delicata. Assorbire l’aumento dei costi significherebbe ridurre margini già sotto pressione, soprattutto nella fascia media, dove la concorrenza è feroce e i prezzi sono estremamente sensibili.
Non tutti i produttori hanno la solidità finanziaria per sostenere questo scenario. Il 2026 potrebbe quindi diventare un anno di selezione naturale, in cui solo i marchi più strutturati riusciranno a mantenere una proposta competitiva senza sacrificare eccessivamente redditività e qualità.
Il ritorno dei compromessi hardware?
Esiste una terza via, che molti osservatori considerano sempre più probabile: ridurre le specifiche tecniche per contenere i prezzi. In questo scenario potrebbero tornare sul mercato smartphone con dotazioni che sembravano archiviate, come modelli con 4 GB di RAM o storage più limitato, soprattutto nella fascia medio-bassa.
L’idea sarebbe quella di compensare i limiti hardware con una maggiore ottimizzazione software, rinunciando a parte delle prestazioni per mantenere un prezzo accessibile. Un approccio che potrebbe trovare spazio soprattutto nei mercati emergenti, ma che rischia di diventare comune anche in Europa. Nei top di gamma, invece, i compromessi saranno più difficili. Foldable, nuovi chip e funzioni IA avanzate spingeranno ulteriormente verso l’alto i prezzi, rendendo questi dispositivi sempre più prodotti di nicchia.
Quando si farà sentire davvero l’aumento
Secondo le previsioni più condivise, la crisi delle memorie potrebbe protrarsi fino al quarto trimestre del 2027.
I modelli lanciati a inizio 2026 potrebbero essere parzialmente risparmiati, grazie a scorte accumulate in anticipo, mentre l’impatto maggiore si farà sentire nella seconda metà dell’anno. Alcuni segnali indicano però che i primi aumenti potrebbero arrivare già prima. Se anche i grandi player inizieranno a riposizionare i prezzi sin dall’esordio dei nuovi flagship, è probabile che l’intero mercato segua rapidamente la stessa direzione.
Il ruolo strategico di Samsung
In questo contesto, Samsung si trova in una posizione particolare. Oltre a essere uno dei maggiori produttori di smartphone, è anche uno dei principali attori nel mercato delle memorie. Questo doppio ruolo potrebbe offrire un vantaggio competitivo rispetto a molti concorrenti, consentendo una gestione più flessibile dei costi.
Va però ricordato che la divisione memorie arriva da anni complessi, segnati da prezzi molto più bassi e da margini ridotti. L’attuale bolla legata all’IA ha ribaltato completamente lo scenario, ma resta da capire quanto a lungo potrà reggere. Un eventuale rallentamento degli investimenti potrebbe avere ripercussioni significative su tutta la filiera, smartphone inclusi.
Un mercato in equilibrio precario
Le vendite globali di smartphone sono tornate a crescere, anche se in modo moderato, dopo anni di stagnazione. Questo equilibrio, però, è fragile. Aumenti di prezzo troppo rapidi rischiano di frenare la domanda, proprio mentre il settore cerca di rilanciarsi con nuove tecnologie e form factor. Il 2026 si profila quindi come un anno di svolta: per i produttori, chiamati a ripensare strategie e listini; per i consumatori, che potrebbero trovarsi di fronte a smartphone più costosi e meno indulgenti sul fronte delle specifiche. In mezzo, una filiera industriale sempre più condizionata dalle scelte fatte fuori dal mondo mobile.


















