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SCIENZA

La vita è arrivata dallo Spazio? Questa meteorite riaccende il dubbio

L'analisi dei frammenti caduti nel 2024 rivela una straordinaria complessità chimica intatta. La presenza di molecole biologiche nello spazio suggerisce nuove risposte sulla nostra nascita.

Edificio sullo sfondo e frammento roccioso in mano 123RF
  • Un meteorite caduto a Hillsborough nel 2024 contiene una ricca varietà di amminoacidi extraterrestri e tracce di antica acqua salata, rafforzando l'ipotesi che i mattoni della vita viaggino nello spazio.
  • Il frammento, catalogato come condrite carbonacea CM1/2 e analizzato da team del SETI Institute e NASA, mostra composti organici paragonabili al meteorite di Murchison.
  • Microfratture riempite di sodio indicano salamoie termali che avrebbero favorito reazioni chimiche prebiotiche, rendendo la panspermia una spiegazione scientificamente plausibile per l'origine della vita.

Un nuovo e accurato studio scientifico sul meteorite Hillsborough, caduto negli Stati Uniti nel 2024, conferma la presenza al suo interno di una straordinaria varietà di amminoacidi extraterrestri e tracce di antica acqua salata. La scoperta offre una prova tangibile del fatto che i mattoni chimici fondamentali per la nascita dei sistemi biologici viaggiano stabilmente nel cosmo e potrebbero essere giunti sulla Terra primordiale proprio attraverso gli impatti degli asteroidi, alimentando concretamente la teoria della panspermia.

Un ospite inatteso in camera da letto

A volte la scienza più rivoluzionaria bussa letteralmente alla porta, o meglio, sfonda il soffitto. La mattina del 16 luglio 2024, gli abitanti di Hillsborough, nel New Jersey, hanno vissuto un risveglio decisamente fuori dall’ordinario.

Un boato sonico ha squarciato il cielo sopra New York, causato da un bolide diurno che viaggiava alla velocità di 51mila chilometri orari.

Subito dopo, un frammento roccioso di poco superiore al chilogrammo ha centrato in pieno il tetto di una villetta, terminando la sua corsa tra la polvere nera di una stanza da letto.

Fortunatamente l’episodio non ha causato feriti, ma ha regalato alla comunità scientifica un tesoro di inestimabile valore.

Il proprietario dell’immobile, un appassionato di astronomia, ha avuto l’intuizione decisiva di recuperare i frammenti utilizzando i guanti e sigillandoli immediatamente in contenitori di vetro e fogli di alluminio.

Questa prontezza ha evitato che la roccia porosa assorbisse l’umidità terrestre, preservando intatta la sua chimica originaria ed evitando contaminazioni biologiche.

Il passaporto chimico del cosmo

I risultati delle analisi su questo straordinario messaggero spaziale sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista Science Advances da un team guidato da Peter Jenniskens, astronomo del SETI Institute e del NASA Ames Research Center.

Gli scienziati hanno catalogato l’oggetto come una condrite carbonacea di tipo CM1/2, una tipologia di roccia talmente rara da contare solo un precedente documentato nella storia recente, ovvero il meteorite di Kolang caduto a Sumatra nel 2020.

Siamo di fronte a un vero e proprio fossile del sistema solare, un materiale rimasto inalterato per oltre quattro miliardi e mezzo di anni, da quando i pianeti muovevano i loro primi passi.

La vera sorpresa è emersa quando gli astrobiologi hanno analizzato la composizione interna del frammento. Danny Glavin, esperto del Goddard Space Flight Center della NASA, ha sottolineato come la varietà di amminoacidi extraterrestri e molecole a base di carbonio riscontrata sia paragonabile soltanto al celebre meteorite di Murchison, recuperato in Australia nel lontano 1969.

Salamoia spaziale e molecole primordiali

Il dettaglio che sta accendendo il dibattito sull’origine della vita dallo Spazio riguarda la presenza di microfratture riempite di sodio all’interno della matrice rocciosa.

Tale elemento dimostra che l’asteroide da cui si è staccato il meteorite ospitava in passato veri e propri flussi di acqua salata. Gli scienziati ritengono che l’inattesa complessità dei composti organici si sia sviluppata millennio dopo millennio proprio grazie alle reazioni chimiche favorite da queste antiche salamoie termali.

Poiché la quasi totalità degli amminoacidi individuati nel meteorite Hillsborough risulta del tutto assente nelle strutture biologiche terrestri, l’ipotesi di una contaminazione post-impatto è scientificamente esclusa. Resta la certezza di una firma chimica aliena che suggerisce uno scenario affascinante.

Se i mattoni essenziali per l’evoluzione biologica si formano spontaneamente nel cuore degli asteroidi e continuano a piovere sul nostro pianeta ancora oggi, l’idea che l’innesco biologico iniziale sia arrivato da zone remote del cosmo non appartiene più alla fantascienza, ma diventa una solida traccia da seguire.