Poco personale per i prelievi del sangue negli USA? Nessun problema: ci pensano i robot
Al fine di lenire gli effetti della carenza di personale negli Stati Uniti, l'FDA ha dato l'ok all'utilizzo di un robot innovativo per i prelievi del sangue.

C’è sempre meno disponibilità negli Stati Uniti dei cosiddetti flebotomisti, ossia il personale infermieristico e tecnico specializzato nel prelievo del sangue. In attesa di riuscire a potenziare le assunzioni o di accelerare i percorsi di formazione, la Food and Drug Administration (FDA) ha deciso di dare il via libera a un’innovazione tecnologica che potrebbe contribuire a colmare questo deficit operativo.
Un’innovazione robotica di nome Aletta, il primo dispositivo progettato per effettuare prelievi ematici dal braccio di un paziente in modo del tutto indipendente (o quasi).
- Cosa sappiamo di Aletta, il primo robot infermiere
- Una vera e propria rivoluzione per il mondo sanitario?
- Arriverà anche in Europa?
Cosa sappiamo di Aletta, il primo robot infermiere
Sviluppato dalla società olandese Vitestro, Aletta gestisce in autonomia l’intero processo di prelievo.
Come spiegato dalla stessa FDA nel documento di autorizzazione, il robot guida inizialmente l’utente nel posizionamento corretto del braccio. Successivamente, il paziente oppure un supervisore umano preme un pulsante per dare il via alle operazioni.
“Aletta utilizza quindi la luce infrarossa e l’ecografia Doppler per individuare una vena idonea e distinguerla dalle arterie. Se non viene individuata una vena adatta, il dispositivo non tenterà la procedura“, spiega l’agenzia statunitense.
Se la ricerca ha esito positivo, Aletta completa in autonomia tutti i passaggi successivi: dall’applicazione del laccio emostatico, alla disinfezione e preparazione della cute, dall’inserimento dell’ago ed estrazione a fine lavoro (con relativo smaltimento sicuro) e alla sostituzione sequenziale delle provette di raccolta. Fino ad arrivare all’applicazione della medicazione finale sul punto d’iniezione.
Una vera e propria rivoluzione per il mondo sanitario?
Se stai pensando che tutto ciò sia una rivoluzione del tipo “ora ci pensano i robot a tutta la procedura di prelievo“: no, non è affatto così.
Neanche in questo caso la macchina va a sostituire del tutto l’uomo. Nel comunicato ufficiale viene ribadito più volte come la presenza di un professionista sanitario rimanga comunque fondamentale: perché deve supervisionare l’inserimento delle provette, garantire l’igiene, gestire la pulizia dell’apparecchio e intervenire immediatamente di fronte a qualsiasi anomalia procedurale.
Il robot al massimo può aiutarlo nell’ottimizzazione dei tempi e dei carichi di lavoro. Non dovendo eseguire manualmente ogni singolo prelievo, un unico operatore specializzato potrà controllare fino a tre macchinari Aletta contemporaneamente.
E senza perderci a livello di prestazioni e qualità del servizio. Dai dati diffusi dalla FDA è emerso che, nei casi in cui il robot procede alla venipuntura, i tassi di successo nel prelievo risultano del tutto comparabili (e talvolta persino superiori) a quelli ottenuti dal personale umano addestrato.
Arriverà anche in Europa?
In realtà il dispositivo è già presente nel nostro continente. Nell’estate del 2024, Aletta ha ottenuto la certificazione europea MDR (Medical Device Regulation), conseguendo il marchio CE che ne consente l’uso clinico nei paesi dell’Unione. Oggi la sua adozione è partita in alcune strutture ospedaliere e laboratori d’analisi che hanno scelto di fare da apripista (“early adopter”).
E tutto questo ben due anni prima che venisse autorizzata dalla FDA la sua immissione in commercio tramite la procedura De Novo, un percorso normativo per dispositivi di nuova tipologia a basso o moderato rischio.
C’è da dire che l’esigenza europea di colmare in qualche modo la carenza di personale non è seconda a quella statunitense. Solo per quanto riguarda il personale infermieristico generale, secondo i dati OCSE, la media europea è di 9,2 infermieri ogni 1.000 abitanti (con l’Italia a 6,9), mentre negli Stati Uniti il rapporto sul personale infermieristico generale è più alto (12,59 ogni 1.000 persone).
Per gli States però il problema è sull’assistenza tecnica di supporto, in cui rientrano i flebotomisti. Secondo le stime della società di consulenza Mercer, entro il 2028 gli USA rischiano un deficit complessivo di 100 mila operatori sanitari, guidato soprattutto da una carenza di oltre 73 mila assistenti infermieristici.
FAQ
Aletta è un robot sviluppato da Vitestro per eseguire il prelievo del sangue dal braccio del paziente. Individua la vena, prepara l'area e completa buona parte della procedura in autonomia.
Gestisce quasi tutto il processo, ma non sostituisce il personale sanitario. Un operatore deve supervisionare, inserire le provette, garantire l'igiene e intervenire se qualcosa non va.
Sì. Ha ottenuto la certificazione europea MDR e il marchio CE nell'estate 2024, quindi può essere usato in ambito clinico nell'Unione Europea.
Sì, perché può aiutare a ridurre il carico di lavoro e a compensare la carenza di personale. Un operatore potrebbe controllare fino a tre macchinari Aletta, con risultati comparabili a quelli umani.

















