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Perché i paesi più giovani sono più ottimisti sull'intelligenza artificiale

Paesi con popolazioni più giovani tendono a mostrare un maggiore entusiasmo verso l’intelligenza artificiale, mentre quelli con età media più elevata appaiono più cauti

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C’è chi guarda all’intelligenza artificiale e vede un assistente instancabile capace di sbrigare le noie quotidiane, e chi, invece, non può fare a meno di pensare ai film di fantascienza anni ’80, dove i computer finivano sempre per prendere il controllo. Ma cosa determina questa differenza di vedute? Secondo i dati recenti (2025) elaborati da Iswardi Ishak su fonti Ipsos e ONU, la risposta potrebbe risiedere in un numero molto semplice: l’età media della popolazione.

La “fame” di futuro dei paesi giovani

Il quadro che emerge dai dati è spiazzante. Se guardiamo a paesi come l’Indonesia, dove l’età media è di circa 30 anni, l’ottimismo vola all’80%. Qui, i prodotti e i servizi basati sull’IA non sono visti come una minaccia, ma come una straordinaria opportunità di crescita e semplificazione. Lo stesso accade in Malesia e India, dove la gioventù della popolazione si traduce in una naturale propensione al “nuovo”.

In queste aree del mondo, l’IA è il motore del cambiamento. Chi ha trent’anni oggi in queste nazioni non ha paura dell’automazione, perché è nato in un mondo già digitale e vede nella tecnologia l’unico modo per competere su scala globale.

Tuttavia, non è solo una questione di rughe. Ci sono paesi che “sfidano” le statistiche. Prendiamo la Corea del Sud o la Thailandia. Nonostante abbiano una popolazione con un’età media piuttosto alta (rispettivamente 45 e 40 anni), l’entusiasmo per l’IA resta altissimo, sfiorando l’80% in Thailandia. Perché accade? La risposta sta nella cultura dell’innovazione. In questi paesi, la tecnologia è parte integrante dell’identità nazionale e delle politiche governative. Anche chi ha un’età compresa tra i 40 e i 50 anni, percepisce l’IA come uno strumento necessario per mantenere il benessere e la modernità del Paese.

E in Occidente? Il peso dell’esperienza (e dei dubbi)

Dall’altra parte della barricata troviamo l’Europa e il Nord America. In questi due continenti l’atteggiamento verso l’Intelligenza Artificiale è decisamente più tiepido. In Italia, con un’età media di 48,2 anni (una delle più alte del set di dati), solo il 49% degli intervistati si dice entusiasta dell’AI. Praticamente, la metà degli italiani vede l’A come un’opportunità, la restante è molto più scettica.

I motivi di questa cautela sono comprensibili e, se vogliamo, figli di una maturità diversa. Nei paesi sviluppati e con una popolazione più adulta, le preoccupazioni non riguardano solo la funzionalità del software, ma toccano temi etici profondi:

  • Privacy e sicurezza: Chi gestisce i nostri dati?
  • Automazione del lavoro: Cosa ne sarà delle professioni che abbiamo costruito con anni di sacrificio?
  • Disinformazione: Come faremo a distinguere il vero dal falso in un mondo di “deepfake“?

Paesi come la Francia (38% di ottimismo) o il Canada (36%) riflettono perfettamente questo clima di sospetto, dove il progresso viene pesato attentamente sulla bilancia dei rischi.

Ecco un estratto della classifica che mostra chiaramente come il “sentimento” cambi radicalmente muovendosi sulla mappa:

Paese Ottimismo IA (2025) Età Media
Indonesia 80% 30.4
Thailandia 79% 40.6
Corea del Sud 69% 45.6
Messico 65% 29.6
Italia 49% 48.2
Giappone 46% 50.0 (circa)

 

Un ponte tra generazioni

È facile notare come, superata la soglia dei 35-40 anni medi per nazione, l’entusiasmo verso l’Intelligenza Artificiale inizi a calare. Chi ha un’età in questa fascia “di mezzo”, ha quindi il compito più difficile ma anche più stimolante: fare da ponte. I quarantenni di oggi hanno la memoria storica per capire cosa si sta perdendo ma anche l’esperienza per imparare a usare questi nuovi strumenti senza diventarne schiavi. Forse, in Italia, non si arriverà mai all’80% di entusiasmo degli indonesiani, ma una sana curiosità mista a cautela potrebbe essere proprio la ricetta giusta per affrontare le sfide che l’AI ci mette di fronte da oggi in avanti.