Mi sono perso nelle atmosfere rétro di Orbitals, un gioiello nostalgico e imperfetto
Orbitals è un gioco bellissimo da vedere, piacevole da giocare ma condensato in poche ore: avrebbe avuto bisogno di più tempo per splendere davvero

Orbitals è un gioiello. Bellissimo da vedere, un po’ meno da giocare. Non tanto perché sia poco divertente o incisivo nelle sue meccaniche di gameplay, quanto per il fatto che sembra finire troppo presto, prima di riuscire a sviluppare appieno tutto il suo potenziale.
Il gioco cooperativo di Shapefarm colpisce immediatamente per la sublime qualità delle animazioni, per un’estetica che sembra uscita direttamente da un anime tra gli anni ’80 e ’90 e per un’atmosfera allo stesso tempo familiare, nostalgica e straniante.
Il problema è che, una volta superato l’effetto meraviglia, rimane un’avventura che avrebbe avuto bisogno di qualche ora in più per sviluppare al meglio le proprie idee. È un gioco piacevole, a tratti brillante e sicuramente dotato di una forte personalità, ma la sua durata contenuta e una struttura ludica non sempre varia finiscono per limitarne le ambizioni.
Orbitals, uscito in esclusiva su Nintendo Switch 2 il 3 settembre 2026, si inserisce in un genere, quello delle avventure co-op progettate specificamente per due giocatori, che negli ultimi anni ha acquisito molta popolarità. È pur vero che, nella frenesia delle nostre vite, giochi del genere non potrebbero durare troppo (non è sempre facile mettersi d’accordo con un amico, un partner o un familiare per giocare insieme), eppure arrivando ai titoli di coda si ha la sensazione che manchi qualcosa.
- L'inevitabile confronto con It Takes Two
- Una cooperazione semplice, con qualche intuizione brillante
- Un anime interattivo degli anni '80 e '90
- Una storia che avrebbe avuto bisogno di più tempo
- Bello, promettente ma fin troppo breve
L’inevitabile confronto con It Takes Two
Parlare di Orbitals senza citare It Takes Two sarebbe impossibile. Non soltanto perché il gioco di Hazelight Studios rappresenta ormai il principale punto di riferimento per le esperienze cooperative basate sulla collaborazione tra due giocatori, ma anche per una ragione più diretta: Jakob Lundgren, game director di Orbitals, ha lavorato per diversi anni in Hazelight, contribuendo allo sviluppo di A Way Out, It Takes Two e Split Fiction.
Il paragone, dunque, viene quasi naturale, ma emergono delle sostanziali differenze. Orbitals prende le distanze da It Takes Two per la struttura del gioco, più libera rispetto a quella di quest’ultimo: i due protagonisti infatti non hanno ruoli prestabiliti, ma possono sfruttare i gadget disponibili per superare gli enigmi in maniera intercambiabile.
Questa soluzione aumenta la varietà, che però non si esprime mai fino in fondo perché le sezioni del gioco non arrivano a far percepire un senso di compiutezza. Lo stesso finale arriva forse troppo frettolosamente, proprio nel momento in cui abbiamo preso dimestichezza con le meccaniche di gioco e l’ambientazione.
Mentre It Takes Two sorprende continuamente con nuove meccaniche attorno alla cooperazione, Orbitals tende a essere più conservativo e abbozzato. Le sue idee funzionano, ma spesso vengono sviluppate per un tempo troppo breve o non vengono affiancate da un numero sufficiente di variazioni.
Una cooperazione semplice, con qualche intuizione brillante
Il cuore dell’esperienza è naturalmente la collaborazione tra i due giocatori. I livelli richiedono di coordinarsi, comunicare e capire come sfruttare le caratteristiche dei due protagonisti per superare ostacoli e risolvere enigmi.
Alcune soluzioni sono particolarmente riuscite e dimostrano che Shapefarm ha saputo cogliere l’essenza dei giochi di Hazelight. Il problema, però, resta sul piano della varietà. Le meccaniche vengono introdotte e utilizzate in maniera efficace, ma il gioco non sempre concede loro abbastanza spazio per evolversi.
Orbitals non indugia in tempi morti e procede a passo svelto verso la sua risoluzione. Ma finisce anche per lasciare la sensazione di aver visto soltanto una parte di ciò che avrebbe potuto offrire.
Un anime interattivo degli anni ’80 e ’90
Se c’è un elemento nel quale questa avventura cooperativariesce invece a distinguersi nettamente, è la direzione artistica. Shapefarm ha costruito un mondo che sembra guardare con enorme affetto all’animazione giapponese degli anni ’80 e ’90.
L’intero linguaggio visivo richiama quell’epoca, ma anche le splendide musiche che contribuiscono a costruire l’atmosfera strato dopo strato.
Lo stile di animazioni e personaggi si muove tra l’estetica di Ranma ½, Cowboy Bebop, Neon Genesis Evangelion e i film dello Studio Ghibli, ma senza mai sembrare derivativo e riuscendo comunque a imporsi come qualcosa di unico.
È un comparto artistico che, in alcuni momenti, riesce persino a far dimenticare i limiti del gameplay. Orbitals è semplicemente bello da guardare e ascoltare, e questa è una qualità tutt’altro che secondaria.
Ufficio stampa Nintendo
Una storia che avrebbe avuto bisogno di più tempo
A soffrire di una certa frettolosità è anche la storia. Sul piano narrativo, il gioco mette in campo delle ottime idee che tuttavia, al culminare dell’avventura, appaiono appena abbozzate. Anche i momenti pensati per suscitare commozione non riescono ad emozionare davvero.
Curiosamente, proprio gli anime che sembrano aver ispirato l’estetica di Orbitals erano spesso caratterizzati da una narrazione dilatata, fatta anche di episodi riempitivi e situazioni apparentemente secondarie. Qui accade l’esatto contrario: la storia corre verso la conclusione e non ci dà abbastanza tempo per affezionarci davvero ai suoi personaggi.
Ancora una volta, la brevità torna a essere il principale ostacolo. Con più tempo a disposizione, alcuni personaggi avrebbero potuto essere approfonditi, alcune relazioni sviluppate e determinati momenti avrebbero probabilmente avuto un peso molto maggiore.
Bello, promettente ma fin troppo breve
Orbitals è, in definitiva, un gioco difficile da bocciare e altrettanto difficile da considerare pienamente riuscito. Shapefarm dimostra una notevole sensibilità artistica e una capacità sorprendente di dare vita a un mondo affascinante, sostenuto da animazioni eccellenti e da una direzione artistica estremamente riconoscibile.
Anche sul piano del gameplay non mancano le soddisfazioni: gli enigmi migliori funzionano, la cooperazione è ben integrata e l’esperienza rimane piacevole senza mai annoiare o frustrare.
È proprio in virtù di questo piacere che ho avvertito un senso di insoddisfazione: è come arrivare alla fine di una cena e avere ancora fame. Orbitals finisce quando avrebbe forse bisogno di cominciare davvero a mostrare tutto il proprio potenziale. Le idee sono buone, ma non abbastanza numerose; la storia ha momenti interessanti, ma non abbastanza tempo per svilupparli; i personaggi funzionano, ma non sempre abbiamo l’occasione di conoscerli davvero.
È un piccolo gioco con una grande personalità, e forse proprio per questo lascia un po’ di rammarico. Perché dietro quelle animazioni splendide e quell’inconfondibile atmosfera da anime rétro si intravede un’avventura che, con qualche ora e qualche idea in più, avrebbe potuto diventare qualcosa di davvero speciale.
Orbitals
- Direzione artistica e animazioni splendide
- Musiche eccellenti
- Atmosfera da anime anni '80 e '90 riuscitissima
- Alcuni enigmi particolarmente brillanti
- Cooperazione ben integrata
- Troppo breve
- Varietà delle meccaniche limitata
- Storia poco approfondita
- Personaggi che avrebbero avuto bisogno di più spazio
- Finale toccante, ma non pienamente coinvolgente
Orbitals
Orbitals è un gioiello che necessitava di più tempo per poter splendere davvero. Resta comunque un'avventura piacevolissima, a tratti sorprendente, capace di coinvolgere e divertire.
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