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Le censure in Pokémon tra episodi spariti, bambini ricoverati e simboli controversi

Tra anime, videogiochi e carte collezionabili, ecco alcune tra le censure più significative nel mondo di Pokémon

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Carte Pokémon a faccia in giù iStock

In trent’anni di attività, il franchise Pokémon si è arricchito di una quantità impressionante di prodotti, diventando a tutti gli effetti un brand crossmediale globale. Videogiochi, gadget, carte collezionabili, anime e film sono stati distribuiti in tutto il mondo, portando The Pokémon Company a confrontarsi con culture e sensibilità molto diverse da quella giapponese.

Per questo motivo, non sono mancate occasioni in cui prodotti, illustrazioni o contenuti narrativi sono stati modificati, censurati o addirittura ritirati dal mercato, talvolta per ragioni culturali, altre per presunte conseguenze sulla salute del pubblico.

Il caso Porygon: l’episodio “fantasma” e i 600 bambini ricoverati

Il caso più celebre resta quello di Dennō Senshi Porygon, episodio 38 dell’anime, andato in onda in Giappone nel 1997. A causa di una sequenza di luci rosse e blu lampeggianti, più di 600 bambini giapponesi furono ricoverati con sintomi come convulsioni, nausea, perdita di coscienza e crisi epilettiche. L’episodio venne immediatamente ritirato e la serie sospesa per quattro mesi.

Da allora, Dennō Senshi Porygon non è mai stato ritrasmesso né incluso in alcuna edizione home video. Il caso divenne noto come Pokémon Shock e portò il tema dell’epilessia fotosensibile all’attenzione del grande pubblico.

Jynx e il redesign contro gli stereotipi razzisti

Tra i fan di Pokémon, chi non conosce Jynx? È uno dei pochi esempi di Pokémon umanoidi e non ispirati ad animali: il suo design particolare, che richiama quello di un’eroina o di una principessa norrena, l’ha resa una delle creature più riconoscibili della prima generazione.

Ma perché è considerata così controversa? Oggi Jynx viene rappresentata con la pelle violacea, ma in origine il suo colore era nero. Questo dettaglio, unito alle labbra prominenti, ha portato parte del pubblico a collegare il personaggio al blackface, evocando stereotipi razzisti.

Per evitare polemiche, The Pokémon Company ha deciso di modificare il colore della pelle di Jynx da nero a viola, censurando inoltre alcune sue illustrazioni e apparizioni nell’anime nelle versioni occidentali.

Le carte di Misty, Sabrina e Grimer: sessualizzazione e allusioni

Il Gioco di Carte Collezionabili Pokémon è stato spesso oggetto di interventi piuttosto netti. Un esempio emblematico è la carta Misty’s Tears: nell’edizione giapponese, l’illustrazione raffigurava Misty nuda mentre abbraccia il suo Staryu. Ritenuta inadatta a un pubblico giovane, la carta fu modificata nella versione inglese, sostituendo l’immagine con un primo piano del volto di Misty e uno Squirtle intento ad asciugarle le lacrime.

Un altro caso riguarda Sabrina’s Gaze. Nell’illustrazione originale, Sabrina tiene in mano una Master Ball, ma la posizione delle dita suggeriva involontariamente un gesto offensivo. Nella versione internazionale, l’immagine fu quindi rielaborata mostrando la capopalestra mentre lancia una Poké Ball.

Più sottile, invece, la modifica apportata a una carta di Grimer: venne cambiata la direzione del suo sguardo per evitare che fosse rivolto verso la minigonna di un personaggio presente nella stessa illustrazione.

Le versioni originali di queste carte sono oggi considerate piuttosto rare e vengono vendute da alcuni rivenditori online anche a diverse decine di euro.

Registeel e il peso della simbologia

Nemmeno i videogiochi sono rimasti immuni da interventi di censura. Nella versione giapponese di Pokémon Diamante e Perla, il golem Registeel è rappresentato con il braccio sinistro alzato, in una posa che ricorda il saluto romano e, per estensione, quello nazista.

Pur non esistendo alcuna intenzione di richiamare simboli legati a Hitler o al nazismo, The Pokémon Company decise comunque di modificare lo sprite di Registeel, abbassandone il braccio nelle versioni occidentali. Un tipico esempio di collisione tra mondi di fantasia e storia reale.

Un fenomeno globale, mille attenzioni

In questi casi di censura in Pokémon possiamo individuare non tanto un intento moralizzatore, quanto più la complessità di gestire un prodotto globale; una continua tensione tra l’esigenza di raggiungere pubblici diversi e la necessità di adattarsi a contesti culturali e sensibilità profondamente differenti.

A questo si aggiunge il fattore anagrafico: sebbene il brand si rivolga principalmente a un pubblico giovane, non mancano gli adulti che continuano a comprare giochi e merchandising. Non a caso, in occasione dei 30 anni, The Pokémon Company ha collaborato con LEGO per realizzare set pensati esplicitamente per i millennial cresciuti negli anni ’90 con le creature tascabili.

Pur con qualche inciampo, il franchise è riuscito a mantenere nel tempo un’immagine pulita, affidabile e rassicurante, in linea con i mondi e le storie raccontate da anime e videogiochi; ma forse è proprio per questo che i casi di censura fanno particolarmente rumore e sono diventati col tempo argomento di appassionate discussioni tra i fan.