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Oura Ring in tribunale per le sue sospette misurazioni del sonno

Una cliente californiana accusa Oura di pubblicità ingannevole sull'accuratezza nel tracciamento del sonno, chiedendo una class action negli Stati Uniti. L'azienda finlandese respinge ogni addebito.

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Anello intelligente smartphone e camera da letto 123RF
  • Una cliente californiana accusa Oura di pubblicità ingannevole sul tracciamento del sonno e chiede una class action contro l'azienda finlandese.
  • Al centro della causa ci sono promesse di precisione giudicate irrealistiche, con test che mostrerebbero risultati vicini al 53% e forti errori sulla fase REM.
  • Oura respinge le accuse, difende gli algoritmi e ribadisce che il suo smart ring non sostituisce strumenti medici né diagnosi cliniche.

Una cliente californiana accusa Oura di pubblicità ingannevole sull’accuratezza nel tracciamento del sonno, chiedendo l’avvio di una class action negli Stati Uniti. L’azienda finlandese, dal canto suo, respinge ogni accusa.

Le premesse commerciali e il nodo della precisione

Affidarsi a un piccolo cerchietto di metallo per capire come riposiamo è ormai un’abitudine consolidata per molti appassionati di tecnologia e salute.

Tuttavia, le promesse di tracciamento avanzato sono finite direttamente sul tavolo di un giudice. Presso il tribunale federale di San Francisco è stata infatti depositata una richiesta di class action contro Oura che mette in discussione la reale affidabilità dei celebri dispositivi indossabili.

Al centro della vertenza ci sono i messaggi pubblicitari promossi dal marchio finlandese. Espressioni che puntano tutto sull’accuratezza clinica e su paragoni stringenti con gli esami medici ufficiali.

Il modello di punta Oura Ring raccoglie durante la notte segnali come temperatura, battito cardiaco, variabilità cardiaca, movimento e respirazione.

L’algoritmo rielabora poi questi elementi per stimare i periodi trascorsi tra sonno leggero, profondo, REM e momenti di veglia.

I dubbi scientifici analizzati nella causa

Secondo i legali della parte lettrice, l’azienda avrebbe attribuito alle proprie stime una precisione irrealistica per un sensore collocato al dito.

Un’analisi di laboratorio tradizionale, nota come polisonnografia, monitora i flussi cerebrali, le contrazioni muscolari e i movimenti oculari tramite elettrodi dedicati. Elementi che un piccolo smart ring non può chiaramente rilevare.

La tesi dell’accusa si fonda su una premessa semplice: l’attività del sonno parte dal cervello, non dall’estremità di una mano.

A supporto della citazione viene richiamato un test condotto su 45 individui, dal quale emergerebbe un grado di precisione generale pari al 53,18% nella distinzione delle varie fasi. Un valore che gli avvocati paragonano all’esito casuale del lancio di una moneta.

Lo studio evidenzierebbe anche una tendenza a sovrastimare la fase REM, penalizzando la stima del sonno leggero e di quello profondo.

La promessa di un’aderenza fino al 95% rispetto agli esami clinici viene quindi contestata in radice.

Le richieste dei consumatori e la replica aziendale

La vicenda legale nasce dalla contestazione di un’acquirente che nel maggio 2025 ha sborsato oltre 500 dollari per il modello Oura Ring 4 Gold.

La cliente sostiene che non avrebbe mai completato l’acquisto, o quantomeno non a quella cifra, se fosse stata a conoscenza delle reali limitazioni tecniche del prodotto.

La richiesta presentata include l’immediata cessazione dei messaggi promozionali giudicati fuorvianti e il risarcimento economico per le cifre pagate in eccesso dagli utenti.

La risposta dell’azienda non si è fatta attendere. Il produttore respinge fermamente le accuse e difende la validità dei propri algoritmi, ricordando come diverse analisi indipendenti abbiano confermato la bontà del sistema integrato.

La società ci tiene inoltre a chiarire che il proprio dispositivo non è catalogabile come strumento medico e non intende sostituirsi alle diagnosi cliniche.

La battaglia legale si preannuncia complessa, ma accende un riflettore importante sul confine tra marketing e reali prestazioni biometriche degli indossabili.