Zero click e poco traffico: Rolling Stone fa causa contro gli AI Overviews
Gli AI Overviews di Google forniscono risposte immediate agli utenti, ma gli editori denunciano un crollo di click e ricavi: l’editore di Rolling Stone fa causa

In sintesi
- Gli AI Overviews di Google sottraggono traffico ai siti di informazione riducendo entrate pubblicitarie e abbonamenti.
- Penske Media ha avviato la prima causa legale negli USA contro Google, aprendo un fronte decisivo per il futuro dell’editoria digitale.
L’introduzione di AI Overviews su Google sta cambiando radicalmente il modo in cui gli utenti fanno ricerche online. Possiamo facilmente farne esperienza in modo diretto, e probabilmente l’abbiamo già notato: questa funzione sfrutta l’intelligenza artificiale per creare riassunti delle informazioni cercate e dunque permette di trovare risposte dirette già nella homepage dei risultati, senza dover cliccare su altri siti. Se per gli utenti questo significa spesso più comodità e rapidità, per i media digitali rappresenta un problema: meno click, meno traffico e, quindi, meno introiti. Non sorprende quindi che negli Stati Uniti sia arrivata la prima causa legale contro Google da parte di un grande gruppo editoriale.
Perché il proprietario di Billboard, Variety e Rolling Stone fa causa a Google
Il 14 settembre 2025 Penske Media, il gruppo che possiede testate come Rolling Stone, Billboard e Variety, ha depositato una causa federale a Washington DC contro Google. Secondo l’editore, infatti, Google starebbe utilizzando articoli e contenuti giornalistici nei suoi AI Overviews senza autorizzazione, riducendo il traffico diretto verso i siti di informazione.
Penske Media, guidata da Jay Penske, sottolinea che i suoi contenuti attirano ogni mese circa 120 milioni di visitatori online. Secondo la denuncia, Google include i siti nei risultati di ricerca solo a patto di poter utilizzare anche i loro articoli per alimentare gli AI Overviews. Un modello che, secondo l’editore, rafforza il potere di mercato di Google, che detiene quasi il 90% delle ricerche online negli Stati Uniti.
In che modo AI Overviews riduce traffico e click sui siti di notizie
Il cuore della causa riguarda evidentemente l’impatto economico di AI Overviews sui siti di news. Gli editori sostengono infatti che se gli utenti trovano già un riassunto soddisfacente delle notizie direttamente nella pagina dei risultati, non hanno più motivo di cliccare sui link dei siti.
Secondo Penske, circa il 20% delle ricerche che in precedenza portavano ai suoi portali oggi si ferma all’AI Overview, ed è una quota probabilmente destinata a crescere. Nel frattempo, i ricavi da affiliazione del gruppo sono calati di oltre un terzo rispetto al picco raggiunto a fine 2024.
Le preoccupazioni del settore sono comprensibili, insomma: se Google trattiene l’attenzione degli utenti sulle proprie pagine, il modello di business dei media digitali basato su pubblicità e abbonamenti, in funzione del numero di visualizzazioni e click, deve essere rivisto.
Google da parte sua respinge le accuse e sostiene che gli AI Overviews migliorano l’esperienza di ricerca e ampliano le possibilità di scoperta dei contenuti, portando traffico a un numero maggiore di siti. Gli editori ribattono però che senza la possibilità di rifiutare l’inclusione nei riassunti AI, si trovano di fatto obbligati ad accettare condizioni sfavorevoli.
Ci sono altre cause legali contro AI Overviews di Google
Quella di Penske non è l’unica battaglia legale contro gli AI Overviews. A febbraio 2025, anche l’azienda di formazione online Chegg aveva denunciato Google, accusandola di aver eroso la domanda per i propri contenuti originali attraverso i riassunti AI. A luglio dello stesso anno, invece, un gruppo di editori indipendenti si è rivolto alla Commissione Europea per presunta violazione delle norma antitrust.
Finora, Google ha difeso con decisione il proprio modello, sostenendo che l’intelligenza artificiale rende la ricerca più utile e più usata dagli utenti. Tuttavia, la pressione sugli AI Overviews sembra destinata a crescere.
Altri grandi player dell’intelligenza artificiale come OpenAI hanno firmato accordi di licenza con editori come News Corp, Financial Times e The Atlantic, per utilizzare in modo regolare i loro contenuti nei propri sistemi. La causa di Penske potrebbe dunque aprire un precedente e costringere Google a rivedere le proprie pratiche con gli editori, stipulando accordi più vantaggiosi per entrambe le parti.

















