Ecco perché alcuni dinosauri erano così grandi: un nuovo fossile scoperto in Thailandia
Il ritrovamento del Nagatitan chaiyaphumensis svela perché i sauropodi divennero giganti: merito del clima torrido e di un’anatomia capace di dissipare il calore.

- La scoperta del Nagatitan chaiyaphumensis in Thailandia dimostra che il gigantismo dei sauropodi fu un adattamento a climi caldi e praterie aperte.
- Il fossile di circa ventisette metri e trenta tonnellate suggerisce che lunghi colli e sacche d'aria aiutavano a dissipare il calore corporeo.
- I resti completi della formazione Khok Kruat confermano che il gigantismo si ripresentò ciclicamente quando l'ambiente favorevole favoriva grandi erbivori.
La recente scoperta del Nagatitan chaiyaphumensis in Thailandia rivela che il gigantismo di alcuni dinosauri non fu un caso, ma una risposta adattiva a climi torridi e praterie aperte. Questo nuovo sauropode da trenta tonnellate conferma che temperature elevate e una vegetazione specifica permisero a tali colossi di prosperare, trasformando i loro enormi colli in veri e propri radiatori naturali per sopravvivere al calore del Cretaceo.
- Il Nagatitan chaiyaphumensis
- Il gigantismo nei sauropodi
- Gestire il calore con un collo infinito
- Un meccanismo di adattamento
Il Nagatitan chaiyaphumensis
La storia del Nagatitan chaiyaphumensis inizia quasi per caso nel 2016, quando Thanom Luangnan, un abitante della provincia di Chaiyaphum, nota delle rocce dall’aspetto insolito lungo le sponde di uno stagno pubblico. Quelli che sembravano semplici sassi erano, in realtà, i resti di un titano.
La ricerca, guidata dal paleontologo Sita Manitkoon della Mahasarakham University e pubblicata recentemente sulla rivista Scientific Reports, ha portato alla luce un esemplare straordinario.
Con una lunghezza di circa ventisette metri e un peso stimato di trenta tonnellate, il Nagatitan è ufficialmente il più grande dinosauro mai rinvenuto nel sud-est asiatico.
Il suo nome rende omaggio ai Naga, i leggendari serpenti giganti del folklore locale, unendo la precisione della scienza alla suggestione del mito.
Il gigantismo nei sauropodi
Perché questi animali raggiunsero dimensioni così spropositate? Il ritrovamento del Nagatitan offre una risposta che lega la biologia all’ecologia.
I resti, risalenti a 113 milioni di anni fa, appartengono al gruppo dei somphospondyli, caratterizzati da arti anteriori lunghi e una postura ampia.
Secondo gli esperti, tra cui Paul Upchurch dell’University College London, il gigantismo dei sauropodi si è evoluto in modo indipendente decine di volte in diversi continenti. Il fattore scatenante sembra essere stato l’ambiente.
Nel Cretaceo, la Thailandia era situata molto più vicina all’equatore e il clima era quello di una “serra” globale. Queste condizioni favorirono la nascita di vaste savane arbustive piuttosto che di foreste fitte.
In spazi così aperti, i grandi erbivori potevano spostarsi con efficienza energetica, nutrendosi di felci ed equiseti, mentre il loro calpestio manteneva l’ecosistema libero da una vegetazione troppo ingombrante.
Gestire il calore con un collo infinito
Esiste però un paradosso biologico: i corpi massicci faticano a smaltire il calore eccessivo. Eppure, proprio i dinosauri giganti sembrano aver dominato le epoche più calde della Terra.
La soluzione risiede nell’anatomia peculiare di questi animali. Upchurch suggerisce che i lunghi colli dei sauropodi non servissero solo a raggiungere le chiome degli alberi, ma funzionassero come superfici di scambio termico, permettendo di disperdere il calore corporeo.
Inoltre, un complesso sistema di sacche d’aria interne aiutava il raffreddamento durante l’espirazione. Il Nagatitan rappresenta dunque l’inizio di un “boom” dimensionale che avrebbe portato altre specie asiatiche, come il Ruyangosaurus, a superare persino le sessanta tonnellate.
Un meccanismo di adattamento
Sebbene il Nagatitan non abbia il record assoluto mondiale, detenuto da giganti come il Patagotitan, la sua importanza risiede nella completezza dei fossili ritrovati nella formazione Khok Kruat.
Come sottolineato dal paleontologo Pedro Mocho dell’Università di Lisbona, il ritrovamento permette di passare dallo studio di semplici frammenti isolati all’analisi di uno scheletro quasi completo.
Adesso sappiamo che il gigantismo fu un meccanismo di sopravvivenza vincente, capace di ripresentarsi ciclicamente ogni volta che le condizioni ambientali diventavano ideali.
Studiare come gli antichi giganti interagivano con l’ecosistema di milioni di anni fa aiuta a comprendere meglio anche le dinamiche dei grandi mammiferi moderni, pronti ad adattarsi a un mondo che cambia.


















