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INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Perché tutti parlano di Kimi, l'intelligenza artificiale cinese che spaventa l'America

Kimi è il nuovo modello di intelligenza artificiale sviluppato in Cina che mira a sfidare pesantemente il dominio USA nel settore. Ecco come.

5 min di lettura

L'intelligenza artificiale e chip iStock

Non è bastato il caso DeepSeek, che a gennaio 2025 aveva messo in allarme la Silicon Valley. A distanza di circa un anno e mezzo, un’altra intelligenza artificiale sviluppata in Cina torna a sfidare i chatbot Made in USA.

Si tratta di Kimi, il nuovo modello realizzato da Moonshot AI. Vediamo perché se ne sta parlando così tanto, e se è davvero una minaccia alla leadership degli Stati Uniti.

Tutti parlano di Kimi, la nuova sfida cinese alla supremazia USA: ma perché

Perché è un modello che fin dal debutto ha attirato l’attenzione degli sviluppatori e scosso la Silicon Valley, come riportato da Axios.

Parliamo di un modello, sviluppato dall’azienda pechinese Moonshot AI, che secondo i risultati diffusi dall’ente indipendente di valutazione Arena, avrebbe superato Fable 5 di Anthropic e GPT-5.6 Sol di OpenAI nei test dedicati alla programmazione front-end. Anche nella classifica generale pubblicata da Arena il modello cinese risulta davanti ad Anthropic Opus 4.8, che fino all’arrivo di Fable 5 rappresentava il modello di punta dell’azienda.

E tutto questo a un costo molto più contenuto rispetto alle controparti americane. Un vantaggio che, secondo diverse fonti, sarebbe favorito anche dal forte sostegno del governo cinese, da tempo impegnato a finanziare i settori ritenuti strategici per la competitività del Paese.

Inoltre, a differenza di molti concorrenti statunitensi, Kimi sarà disponibile come modello open-weight, permettendo ad aziende e governi di personalizzarlo ed eseguirlo sui propri sistemi. Una scelta che potrebbe favorirne ulteriormente la diffusione.

Perché se ne parla così tanto di questo modello cinese

Perché è come DeepSeek a gennaio 2025. Quando il modello cinese debuttò lo scorso anno, riuscì infatti a dimostrare di poter competere con le soluzioni più avanzate sviluppate da OpenAI, generando grande preoccupazione negli Stati Uniti, sebbene sia riuscito il suo settore tecnologico a mantenere comunque la propria leadership.

Ciononostante, ora la Cina tenta nuovamente di ridurre il divario con una strategia molto simile: prezzi contenuti, prestazioni elevate e maggiore apertura dei modelli.

Una combinazione che li sta inevitabilmente rendendo sempre più appetibili. In un’analisi pubblicata da Bloomberg sui consumi di token all’interno della piattaforma OpenRouter, se circa un anno fa i modelli statunitensi rappresentavano quasi il 70% dei token elaborati dal servizio, oggi quella quota sarebbe scesa intorno al 30%. Nello stesso periodo, invece, i modelli cinesi sarebbero arrivati a toccare un picco del 63% all’inizio di luglio.

In sostanza, con questa formula le IA sviluppate in Cina inevitabilmente conquisteranno sempre più utenti. Perché non solo stanno diventando superiori dal punto di vista tecnico, ma soprattutto perché riescono a offrire prestazioni ritenute soddisfacenti a una frazione dei costi richiesti dai concorrenti americani.

E questo è un bel problema per le Big Tech.

Un nuovo incubo per il settore tech IA americano?

Probabile. Anche perché l’arrivo di Kimi coincide con una fase particolarmente delicata per il mercato dell’intelligenza artificiale, con sempre più analisti che mettono in dubbio la sostenibilità degli enormi investimenti effettuati dalle Big Tech. 

Senza contare anche il rischio per la sicurezza nazionale, sempre più a rischio con l’evoluzione incessante di questa tecnologia. Diverse aziende statunitensi hanno chiesto all’amministrazione Trump di limitare la diffusione dei modelli di IA cinesi, ritenendoli potenzialmente problematici sotto il profilo strategico. Per il momento però la Casa Bianca ha soltanto valutato diverse misure per rallentare la crescita dell’intelligenza artificiale cinese, senza concretizzare alcuna iniziativa seria.

Anzi, il precedente irrigidimento sulle esportazioni dei chip Nvidia verso la Cina è stato in parte alleggerito: da dicembre scorso è stato consentito nuovamente la vendita di alcuni prodotti ad alte prestazioni destinati al mercato cinese.

Nel frattempo, Pechino continua a dimostrare di saper non solo reagire alle restrizioni occidentali, ma anche di aiutare le imprese. Un esempio recente riguarda Hugging Face, che per analizzare i dati relativi a un recente attacco informatico avrebbe utilizzato GLM 5.2, modello open-weight sviluppato dalla cinese Z.ai. Il motivo? Alcuni modelli commerciali statunitensi avevano rifiutato di svolgere lo stesso compito a causa dei propri sistemi di sicurezza.

FAQ

Cos'è Kimi e chi l'ha sviluppata?

Kimi è un modello di intelligenza artificiale sviluppato dall'azienda cinese Moonshot AI, finito sotto i riflettori per le sue performance nei test di programmazione front-end.

In cosa Kimi si differenzia dai modelli americani?

Kimi viene rilasciato come modello open-weight, permettendo personalizzazioni e esecuzione locale da parte di aziende e governi, favorendone la diffusione.

Perché Kimi preoccupa la Silicon Valley?

Perché, secondo valutazioni indipendenti, supera modelli come GPT-5.6 e Fable 5 in alcuni test e offre prestazioni elevate a costi inferiori rispetto ai concorrenti USA.

Gli Stati Uniti possono limitare la diffusione di questi modelli?

Alcune aziende USA hanno chiesto misure restrittive, ma finora la Casa Bianca ha solo valutato opzioni senza varare azioni concrete di forte contrasto.