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OpenAI valuta tagli ai prezzi di ChatGPT: la guerra dell'IA contro Anthropic

Secondo il Wall Street Journal OpenAI valuta tagli importanti ai prezzi per contrastare l'avanzata di Anthropic e del suo modello Claude

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App di chatgpt su smartphone 123rf

Si è scatenata una sorta di guerra dei prezzi nel mondo dell’intelligenza artificiale. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, infatti, OpenAI starebbe valutando dei tagli notevoli ai costi dei propri servizi.

Se in precedenza ChatGPT dominava la scena, ormai non è più così. Il pubblico ha numerose scelte e l’idea di sottoscrivere più abbonamenti è per tantissimi proibitiva. La compagnia, non spinta da un senso di generosità inatteso, potrebbe dunque fare un passo deciso per contrastare l’avanzata di Anthropic. Oggi, infatti, Claude è probabilmente l’IA che fa maggiormente parlare di sé, in positivo e in negativo. La corona è stata rimossa? Non del tutto e OpenAI intende evitare il peggio.

Cosa sta valutando OpenAI

Alla base di questa possibile mossa ci sono i prezzi dei token. Parliamo dell’unità di misura con cui si calcola il costo dei servizi dell’IA. Ogni parola elaborata da un modello d’intelligenza artificiale corrisponde a un certo quantitativo di token. Ognuno di questi ha un prezzo ben preciso.

Stando a quanto riporta il Wall Street Journal, OpenAI starebbe considerando riduzioni consistenti di queste cifre. Le discussioni sono ancora in fase preliminare e nulla è deciso, sia chiaro, ma il solo fatto che se ne parli ai vertici racconta molto della pressione che si respira nel settore.

Il motivo ha un nome ben preciso: Anthropic. La società rivale sta guadagnando quote di mercato sempre più importanti, soprattutto nel cruciale segmento business (aziende che integrano l’AI nei propri processi interni).

Il successo del suo strumento di programmazione Claude Code ha conquistato sviluppatori e imprese. Di fatto sta venendo meno il terreno sotto i piedi a OpenAI. I numeri raccontano una rincorsa serrata. Ecco le ultime valutazioni:

  • Anthropic valutata 965 miliardi di dollari (maggio 2026);
  • OpenAI valutata 852 miliardi di dollari (marzo 2026).

Per la prima volta, dunque, ChatGPT si trova a inseguire. In quest’ottica il taglio dei prezzi sarebbe una mossa difensiva e preventiva, evitando di arrivare secondi dietro Claude, perdendo altri clienti.

Costi per le aziende e perdita per tutti

Dietro questa situazione c’è un nodo concreto che riguarda le aziende. Molte stanno esaurendo i budget destinati all’intelligenza artificiale, così si assiste a una generale riduzione della spesa.

L’uso intensivo dei modelli più avanzati brucia token a una rapidità impressionante, al punto che è stato coniato un nuovo termine per questo fenomeno: “tokenmaxxing”. È la tendenza a massimizzare il consumo di token, così da ottenere risposte più lunghe, dettagliate e ragionate. I costi però aumentano in un modo che è difficile controllare, se non tagliando alla radice.

C’è però un paradosso da sottolineare: OpenAI e Anthropic, al netto di valutazioni da quasi mille miliardi, sono in forte perdita. La ragione risiede negli enormi costi computazionali. Addestrare e far funzionare dei modelli Ai di ultima generazione richiede infatti data center colossali, così come energia e hardware dai prezzi elevatissimi.

In questo contesto, una guerra al ribasso è tremendamente rischiosa. Le tariffe tagliate porteranno a una riduzione dei margini, già negativi. Un azzardo reso ancor più delicato dal fatto che entrambi i colossi stanno preparando il grande passo in Borsa. Tutti ripetono che l’AI è il futuro del mondo, ma forse il mondo non può permettersela.