OpenAI, dubbi sul CEO Altman: “Ci si può fidare?”
Un’inchiesta del New Yorker mette in discussione il CEO di OpenAI, Sam Altman. Tra accuse, licenziamenti lampo e ambizioni sull’AGI, emergono dubbi sul futuro della società e sull’affidabilità del suo leader.

Non proprio un ritratto lusinghiero quello tracciato dai due giornalisti del New Yorker su Sam Altman, CEO di OpenAI, nella loro lunga inchiesta pubblicata sul celebre magazine statunitense. Mesi e mesi di lavoro per indagare sulla figura chiave della forse più potente startup di intelligenza artificiale al mondo, al fine di rispondere a questa semplice domanda: Sam Altman potrebbe davvero cambiare il nostro futuro, possiamo allora fidarci di lui?
- OpenAI, l'inchiesta del New Yorker su Sam Altman: cosa hanno scoperto
- Il licenziamento più breve della storia
- Il nodo dell'intelligenza artificiale (generale)
OpenAI, l’inchiesta del New Yorker su Sam Altman: cosa hanno scoperto
Condotta da Ronan Farrow e Andrea Marantz, l’inchiesta del New Yorker solleva nuovi interrogativi sul cofondatore di OpenAI. Attraverso interviste e una minuziosa analisi di documenti interni, il pezzo ricostruisce la carriera di Altman, i suoi esordi e le personalità influenti incontrate lungo il percorso.
Ma soprattutto la sua figura: soci e colleghi, passati e presenti, lo hanno descritto come sfuggente, disonesto e con tratti sociopatici. Un membro del board di OpenAI addirittura lo ha raffigurato come un uomo “non ancorato alla verità” (“He’s unconstrained by truth”) con un forte bisogno di approvazione in ogni interazione, ma comunque pronto a mentire senza preoccuparsi troppo delle conseguenze.
Un carattere che ha trovato decisamente poca tolleranza all’interno della società. Un carattere che ha trovato ben poca tolleranza dentro la società. Ilya Sutskever, cofondatore di OpenAI, era dell’idea che Altman non fosse “la persona che dovrebbe avere il dito sul pulsante”. Non a caso, è stato tra i principali promotori del licenziamento del CEO.
Il licenziamento più breve della storia
La cacciata di Sam Altman da OpenAI è stata una delle più brevi di sempre. A detta degli autori, il periodo post-Altman durò appena pochi giorni, con dipendenti che firmarono in massa una lettera di sostegno (“la maggior parte dei dipendenti di OpenAI minacciò infine di andarsene con Altman“, si legge sul New Yorker) e investitori che esercitarono forti pressioni per il suo reintegro.
Il che non è un caso: da tempo la startup gode di un sostegno finanziario sempre più consistente. Lo confermano anche gli sviluppi più recenti, come il round di finanziamento da 122 miliardi di dollari in vista di una prevista IPO di portata storica entro la fine dell’anno.
Così, nel giro di pochi giorni, Altman tornò al timone come CEO, con il board precedente completamente smantellato.
Il nodo dell’intelligenza artificiale (generale)
Una parte significativa dell’inchiesta è dedicata all’annosa questione dell’intelligenza artificiale secondo OpenAI, creatore del più famoso chatbot di sempre, ChatGPT.
Lo stesso Altman ha guidato la crescita della società con la promessa di un futuro prospero e rivoluzionario grazie all’IA. Anzi, secondo i fondatori di OpenAI, “se tutto fosse andato per il verso giusto, l’intelligenza artificiale avrebbe potuto inaugurare un’utopia post-scarsità, automatizzando il lavoro più umile, curando il cancro e liberando le persone per permettere loro di godere di una vita di agi e abbondanza”.
Invece, se la tecnologia fosse sfuggita al controllo o finita nelle mani sbagliate, la devastazione sarebbe stata totale. Il bello è che questi pericoli non sono più una fantasia: l’IA è già usata in operazioni militari in tutto il mondo. Basti pensare al caso Pentagono vs Anthropic.
Ma questo è niente rispetto al problema dell’AGI, l’intelligenza artificiale generale. Una tecnologia potentissima, forse la più potente della storia, che nelle mani di chiunque avrebbe potuto creare un potere unico e incontrastabile: uno scenario definito dai fondatori come una vera e propria “dittatura dell’AGI”.
FAQ
Ricostruisce la carriera, i comportamenti e le relazioni di Altman per valutare se, come CEO di OpenAI, possa influenzare il futuro e se sia affidabile.
Viene descritto da alcuni come sfuggente, bugiardo, con tratti quasi sociopatici e con un forte bisogno di approvazione.
Il suo allontanamento durò pochi giorni: dipendenti firmarono una lettera di sostegno e investitori chiesero il suo reintegro, che avvenne rapidamente.
L'AGI è vista come una tecnologia potentissima che, se controllata da pochi, potrebbe dare poteri enormi e creare scenari pericolosi come una 'dittatura dell'AGI'.



















