Gli inglesi hanno portato il calcio in Italia? No, gli svizzeri: cosa emerge dagli archivi
Anche la comunità elvetica ha contribuito alle origini del calcio italiano: lo si capisce ricostruendo la storia del Genoa calcio, il club più antico della penisola.

Per generazioni abbiamo imparato che il calcio in Italia è arrivato grazie agli inglesi. Marinai, commercianti e imprenditori britannici avrebbero portato il pallone nei porti del Nord alla fine dell’Ottocento, dando il via alla storia di uno degli sport più amati del Paese. Ma gli archivi e le ricerche storiche raccontano una vicenda più articolata. Accanto alla presenza britannica emerge infatti un contributo decisivo della comunità svizzera, in particolare degli emigranti provenienti dal Canton Grigioni. Tra pasticcerie, industrie e circoli sociali, questi protagonisti hanno avuto un ruolo centrale nelle origini del calcio italiano e nella sua trasformazione in fenomeno nazionale.
- Una storia da riscrivere
- Genova e la nascita del calcio italiano
- Dai salotti alle prime competizioni
- I luoghi d’incontro e nuove abitudini sociali
- Il ruolo della comunità elvetica
Una storia da riscrivere
Per molto tempo la storia del calcio nella in Italia è stata narrata come un capitolo dell’influenza culturale britannica. Non è un’interpretazione sbagliata, ma è incompleta.
Studi e ricostruzioni recenti basate su documenti d’archivio mostrano che la nascita del calcio italiano è stata anche il risultato delle reti sociali costruite dagli emigranti svizzeri nell’area settentrionale della penisola.
Genova e Torino furono i principali punti di incontro di queste comunità. Qui si svilupparono ambienti cosmopoliti dove giovani imprenditori, studenti e professionisti stranieri condividevano nuove abitudini sociali e sportive.
Proprio in tali contesti il football cominciò a essere praticato con regole e organizzazione, passando da semplice passatempo a disciplina strutturata.
Genova e la nascita del calcio italiano
Quando si parla di calcio italiano, Genova occupa un posto centrale. La città portuale alla fine dell’Ottocento ospitava una comunità internazionale vivace e influente.
In questo ambiente nacque il Genoa Cricket and Football Club, fondato nel 1893 e considerato il club più antico d’Italia.
Tra i protagonisti di quella stagione non c’erano soltanto inglesi. Molti dei primi giocatori e dirigenti avevano origini svizzere o italo-svizzere.
Uno dei casi più interessanti è quello di Henry Dapples, nato a Genova ma con radici nel Canton Vaud. In campo con la maglia rossoblu, partecipò ai primi successi del club, contribuendo alla conquista di cinque campionati tra il 1898 e il 1903.
Un altro nome che emerge dagli archivi è quello di Etienne Bugnion, giovane svizzero che aveva già fondato in patria il club Montriond Lausanne, oggi conosciuto come Lausanne-Sport. Arrivato in Liguria, entrò nel Genoa diventando uno dei punti di riferimento delle prime stagioni del calcio italiano.
Dai salotti alle prime competizioni
Alla fine dell’Ottocento il calcio era ancora uno sport elitario. A praticarlo erano soprattutto giovani appartenenti alla borghesia internazionale che viveva tra Liguria e Piemonte. Figli di imprenditori, studenti e professionisti stranieri frequentavano gli stessi circoli sociali e sperimentavano nuove attività sportive.
Tra queste iniziative spicca la cosiddetta Palla Dapples, un curioso trofeo sotto forma di sfera d’argento che veniva messo in palio tra squadre rivali attraverso sfide dirette.
Episodi come questo mostrano come il calcio fosse già diventato un terreno di socialità e competizione molto prima della nascita di veri campionati nazionali.
Il primo torneo ufficiale arrivò l’8 maggio 1898. Si disputò in un’unica giornata e fu vinto dal Genoa. Paradossalmente quell’evento sportivo passò quasi inosservato: nello stesso periodo Milano era scossa dai moti del pane repressi dal generale Fiorenzo Bava Beccaris, segno di un Paese attraversato da forti tensioni sociali.
I luoghi d’incontro e nuove abitudini sociali
Il contributo svizzero non si limitò ai giocatori. Molti emigranti provenienti dai Grigioni avevano costruito attività commerciali e industriali nel Nord Italia. Pasticcerie, aziende e laboratori artigiani diventarono luoghi di incontro per comunità internazionali che condividevano idee, sport e iniziative culturali.
Un esempio emblematico è la storica Pasticceria Klainguti di Genova, fondata da imprenditori grigionesi e frequentata dalla borghesia cittadina. Spazi come questo contribuirono a diffondere nuove abitudini sociali, compresa la pratica sportiva organizzata.
In questo ambiente cosmopolita si formarono anche figure decisive per la crescita del calcio italiano. Tra queste il medico James Richardson Spensley, che aprì il Genoa alla partecipazione di soci italiani, favorendo la trasformazione del club da circolo elitario internazionale a realtà radicata nel territorio.
Il ruolo della comunità elvetica
La storia delle origini del calcio italiano appare oggi molto più internazionale di quanto raccontato in passato. Gli inglesi ebbero certamente un ruolo importante nella diffusione del gioco, ma gli svizzeri contribuirono a costruirne l’organizzazione sociale e culturale.
Tra migrazioni, imprese e passioni sportive, le comunità elvetiche parteciparono alla nascita di un linguaggio calcistico che nel giro di pochi decenni avrebbe conquistato gli stadi e milioni di italiani.
Gli archivi restituiscono quindi un’immagine diversa: il football nella Penisola non è il frutto di un’unica tradizione nazionale, ma il risultato di una sorprendente collaborazione europea.




















