Tra gli antichi papiri egizi ci sono le prove del primo sciopero della storia
Tra le pieghe di un papiro antico custodito a Torino emerge la voce dei primi lavoratori in rivolta per fame e giustizia nell'antico Egitto

Se dovessimo pensare a uno sciopero in questo momento, di certo penseremmo a una scena moderna: striscioni, megafoni, assemblee sindacali. Eppure, tra le fibre di un papiro antico custodito a Torino, si legge qualcosa che assomiglia moltissimo a una protesta come la intendiamo oggi.
Dai lavoratori esasperati alle richieste ufficiali, passando per rivendicazioni scritte nero su bianco, il papiro racconta come anche tanto, tantissimo tempo fa si reagiva alla fame e alla stanchezza con coraggio, cercando di dire basta.
La traduzione e l’unicità del papiro
La notizia è tornata alla ribalta grazie al Corriere della Sera (edizione di Torino), che ha riportato l’attenzione su uno dei documenti più straordinari del Museo Egizio: il cosiddetto “papiro dello sciopero”.
Scritto nel 1152 a.C. circa, durante il regno di Ramses III, è una testimonianza unica nel suo genere perché, come accennavamo, per la prima volta nella storia un gruppo di lavoratori ha messo per iscritto le proprie lamentele contro le autorità.
Un gesto inaspettato e rivoluzionario, soprattutto se si considera il contesto, l’antico Egitto appunto, con la sua gerarchia rigida e il potere assoluto del faraone.
Il reperto fu scoperto nel XIX secolo nella necropoli di Deir el-Medina, il villaggio degli artigiani che costruivano le tombe reali nella Valle dei Re e da allora non si è mai smesso di studiarlo: una delle sue ultime traduzioni più autorevoli è consultabile anche online.
Rimostranze e “scioperi”
Ma cosa contiene, dunque, il papiro antico? Scritto in ieratico (la grafia corsiva dell’egiziano antico) il testo è stato compilato dallo scriba Amennakhte e descrive come, al ventinovesimo anno del regno di Ramses III, i lavoratori decisero di interrompere le attività perché il loro pagamento era in ritardo.
Le azioni degli artigiani furono pacifiche ma determinate: organizzarono una forma di sit-in nei templi, inviarono lettere alle autorità e si rifiutarono di tornare al lavoro finché la situazione non si risolse.
La frase che campeggia sul papiro è esplicativa: «Abbiamo fame! Ditelo al Faraone!». E attenzione, perché non è un’esagerazione retorica: il cibo era l’unica forma di salario prevista, e la sua mancanza equivaleva a un’interruzione del patto sociale.
Nell’antica società egizia queste istanze non venivano ignorate: c’erano scribi, funzionari e mediatori pronti a riportare l’ordine e soddisfare almeno in parte le richieste, ma nel caso specifico ci fu un po’ di tumulto.
Sì, perché le autorità pagarono effettivamente agli scioperanti le razioni di grano mensili richieste, ma nel giro di poco gli operai tornarono a scioperare, stavolta per via delle loro condizioni di lavoro.
Una società all’avanguardia
Com’è andata a finire non è dato saperlo, ma storicamente la situazione non cambia: molti studiosi vedono in questo testo il primo sciopero documentato della storia.
Anche se non esisteva ancora un concetto moderno di “lavoro dipendente” o “contratto”, è evidente che gli artigiani avevano coscienza del proprio ruolo e si aspettavano un trattamento equo.
Il loro gesto è testimoniato non solo dalla scrittura del papiro, ma dalla sua struttura narrativa: non è un atto d’accusa isolato, ma una vera cronaca degli eventi, in cui si alternano appelli, ordini, risposte e movimenti collettivi. È qui che il passato si fa sorprendentemente vicino al presente.




















