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Pirateria, truffe e virus dietro lo streaming: cosa rischia chi usa il pezzotto

Dati rubati, truffe e frodi fiscali: il vero rischio dietro i banner dei siti di streaming pirata. Ogni anno gli utenti perdono migliaia di euro ed ecco tutti i rischi

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Pirateria informatica iStock

Sfruttando la pirateria non si truffa soltanto il diritto d’autore ma anche se stessi. Moltissimi utenti, infatti, non si rendono conto del pericolo che corrono nell’usufruire di siti che garantiscono contenuti gratuiti illegalmente. Le pubblicità ricorrenti, sottoforma di banner, sono solo parte del guadagno garantito. Molte realtà, infatti, si cibano di dati rubati. Ecco un po’ di numeri sul danno economico che tutto ciò comporta.

Utenti truffati dal pezzotto

Chi ritiene d’essere più furbo degli altri, rischia poi di scoprire in maniera decisamente poco piacevole d’essere, in realtà, il primo degli ingenui. Sempre più utenti infatti finiscono al centro di truffe digitali e frodi economiche. I loro dati vengono rubati e rivenduti, mentre se ne stanno beati a guardare, film, serie TV e anime a costo zero.

In merito è stato realizzato uno studio, Il prezzo nascosto della pirateria, dell’Istituto per la Competitività, che pone sotto una diversa luce il tema. Il pubblico, stanco dei continui rincari delle piattaforme, dovrà necessariamente ascoltare quest’allerta.

L’impatto diretto sui singoli utenti è notevole. Si stima infatti che una vittima di truffa connessa a siti di streaming illegale perda in media 1.204 euro. Una cifra che aumenta in relazione a una fascia maggiore d’età. I soggetti tra i 45 e i 54 anni, meno avvezzi al web, perdono in media 1.507 euro. Stessa cifra, di fatto, per i 55-64enni (1.505 euro).

Tutt’altro che casi isolati, chiariscono le cifre, con il 2022 che ha permesso di evidenziare un danno economico complessivo pari a 1,24 miliardi di euro. Il tutto legato a furti di dati e frodi. Nel 2023 la cifra è salita fino a 1,32 miliardi e nel 2025 sono stati superati gli 1,42 miliardi. Un bel +14,5% in appena tre anni, dunque.

Il quadro è stato illustrato alla Camera dei Deputati dal presidente Stefano da Empoli. Sostiene sia ormai superato soffermarsi sulla sola tutela del diritto d’autore: “Le piattaforme illegali rappresentano uno dei principali veicoli di diffusione di malware, attacchi di phishing e sottrazione dei dati personali sensibili”.

Il tutto viene poi rivenduto sul dark web, generando l’assoluta necessità di aumentare la consapevolezza da parte degli utenti. Il risparmio immediato corrisponde a un danno economico ingente sul lungo periodo.

Pirateria e frodi: la connessione

Le piattaforme che offrono materiale protetto da diritto d’autore a costo zero, tramite sistemi illeciti, ospitano spesso:

  • malware;
  • phishing;
  • spyware;
  • ransomware.

Si tratta di un complesso sistema truffaldino, che vede banner, pop-up e file torrent nascondere modi d’intercettazione dei dati personali e delle credenziali bancarie. Chi fa uso del pezzotto rischia fino a dieci volte di più rispetto a un utente regolare.

Allerta soprattutto tra i più giovani, con la fascia 15-25 che vede il 62% di coloro che ricorrono a contenuti illegali dichiarare d’aver subito attacchi informatici. Lo studio fa poi riferimento a un’analisi internazionale, che evidenzia: il 76% dei siti pirata più visitati espone i propri utenti a frodi economiche.

In parole povere, “il prezzo di un prodotto illegale siamo noi”. Queste le parole di Ivano Gabrielli, direttore del Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni. L’offerta gratis è utile a non far porre domande, nascondendo altre attività criminali.

Ecco il sistema:

  • ti offro o vendo un prodotto illegale;
  • chiedo i tuoi dati;
  • ti inserisco in un sistema di spam e phishing con download di malware che si autoinstallano e rubano informazioni.

Un’economia illegale parallela che genera introiti per 1,2 miliardi di euro. Ora gli utenti sanno che sono i primi a pagare, anche se la cosa risulta evidente quando è ormai troppo tardi per fare qualcosa.

L’Istituto per la Competitività incrocia anche i numeri della Polizia Postale: nel 2024 le somme rubate tramite truffe online e frodi informatiche superano i 229 milioni di euro. Tutto connesso alla pirateria? No, ma questo mondo allettante per molti è una trappola per tantissimi.