Perché gli oceani stanno diventando più scuri: cosa sta succedendo
Uno studio ha evidenziato come stia cambiando l'aspetto degli Oceani: circa il 20% è diventato più scuro e i motivi sono diversi.
Gli oceani, che coprono oltre il 70% del nostro pianeta, non sono più il “cuore blu” della Terra. Qualcosa ne sta alterando trasparenza e colore, tanto che le acque stanno diventando progressivamente più scure. Un cambiamento apparentemente sottile, che in realtà è un segnale tangibile di drastici mutamenti ecologici indotti dal riscaldamento globale, con implicazioni per la vita marina e per la stabilità climatica terrestre.
Oceani sempre più scuri
L’oscuramento oceanico si deve alla riduzione della penetrazione della luce solare nello strato superiore, noto come zona fotica. Una fascia cruciale per la fotosintesi, che sostiene oltre il 90% della vita marina e alimenta processi planetari fondamentali, come la produzione di ossigeno e il ciclo del carbonio.
Uno studio pubblicato su Global Change Biology, basato su due decenni di dati satellitari della NASA raccolti tra il 2003 e il 2022, ha fornito la prima valutazione globale di questo fenomeno. Sappiamo che oltre un quinto dell’oceano mondiale – un’area superiore a 75 milioni di chilometri quadrati – è diventato significativamente più scuro e che in alcune regioni particolarmente colpite (Mar Baltico, aree polari) la zona fotica si è ridotta di oltre 50 metri. Inoltre, in circa il 2,6% delle aree analizzate si è registrata una perdita di penetrazione luminosa superiore ai 100 metri.
Le cause
A causare questo oscuramento sono diversi fattori, legati principalmente alla crisi climatica. L’aumento della temperatura superficiale marina, ad esempio, intensifica la stratificazione termica verticale degli oceani e il riscaldamento rende lo strato superficiale dell’acqua meno denso e più stabile, impedendone il mescolamento con le acque fredde e profonde.
In sostanza si forma come una barriera termica che indebolisce quel meccanismo di rimescolamento che normalmente porta dagli abissi in superficie i nutrienti essenziali, come nitrati e fosfati. La stratificazione, che è aumentata costantemente dagli anni ’60, riduce la disponibilità di “fertilizzanti marini” per il fitoplancton nello strato superiore.
Stratificazione a parte, l’oscuramento è accelerato anche da altri fattori, soprattutto nelle aree costiere dove, ad esempio, la presenza di attività agricole e urbane riversa in mare sedimenti, fertilizzanti e materiale organico. Materiale che include la cosiddetta Sostanza Organica Disciolta Cromoforica (CDOM), che assorbe fortemente le lunghezze d’onda blu della luce.
Le conseguenze
Attualmente, circa il 20% della superficie oceanica ha subito questo oscuramento. Ma quali sono le reali conseguenze del fenomeno?
Come spiegano sempre i ricercatori e autori dello studio, il fenomeno innesca un preoccupante effetto domino. Dato che il fitoplancton è alla base di quasi tutta la rete alimentare marina, la riduzione della produttività e della zona fotica mette in crisi l’intero ecosistema: la vita foto-dipendente è costretta a competere in uno strato d’acqua sempre più ristretto.
Ma l’implicazione più grave riguarda il clima. Gli Oceani assorbono circa un quarto della CO2 emessa annualmente dall’uomo, funzione mediata in gran parte dalla “pompa biologica del carbonio” operata dal fitoplancton. Se l’attività biologica si riduce a causa dell’oscuramento e della stratificazione, la capacità dell’Oceano di assorbire CO2 diminuisce drasticamente.
Oceani meno efficienti accelerano indirettamente l’effetto serra e più gas serra rimane nell’atmosfera, più aumentano il riscaldamento e la stratificazione.


















