NASA, lo scatto alla "fascia colorata" nel cielo (che richiede condizioni quasi perfette)
Sembra un arcobaleno, ma nasce da cristalli di ghiaccio sospesi nell’atmosfera: ecco come si forma e quando può apparire anche in Italia

- Il fire rainbow è in realtà un arco circumorizzontale, un alone ottico creato da cristalli di ghiaccio nei cirri e spesso confuso con un arcobaleno.
- La sua comparsa richiede un Sole molto alto, nuvole sottili e cristalli piatti orientati con precisione, condizioni che lo rendono raro e spettacolare.
- In Italia l'osservazione è più probabile al Centro-Sud nei mesi caldi, mentre fenomeni affini come arco circumzenitale, aloni e pareli completano la stessa famiglia.
I colori sono quelli, le sfumature sono le stesse. Eppure, il protagonista del Picture Day della NASA non è affatto un arcobaleno normale: la fascia "incendiata" che attraversa il cielo nasce in realtà da un meccanismo diverso da quello della pioggia illuminata dal sole.
Lo scatto, firmato da Christa Harbig e immortalato nel 2021 in quel di North Fork Mountain, è tornato in circolazione dopo la selezione tra le Astronomy Picture of the Day. Il soprannome con cui il fenomeno viaggia in rete però sbaglia su entrambi i fronti, e la spiegazione fisica riserva qualche sorpresa.
Che cos’è il Fire Rainbow?
Dunque, il nome tecnico è arco circumorizzontale, in inglese circumhorizontal arc o circumhorizon arc. Appartiene alla famiglia degli aloni, i fenomeni ottici generati dai cristalli di ghiaccio sospesi in atmosfera, e condivide poco o nulla con l’arcobaleno vero, che si forma invece per rifrazione e riflessione dentro gocce d’acqua liquida.
L’espressione fire rainbow risale al 2006 circa e ha fatto fortuna per ragioni estetiche: quando l’alone compare in cirri frammentati, le porzioni visibili sembrano lingue di fuoco sospese, con il rosso sul bordo superiore e il viola verso il basso. Di fiamme, ovviamente, nel cielo non ce n’è traccia.
Il meccanismo dipende dalla forma dei cristalli: i cirri contengono piastrine esagonali piatte che, cadendo lentamente, tendono a disporsi con la faccia larga parallela al suolo. La luce solare entra da una faccia laterale verticale ed esce dalla base orizzontale, con un angolo di 90 gradi tra le due superfici che funziona da prisma e separa i colori dello spettro.
Il "risultato" compare a circa 46 gradi sotto il Sole, parallelo all’orizzonte, a una distanza doppia rispetto al più comune alone a 22 gradi. In condizioni ottimali la banda si estende per decine di gradi, con colori saturi e ordinati (rosso in alto, verde e azzurro al centro, viola al margine inferiore).
In quali situazioni si verifica?
Ma noi, riusciremo mai a vederne uno? Dipende tutto da alcune condizioni. La prima riguarda l’altezza del Sole, che deve superare i 58 gradi sull’orizzonte (57,8 per la geometria dei cristalli): sotto quella soglia il raggio subisce riflessione interna e l’arco svanisce del tutto, senza vie di mezzo.
Ciò implica una sorta di "restrizione" geografica: alle latitudini superiori ai 55 gradi circa il Sole rimane troppo basso durante tutto l’anno, quindi a nord di Copenaghen il circumorizzontale resta un fenomeno impossibile da osservare.
E in Italia? Ecco, la situazione si presenta più favorevole: nelle regioni centro-meridionali il Sole supera la quota richiesta nelle ore centrali della giornata da fine aprile a metà agosto, con una finestra che si accorcia progressivamente salendo verso le Alpi.
Tornando alle condizioni, però, servono cirri o cirrostrati abbastanza sottili da lasciar passare la luce, popolati da cristalli a piastra invece che a colonna. Infine, la terza condizione è la più "capricciosa" e riguarda l’orientamento: milioni di cristalli devono mantenersi allineati sullo stesso piano orizzontale, condizione che la turbolenza atmosferica disturba con facilità. Quando l’allineamento regge, l’intera nube si comporta come un unico prisma diffuso e restituisce quella fascia continua di colore.
Esistono altri fenomeni simili?
Il parente più stretto è l’arco circumzenitale, spesso descritto come un arcobaleno capovolto perché curva verso l’alto. Nasce dagli stessi cristalli a piastra, con la luce che entra però dalla faccia superiore ed esce dal lato verticale, e richiede la condizione opposta: Sole sotto i 32 gradi, quindi mattine presto e tardi pomeriggi.
Alla stessa famiglia appartengono l’alone a 22 gradi, l’anello biancastro che circonda il disco solare o lunare, e i pareli, le due macchie luminose che compaiono ai lati del Sole e che la tradizione popolare chiama cani solari. Tutti prodotti dalla stessa fisica del ghiaccio sospeso, con geometrie di ingresso e uscita differenti.
FAQ
È un arco circumorizzontale, un alone formato da cristalli di ghiaccio sospesi in atmosfera. Non ha a che fare con l'arcobaleno classico, che nasce dalle gocce d'acqua.
L'effetto visivo dipende dai colori separati dal prisma dei cristalli e dall'aspetto frammentato dei cirri. Il rosso resta in alto e il viola in basso, creando una banda molto brillante.
Serve un Sole alto, oltre i 58 gradi sull'orizzonte, insieme a cirri sottili e cristalli piatti ben allineati. Se il Sole è troppo basso, l'arco scompare.
Sì, soprattutto nelle regioni centro-meridionali. Le condizioni sono più favorevoli da fine aprile a metà agosto nelle ore centrali della giornata.
Il più vicino è l'arco circumzenitale, che appare come un arcobaleno capovolto. Nella stessa famiglia ci sono anche l'alone a 22 gradi e i pareli.

















