Pokémon Pokopia e Animal Crossing: perché i videogiochi diventano rifugi nei momenti di crisi
Animal Crossing ci ha dato lo spazio e l’ossigeno che ci mancava; Pokémon Pokopia ci dà il tempo e il potere di agire che sentiamo di aver perso in un mondo che corre verso il baratro

Nei momenti di crisi, le persone cercano sempre dei rifugi. A volte sono luoghi reali, altre volte sono storie, film o videogiochi capaci di offrire un momento di sollievo.
Nel 2020, nel pieno della pandemia di COVID-19, milioni di persone si sono ritrovate chiuse in casa, con poche certezze e ancora meno occasioni di evasione. In quel momento difficile arrivò un videogioco che, quasi per caso, diventò il simbolo di una forma di conforto collettivo: Animal Crossing: New Horizons. L’isola colorata di Tom Nook, gli abitanti buffi e le attività rilassanti trasformarono il titolo di Nintendo in una vera e propria una valvola di sfogo per milioni di giocatori, elevandolo a successo commerciale.
Oggi, a distanza di alcuni anni, un fenomeno simile sembra emergere con Pokémon Pokopia, disponibile su Nintendo Switch 2. Non solo perché i due giochi condividono alcune meccaniche e il genere di cozy game, ma soprattutto per il ruolo emotivo che stanno assumendo in un contesto storico complesso. Se Animal Crossing ha accompagnato il mondo durante il lockdown, Pokémon Pokopia arriva in un momento segnato da tensioni geopolitiche crescenti, crisi internazionali e timori diffusi per il futuro.
- L’isola che ci salvò dal lockdown
- Un mondo nuovo per distrarsi dal caos del presente
- La lore di Pokémon Pokopia: un riflesso nostalgico del mondo reale
- Il potere dei mondi gentili
- Il rapporto tra videogiochi e società
L’isola che ci salvò dal lockdown
Quando Animal Crossing: New Horizons uscì nel marzo del 2020, il mondo stava entrando nella fase più dura della pandemia. Le restrizioni agli spostamenti, le quarantene e l’isolamento sociale avevano improvvisamente ridotto lo spazio della vita quotidiana.
In quel contesto, il gioco offriva qualcosa di estremamente semplice ma potentissimo: una routine rassicurante. Piantare fiori, arredare la propria casa, chiacchierare con gli abitanti dell’isola o visitare gli amici online diventò per molti una piccola illusione di normalità.
Il titolo superò rapidamente i confini del videogioco tradizionale. Celebrità, politici e perfino brand usarono l’isola virtuale come luogo di incontro o promozione. Ma soprattutto diventò uno spazio di socialità alternativa: mentre il mondo reale era fermo, quello digitale continuava a vivere a un ritmo lento, lontano dalla malattia. Una bolla d’ossigeno in un mondo in cui respirare, letteralmente, era diventato pericoloso.
Un mondo nuovo per distrarsi dal caos del presente
Anche Pokémon Pokopia sembra intercettare un bisogno simile, ma in un contesto diverso. Oggi non siamo più confinati nelle nostre case, ma il clima globale è attraversato da nuove preoccupazioni: conflitti bellici, tensioni tra grandi potenze, crisi energetiche e il ritorno nel dibattito pubblico di scenari che fino a pochi anni fa sembravano appartenere alla storia.
L’universo dei Pokémon ci offre qualcosa che pochi altri mondi narrativi riescono a garantire con la stessa efficacia: una forma di evasione semplice, immediata e profondamente nostalgica.
Pokémon Pokopia si inserisce proprio in questa tradizione. Il gioco ci invita a immergerci in un ambiente devastato da un disastro climatico, che abbiamo il dovere di rendere di nuovo vivibile. Per i Pokémon, affinché tornino a popolarlo, ma anche per gli umani, misteriosamente scomparsi lasciandosi dietro un mondo in rovina.
Ci ritroviamo quindi ad esplorare aree e biomi molto diversi, pervasi da una vena di malinconia. Malgrado questa premessa amara, però, poco a poco sviluppiamo nuove abilità per poter trasformare una landa desolata in un paradiso per i Pokémon.
Se Animal Crossing: New Horizons offriva la possibilità di costruire un rifugio personale durante il lockdown, su un’isola che rappresentava una fuga dalla realtà, Pokémon Pokopia sembra proporre qualcosa di diverso dal semplice escapismo: tra le pieghe nascoste del gioco, all’ombra di un albero di baccamela o nel tepore di un falò improvvisato, troviamo il tempo anche per riflettere sulla nostra società.
La lore di Pokémon Pokopia: un riflesso nostalgico del mondo reale
Uno degli aspetti più interessanti dell’ultimo spin-off della serie Pokémon sta nella sua lore, cioè l’insieme di elementi che caratterizzano la dimensione narrativa del gioco. Molte di queste informazioni non sono esplicitate nello svolgersi della storia principale ma, perlopiù, sono affidate a reperti e oggetti disseminati nel mondo di gioco, quasi ricalcando il modello della narrazione ambientale tipica dei giochi FromSoftware.
Attraverso note, appunti, diari e lettere, scopriamo ben presto che il setting di Pokémon Pokopia è in realtà Kanto, la regione in cui sono ambientati i primissimi giochi. Già nelle prime ore si evince che gli umani sono scomparsi a causa di una crisi climatica, lasciandosi dietro i Pokémon.
È con questa consapevolezza che il gioco ci colpisce con una spietatezza disarmante: sotto un involucro colorato, allegro e rilassante, si dipana una storia di abbandono in un mondo sull’orlo dell’estinzione, permeato di nostalgia.
Un’ambientazione non troppo diversa dalla cruda realtà in cui viviamo e nella quale spesso ci sentiamo impotenti. E la differenza sta tutta lì: in Pokémon Pokopia, noi abbiamo il potere di cambiare le cose con gesti semplici, mentre nella realtà attuare un cambiamento su larga scala è molto più complesso.
Il potere dei mondi gentili
Da sempre i videogiochi sono stati utilizzati come forma di evasione. Ma alcuni titoli riescono a intercettare il momento storico in modo quasi involontario, trasformandosi in simboli di un’epoca.
È ciò che accadde nel 2020 con Animal Crossing: New Horizons, e ciò che potrebbe accadere oggi con Pokémon Pokopia, che offre una narrativa alternativa al clima di tensione che spesso domina le notizie.
Il mondo dei Pokémon è, per sua natura, costruito su dinamiche cooperative: amicizia, scoperta, crescita personale. Sono temi che possono sembrare semplici, ma che proprio per questo riescono a funzionare come antidoto simbolico al cinismo e alla paura che caratterizzano molti discorsi pubblici contemporanei.
Ufficio stampa The Pokémon Company
Ed è proprio la collaborazione con altri Pokémon che ci permette di trasformare la versione post-apocalittica di Kanto in un luogo brulicante di vita, cubo dopo cubo, fiore dopo fiore.
Il rapporto tra videogiochi e società
Il parallelo tra Animal Crossing e Pokémon Pokopia racconta anche qualcosa di più generale sul rapporto tra videogiochi e società. I mondi digitali non sono più soltanto luoghi di intrattenimento: in certi momenti diventano veri e propri spazi di conforto, potentissimi strumenti di igiene mentale, oppure occasioni per riflettere su ciò che ci circonda.
Non si tratta di fuggire dalla realtà, ma di ricordare che l’immaginazione può essere uno spazio di respiro. E il videogioco diventa un luogo dove il tempo scorre più lentamente, dove le sfide sono affrontabili e dove, alla fine, la curiosità e l’avventura riescono ancora a prevalere sulla paura.
In quanto forma d’arte, molti videogiochi racchiudono in sé la visione dei propri autori, e attraverso la loro lente possiamo osservare il mondo e dentro noi stessi. E persino un gioco apparentemente innocuo e leggero come Pokémon Pokopia potrebbe farci aprire gli occhi su cosa sta accadendo al nostro pianeta, prima che sia troppo tardi.
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