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Perché odiamo i nuovi loghi? Le reazioni al restyling di Instagram dicono molto (di noi)

Instagram ha deciso di cambiare wordmark dopo ben dieci anni, ma questa scelta sembra aver sconvolto molti utenti. E no, non è solo una questione "estetica".

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Gli effetti del restyling di Instagram sugli utenti iStock

Quando una delle app più usate al mondo come Instagram decide di cambiare "abito", la prima reazione degli utenti è quasi sempre una sonora bocciatura o, quantomeno, un certo scetticismo. No, non si tratta di un mero "capriccio", piuttosto di un meccanismo della mente che reagisce istintivamente a simili cambiamenti con il rifiuto. Ma perché accade?

Il nuovo restyling di Instagram

Pensiamo a cos’è successo l’11 maggio 2016 (ere geologiche fa), quando Instagram ha mandato in pensione la storica icona in stile polaroid vintage per fare spazio a una più minimal: in rete si è scatenata un’ondata di protesta immediata, con la sensazione che la piattaforma avesse perso la sua "anima" in favore di una grafica quasi anonima. Eppure, a distanza di anni, a quel quadratino colorato ci siamo abituati.

Che la storia si stia ripetendo? Stavolta Instagram ha ritoccato il suo logo, modificandone il font. "Il wordmark in alto dell’app non è cambiato in 10 anni, quindi era il momento di un aggiornamento. Più pulito e moderno, con riferimenti all’originale e alla semplicità e alla maestria che lo hanno sempre reso Instagram", scrive Adam Mosseri, alla guida della piattaforma social dal 2018.

Il nuovo wordmark non è piaciuto a tutti, di nuovo. Se da una parte c’è chi ha apprezzato la novità, dall’altra non sono mancati i commenti ironici: a molti, ad esempio, sembra che la grafica renda poco legibbile il nome della app, tanto da far percepire "Instagzam" al posto di "Instagram".

Ma, al di là dei commenti più tecnici, perché reagiamo così di fronte a un cambiamento puramente estetico?

La reazione del cervello umano (che ha un motivo ben preciso)

Questa "reazione" ha un nome, o meglio è figlia del cosiddetto effetto della mera esposizione o principio di familiarità. In psicologia sociale – dai primi esperimenti di Gustav Fechner a fine ‘800 all’analisi di Robert Zajonc tra gli anni ’60 e ’90 -, questo fenomeno dimostra che la semplice esposizione ripetuta a uno stimolo ci spinge ad apprezzarlo e ad averne fiducia. Più un volto, un suono o anche il logo e il wordmark di un’app compaiono davanti ai nostri occhi, più la nostra mente li percepisce come piacevoli e rassicuranti.

Il nostro cervello si è evoluto per considerare le novità inaspettate come potenziali pericoli, attivando un’immediata risposta di diffidenza. Se però continuiamo a vedere quell’elemento senza che succeda nulla di male, questo senso di minaccia svanisce lasciando il posto alla familiarità, appunto. Sostituire all’improvviso un’icona o un qualsiasi altro elemento grafico che guardiamo e clicchiamo decine di volte al giorno vuol dire, inconsciamente, cancellare un punto di riferimento sicuro ed è per questo motivo che si innesca una reazione di rigetto immediata.

Ma non è solo una questione di "familiarità". L’avversione per i rebranding e i restyling si spiega anche col fatto che il nostro cervello è fondamentalmente pigro e cerca sempre di "risparmiare energia". La mente umana adora le cose facili da elaborare e, al contrario, evita istintivamente qualsiasi attività che richieda uno sforzo mentale extra. Un concetto che si applica bene a questo contesto: un logo che conosciamo a memoria funziona come una vera e propria "scorciatoia cognitiva" e ci permette di scovare l’app sullo schermo dello smartphone in una frazione di secondo, senza neanche doverci pensare. Cambiarlo improvvisamente rompe questo meccanismo, costringendo il cervello a fermarsi e a "sforzarsi". Fastidio e "stanchezza" ci spingono, dunque, a bocciarlo a priori, al di là dell’effettiva resa grafica ed estetica.

Alla fine, tutto tornerà alla normalità. Usando frequentemente Instagram per scorrere post, storie e reel, gli utenti finiranno per essere esposti inevitabilmente (e ripetutamente) al nuovo logo e così, nel giro di poche settimane, l’effetto della mera esposizione entrerà in azione anche su questa nuova grafica.